La Gran Bretagna esulta ancora per lo scozzese Murray

TENNIS – QUIET PLEASE! – Da solo, Andy Murray ha trascinato la Gran Bretagna in finale di Davis, che si giocherà in Belgio contro il Belgio a fine Novembre. Tre anni dopo la medaglia d’oro alle Olimpiadi, Andy si carica sulle spalle il Regno Unito, con una fierezza però tutta scozzese.

Ascoltando il boato che ieri ha accompagnato l’ultimo punto della partita di Andy Murray che ha spedito la Gran Bretagna in finale di Davis, dagli insulti su twitter di un anno fa sembra essere passato molto più tempo.

La mattina del voto per il referendum sull’eventuale “secessione” della Scozia, Murray non era riuscito a rimanere diplomatico: “Oggi è il giorno giusto, facciamolo!”. Chiaro, spontaneo, patriottico, deciso. In quel momento molti scozzesi impararono ad apprezzarlo pure di più e perse molti ammiratori britannici (e soprattutto inglesi), già restii nella loro ammirazione e freddi nel tifo. Solo da Wimbledon 2012, dopo una bella finale persa contro Roger Federer, Andy iniziò ad essere un po’ meno scozzese e un po’ più britannico. Un mese dopo, aveva la Union Jack cucita addosso, sopra la quale splendeva la medaglia d’oro conquistata proprio a Londra sui verdi prati dell’All England Club.

In questo solido 2015, Andy rischia di vincere tutto solo una Coppa Davis: l’ultimo step contro il Belgio, in casa nemica, da favorito. Certo, anche Jamie, il fratello maggiore, ha contribuito in doppio: tuttavia senza l’apporto di un infaticabile “Muzza” -come lo chiamano in terra d’Albione- mai la Gran Bretagna si sarebbe sognata un risultato del genere.

Adesso torna in finale dopo 37 anni, grazie alle fatiche di Murray, dolorante alla schiena durante tutto il week-end ma assolutamente imbattibile: “Niente a che vedere con i dolori passati, agli US Open stavo bene, son solo affaticato”, ha affermato Andy, che certo dopo l’operazione di un anno e mezzo fa deve essersi preoccupato.

Proprio dopo New York Murray si lasciò andare ad una frase preoccupante per il tennis e per i suoi sostenitori: “Non so, mi chiedo per cosa abbia lavorato in questi anni e che senso abbia”, affermò dopo la cocente delusione per la sconfitta contro Kevin Anderson. La Davis, invece, gli ha regalato nuove motivazioni e probabilmente fiducia.

E’ lui, solo, contro tutti: contro lo scetticismo dei suoi conterranei, contro il resto del mondo che ha squadre più complete, contro la fatica e la paura della gloria eterna. Eppure, Andy Murray è la sola unica ancora di salvezza del Regno Unito del tennis.

 

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