US Open, Sakkari esulta alle 2 del mattino: Andreescu si arrende dopo 3 ore e mezza, ai quarti avrà Pliskova

[17] M. Sakkari b. [6] B. Andreescu 6-7(2) 7-6(6) 6-3
[4] Ka. Pliskova b. [14] A. Pavlyuchenkova 7-5 6-4

Quella che era nata come una partita di tennis, e forse era il più classico segreto di Pulcinella, è presto diventata una sfida di boxe. A un tratto, l’equilibrio sembrava tale da vederle andare avanti fino a che fosse regolarmente possibile. In uno Slam privo del tie-break nel set decisivo, una partita così poteva rischiare punteggi da record. Allo US Open, se non altro, ci si sarebbe aggrappati a quel 6-6 al terzo set che voleva dire “final set, tie-break”.

Ci siamo andati veramente vicini, e probabilmente un po’ tutti tifavamo per un esito di questo livello, perché Maria Sakkari e Bianca Andreescu se le stavano dando gloriosamente da oltre tre ore, in uno spettacolo fisico che mescolato con l’atmosfera elettrica di New York stava rendendo tutto un pizzico più estremo e speciale. Nella città che non dorme mai, i valorosi rimasti sugli spalti hanno urlato finché potevano vedendo le due ragazze in campo mettere un’intensità che è propria di pochi. Caratteri speciali: la prima spartana nell’anima e nella carta d’identità, la seconda dalla mentalità ferrea.

Fossimo stati in un match di boxe, questo 6-7(2) 7-6(6) 6-3 in tre ore e 32 minuti veniva tramutato in un ko tecnico per la greca alla dodicesima e ultima ripresa, perché purtroppo a sporcare l’equilibrio ed evitare un terzo tie-break ci si è messo il fisico di Andreescu che nella prima metà della frazione decisiva ha ceduto in maniera progressiva. Un problema alla gamba che l’ha costretta sul 3-2 in suo favore a ricevere una visita della fisioterapista, l’ha portata fuori dal campo per un medical time out e che malgrado l’intervento e la fasciatura l’ha lasciata a mezzo servizio fino alle difficoltà enormi degli ultimi game.

Tutto il match fino al 3-2 Andreescu al terzo era fatto di scambi durissimi, accelerazioni, rincorse. La canadese ha messo in archivio parecchia della varietà che esprimeva nel 2019 in favore di maggiore potenza. È il lavoro che sta cercando di mettere in atto con Sven Groeneveld, suo nuovo coach. Potenza contro potenza generava questa situazione per cui entrambe non cedevano di un millimetro, poi nel momento in cui Bianca costruiva qualcosa di diverso la sua qualità maggiore le dava quasi sempre il punto. Il problema, forse, era però anche dettato dai ritmi di ogni singolo scambio: a quelle velocità così sostenute, sempre in sesta marcia, cercare un cambio di ritmo è ancor più difficile.

Andreescu aveva cominciato meglio, Sakkari era più contratta. Non era tanto una questione di break e “vantaggi”, perché bene o male le due hanno finito per trovarsi sempre in parità nelle fasi cruciali, ma la sensazione del primo set era di una canadese più a suo agio mentre la greca si affidava soprattutto a punti dove il servizio faceva gran parte del lavoro. Questa superiorità si è poi materializzata nel tie-break, dominato dalla numero 6 del seeding e chiuso 7-2. Nel secondo parziale quattro break consecutivi hanno visto le due issarsi sul 3-3, mentre Sakkari ha retto benissimo le fasi finali della frazione dove pur servendo per seconda non ha mai tremato. Qualche problema in più al tie-break, forse, perché dal 6-3 si è vista riagguantata sul 6-6, ma un gran punto subito dopo le ha dato il quarto set point, concretizzato.

Erano passate le due ore e mezza, c’era ancora il terzo set da giocare. Nessuno, probabilmente, si aspettava qualcosa di diverso. L’unico loro confronto fu molto simile: vinse Bianca, nella semifinale di Miami, per 7-6 al terzo set rientrando da 6-5 Sakkari e servizio. Anche lì, quasi tre ore e un ritmo indiavolato. Stavolta all’inizio del terzo set entrambe hanno cominciato a calare un po’ la velocità di palla, divenuta ora quasi umana e vagamente comprensibile. Era sostenuta, ma dopo quasi tre ore in quel modo poteva sembrare quasi al rallentatore. Sakkari ha avuto un contraccolpo, ma dallo 0-2 ha reagito bene e colto la prima occasione utile quando Andreescu ha cominciato ad avere il calo di intensità che l’ha portata al graduale calo fisico. La canadese ha recuperato sul 2-2 da 15-30, ma già sul punto del 40-30 si rivolgeva all’arbitro per chiedere il trainer in campo. Al cambio campo, il medical time out. Rientrata, aveva molta difficoltà a star dietro all’avversaria. Ha cercato l’impossibile, ma il passaggio dal 3-3 al 5-3 Sakkari è stato letale: break subito pur risalendo ai vantaggi sul proprio servizio, palla break non sfruttata in quello dopo.

La greca aveva margine. La canadese si stava lasciando sempre più andare e spesso faticava a stare in piedi, eppure non voleva arrendersi. Due match point consecutivi cancellati sul 3-5, un terzo due punti dopo e addirittura la palla del 4-5. Sakkari ha cancellato anche quella, cogliendo poi il quarto match point e realizzandolo con un lob non rigiocato dall’avversaria. Una gioia enorme per lei, anche perché in stagione aveva un record pessimo nelle partite dove aveva perso il primo set: era a sole due vittorie su 14, l’ultima a Madrid, quella precedente ad Abu Dhabi nel primo torneo del 2021. Adesso, il proprio timbro su un match di grande valore e il secondo quarto di finale Slam della sua stagione e carriera, da disputare contro Karolina Pliskova, che ha sconfitto 7-5 6-4 Anastasia Pavlyuchenkova.