Il Re che non conosce il tempo

Il Re che non conosce il tempo, lo prende in giro, gioca con le lancette e contro l’evidenza, facendo quello che ha fatto per una vita: vincere. Novak Djokovic è tornato per una sera monarca a Melbourne Park, nel regno che è stato suo dieci volte, dove il suo sole ha illuminato la Rod Laver Arena come niente e nessuno prima di lui.

Per farlo, è tornato ragazzo per poco più di 4 ore, giusto il tempo per detronizzare quello che è (era) l’attuale Re, Jannik Sinner, che a sua volte lo aveva buttato giù dal trono nel 2024. Sembrava l’esilio, Napoleone a Sant’Elena, e invece pare che ancora non sia tempo per Nole di ritirarsi a vita privata. Non che gli altri non ci provino, ci mancherebbe.

Sinner e Alcaraz gli impediscono di vincere il sospirato venticinquesimo slam dallo Us Open del 2023: dopo, 4 slam a testa per l’italiano e per lo spagnolo. Djokovic non arrivata in una finale major da Wimbledon 2024, dove fu spazzato via in tre set da Carlitos. Il Re si prese la rivincita però un mese dopo, nella finale olimpica di Parigi, per prendersi l’oro a cinque cerchi, unica cosa che mancava nella sua infinita, sterminata, quasi imbarazzante collezione.

Per tutto il tempo chiunque, qui dentro, a Melbourne Park, e anche fuori, ha trattato Djokovic come se fosse un vecchio zio rimbambito che sì, magari un tempo era stato figo, ma ora basta.

In conferenza stampa, dopo il ritiro di Musetti che di fatto lo ha salvato da eliminazione certa, a Djokovic sono arrivate domande del tipo “come ci si sente ad inseguire Alcaraz e Sinner dopo aver inseguito Rafa e Nole?”. Al giocatore più vincente della storia deve essere sembrato, giustamente, intollerabile. E come ha sempre fatto, ha reagito. Benzina motivazionale, un marchio di fabbrica che lo ha accompagnato, e ci ha accompagnati, per tutta la sua carriera. Non è più un tiranno, Nole, ma mai sottovalutare il cuore di un vecchio Re. Soprattutto se insegue ancora un sogno.

Ha vinto alla vecchia maniera. Letteralmente. Ha lasciato sfogare Sinner, dominante nel primo set, lo ha studiato e dopo lo ha aggredito in maniera feroce. Dritto maestoso, come non si vedeva da tempo, servizio centrale che ha dato tremendamente, e soprattutto il fuoco. Quel fuoco che non smettere di ardere e che ha portato un quasi 39enne nel quinto set in una sorta di trance agonistica. Quella trance che tutti hanno imparato a temere e che mai vorresti trovarti contro.

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