A due settimane dall’inizio degli open d’Australia, Novak Djokovic abbandona la PTPA (Professional Tennis Players Association), il sindacato dei giocatori alternativo all’ATP che lui stesso aveva contribuito a fondare nel 2020 insieme a Vasek Pospisil. L’associazione era nata con l’obiettivo ambizioso di dare finalmente voce ai giocatori, troppo spesso schiacciati dal potere decisionale dell’ATP e […]
14 Gen 2026 07:58 - Senza categoria
Esclusiva, Schett: Sinner e Alcaraz batterebbero i Big-3
di Diego Barbiani
Siamo alle porte di un nuovo Australian Open, primo Slam della stagione 2026. Nel maschile abbiamo Jannik Sinner che viene da due successi consecutivi, nel femminile Aryna Sabalenka va a caccia del terzo titolo in quattro anni. Per l’azzurro ci sarà la possibilità di ritrovare dall’altra parte della rete il grande rivale Carlos Alcaraz, mai troppo competitivo a Melbourne ma che rimane il suo principale antagonista.
In attesa del sorteggio, previsto nella nottata italiana di giovedì (alle 4:30 del mattino), abbiamo intervistato in esclusiva Barbara Schett, noto volto di Eurosport/Discovery+.
Barbara, si riparte, 2026, Australia. Per te che ora hai un ruolo anche nella tv, hai ancora quella sensazione di ritrovo scolastico pur dopo diverso tempo?
“Ah guarda, sì, è la mia trentatreesima volta (in Australia, nda). Incredibile. Ho fatto un sacco di amicizie nel frattempo, ho conosciuto tante persone. Ancora vedo tennisti e tenniste che erano parte dei due circuiti quando io giocavo. Alcuni di loro non son proprio cambiati, alcuni sono diventati agenti, altri lavorano per ATP e WTA… Mi piace, davvero. Come hai detto sembra un ritrovo di vecchi compagni di scuola. Non riesco a viaggiare a ogni evento, ma è sempre emozionante ritrovarci qui per gli Australian Open: tutti sembrano sempre di ottimo umore, si discute su chi farà il miglior cammino, se a vincere sarà Jannik o Carlos”.
L’altro ruolo che ricopri invece è essere ‘Tennis Ambassador’ per il torneo WTA 500 Linz, che quest anno ha cambiato sia posizionamento nel calendario sia la propria veste, se non sbaglio. Hai avuto un qualche ruolo nella decisione?
“Sì, corretto, abbiamo dovuto cambiare punto nel calendario perché ci sembrava quello precedente fosse troppo compromesso da alcuni fattori come un difficile rientro dall’Australia e quest anno abbiamo trovato lo spazio nella seconda settimana di aprile, più o meno attorno a Pasqua. Alla fine la decisione in questi casi viene sempre presa dalla direttrice, Sandra Reichel, io posso eventualmente darle pareri ma è lei comunque che ha ovviamente l’ultima parola. C’era anche anche un altro spazio libero ma abbiamo deciso quello perché sembrava ottimale e per quello, anche, si è deciso di passare alla terra rossa (indoor, nda) avendo Stoccarda oltretutto attaccato e potendo creare un facile collegamento tra le due città: se sali in macchina, sono circa tre ore di strada tra le due città. Poi venendo dall’America, c’è un passaggio graduale dal cemento di Miami, alla terra verde di Charleston, alla terra rossa di Linz e Stoccarda. Per questo ci sembrava più che ragionevole metterla sulla terra. Non vedo l’ora, sarà qualcosa di completamente diverso dal solito: per 30 anni questo torneo era sul cemento, e ora sarà sulla terra battuta”.
Da tennista, prima, e opinionista ora, c’è mai stata l’idea che cominciare la nuova stagione avendo uno Slam praticamente subito, pronti via, condizionasse abbastanza la preparazione e l’approccio?
“No credo non ci sia un gran problema. A dir la verità ora non c’è nemmeno un grande stacco tra le varie stagioni. Ricordo che pure quando giocavo io avevamo una settimana e mezza, circa, di pausa totale prima di ricominciare ad allenarmi (nella preparazione invernale, nda) per cui non c’era già prima tanto tempo in più di pausa. Sai poi addirittura tanto tempo fa questo era uno Slam che si giocava a dicembre, poi han cambiato… Credo sia una cosa relativa all’Australian Open in sé, perché in questo periodo da loro le scuole sono chiuse, per cui c’è tantissima gente che viene al torneo, c’è grande entusiasmo… Per un tennista invece mi pare ci siano due settimane dall’inizio vero della stagione al primo Slam, ci sono due tornei, ci sono ormai diverse esibizioni, persino a dicembre, per cui sì credo i giocatori siano pronti e sappiano come gestirsi. Non mi pare, ecco, di aver mai visto nessuno arrugginito. Alla fine il tennis non si ferma mai, per alcuni magari la stagione è più lunga di altri, magari giocando fino alle finali di Davis Cup, ma credo che per l’Australian Open questo sia uno spot perfetto. Io ricordo che giocavo sempre uno o due tornei in preparazione, e mi sentivo piuttosto pronta… Sai, era forse difficile se venivi dall’Europa, con grande differenza di clima, orario, ma da qualche anno ormai quasi tutti si allenano a Dubai”.
Per quanto riguarda i tornei, in singolare, abbiamo Jannik che ha vinto le ultime due edizioni e Aryna che lo scorso anno ha sfiorato il terzo titolo consecutivo. Rimangono loro, secondo te, i principali favoriti?
“Sì, penso così. Jannik ha ovviamente Carlos, che non ha magari mai giocato il suo miglior tennis in Australia, non ha mai vinto il titolo, ma è sicuramente una minaccia maggiore per lui di quanto magari possano esserlo Coco Gauff o Elena Rybakina nel femminile per Sabalenka. Detto ciò, se vinci due volte, consecutive, hai come una marcia in più in termini di fiducia e ricordi, e Jannik credo al momento sia in un ottimo punto di convinzione. In più quanto è accaduto tra Carlos (Alcaraz. nda) e Juan Carlos (Ferrero, nda) credo che possa in qualche modo incidere. Sai, credo anche che il gap presente tra Jannik Sinner e Carlos Alcaraz col resto del gruppo sia nettamente più grande rispetto a quanto ci sia tra Aryna Sabalenka e le sue rivali. Nel femminile per quanto lei sia davvero favorita, può esserci una giornata storta, che magari perda contro una rivale comunque forte, una Pegula, una Rybakina o una Anisimova. Sì, cioè, loro sono i primi favoriti ma non direi ‘assoluti favoriti’. C’è tutto un cammino da fare”.
Sei stata sorpresa da come il tennis maschile sia riuscito a passare così in fretta dal periodo dei Big 3 a quello con Sinner e Alcaraz, coi due che hanno una continuità di rendimento enorme e riescono spesso a trovarsi l’uno contro l’altro, soprattutto nelle grandi finali?
“Sì, decisamente. Siamo stati tutti sorpresi. Se ricordi eravamo tutti tristi vedendo i ritiri di alcuni dei Big 3, pensavamo di aver assistito a qualcosa che non si sarebbe mai potuto ripetere quanto visto con Federer, Nadal e Djokovic, e siamo stati semplicemente smentiti. La velocità e la potenza, l’atletismo, l’aspetto mentale… È impressionante, per entrambi. Per me, lo dico, loro avrebbero le capacità per battere quei fenomeni dei Big 3 quando giocano il loro miglior tennis. Forse Nadal, a Parigi, in una giornata giusta… Non son sicura, ma trovo incredibile questo, e lo adoro. Vedo come il tennis progredisce e può essere più duro, più fisico… È fantastico. Loro due ogni volta che si incontrano tirano fuori il meglio l’uno dell’altro. Adoro il modo in cui si rispettano e per me se senza l’un l’altro non sarebbero stati in grado di giocare a questi livelli. Lo adoro, son veramente felice di assistere a questa nuova generazione e come ti dicevo per me c’è un gap enorme, davvero enorme, con tutto il resto del gruppo. Guarda i punti di entrambi, e guarda il resto: c’è una distanza netta, non credo in questo momento ci sia qualcuno che possa infastidirli, davvero”.
Guardando i due ranking abbiamo Alcaraz e Iga Swiatek entrambi con sei titoli Major, Sinner e Sabalenka entrambi con 4. I primi potrebbero addirittura completare un Career Grand Slam vincendo in Australia. Tutti loro sono ancora giovani, perché la più “anziana” è Aryna che compirà 28 anni a maggio. Per quanto fatto negli ultimi anni han saputo scavare un solco netto, eppure da fuori secondo me non lo si percepisce tanto: una sconfitta, magari inattesa, e cominciano processi. Credi ci sia difficoltà da fuori a capire il peso di questi risultati?
“Sì, è incredibile (quanto fatto, nda). Vincere uno Slam richiede uno sforzo enorme, vincerne di più è uno scoglio nettamente più grande. Djokovic, per esempio: 24 Slam, è assurdo come tu possa motivarti, essere così continuo. Hai ragione quando dici che molte persone non capiscono cosa ci voglia nel tennis… Io stessa devo dire, ogni volta, quanto duro questo sport sia. Ogni settimana. Tu devi sempre dimostrare che vali. E l’aspetto fisico, e quello mentale, devi porti obiettivi nuovi tutte le volte, è veramente difficile. Qualcuno ha un exploit sui 20 anni, altri un po’ dopo, dipende un po’ da quanto impieghi nel tuo sviluppo… E poi parte tanto anche da lì, dal cervello. Una cosa importante è sempre credere in te stesso, credere di poter vincere uno Slam. Se non credi in te stesso… Io per esempio non ho mai creduto di poterne vincere uno, forse è per questo che non ce l’ho mai fatta pur essendo stata numero 7 (ride, nda). No ma il crederci è davvero importante, oltre ovviamente al lavoro e al talento”.
E a proposito di credere in se stessi, noi italiani abbiamo una Jasmine Paolini che ha impiegato forse un po’ ma nel 2024 ha sorpreso tutti con una serie di risultati enormi e lo scorso anno ha in qualche modo saputo ripetersi vincendo a Roma e finendo ancora tra le migliori 8 della classifica, tornando alle Finals sia in singolare sia in doppio. Come ti sembra questo percorso?
“No non ero convinta riuscisse a confermarsi dopo il 2024 con un’annata così. Lo ammetto. Anche perché il suo tennis è un po’ diverso da quello di Sabalenka, Rybakina o Pegula perché lei non colpisce la palla così forte, non prende magari tanti punti gratis col servizio, ma fa tutto con enorme passione e mi piace, mi piace davvero guardarla mentre gioca. Magari non ha avuto un buon inizio di stagione alla United Cup, ma la tengo comunque in considerazione. Tra l’altro ho saputo che c’è anche Sara Errani ora nel suo team, son curiosa. Sai, di nuovo, adoro quella passione che mette in campo ogni volta. Voi italiani siete così. Mi spiace che Musetti abbia perso un’altra finale, ora, ma nel tennis succede e state facendo veramente bene ovunque. Mi è capitato pure di vedere che avete scoperto un ballerino come Fognini, a Ballando con le Stelle (ride, nda). No davvero, state benissimo”.