Raducanu in paradiso: dalle qualificazioni alla vittoria dello US Open, battuta Fernandez in finale

[Q] E. Raducanu b. L. Fernandez 6-4 6-3

È storia. O meglio, lo era già da qualche giorno, da quando aveva raggiunto e superato i quarti di finale. Adesso però Emma Raducanu entra ufficialmente nei libri dei record di questo sport. La britannica ha completato un percorso magico, nel torneo Slam più incredibile degli ultimi anni, spingendosi fino alla vittoria partendo addirittura tre settimane fa, dalle qualificazioni.

Da numero 150 del mondo, la ragazzina dalle quattro nazionalità che si è trasferita a Londra all’età di due anni è la nuova campionessa dello US Open. Classe 2002, compirà a breve 19 anni e questo era appena il suo quarto torneo del circuito maggiore. Il suo ingresso nel mondo dei grandi è stato travolgente. Nulla da fare per Leylah Fernandez, che non è riuscita a coronare due settimane comunque splendide e indimenticabili, perché per essere 73 del mondo ha anche lei scritto pagine emozionanti, recuperando da un set e break di ritardo partite contro Naomi Osaka e Angelique Kerber, battendo in volata al terzo set Elina Svitolina e Aryna Sabalenka.

Stasera però la canadese ha potuto fare poco. Le è mancata una buona percentuale di prime palle, ha pagato la solidità e la potenza dell’avversaria, ma lei che si è ritrovata a 19 anni e quattro giorni come la più anziana in campo può uscire a testa alta, altissima, perché da qui comincia anche il suo cammino e le basi sono veramente buone. Stasera tra l’altro c’era rimasta malissimo per l’interruzione causata da un doveroso medical time out per disinfettare il taglio che Raducanu si era fatta per recuperare in scivolata una palla. Nulla di veramente serio per lei, solo il mix di emozioni e adrenalina che in quel momento l’hanno abbattuta perché sentiva ormai vicino un controbreak che stava maturando con un gran recupero da 2-5 15-50 pr provare a tener viva la sua speranza. Come è arrivato, però, il nervoso ha lasciato spazio al bel sorriso e alle parole ancor più belle nei confronti della sua famiglia e del pubblico.

Una serata speciale. Lo era per i numeri che le due ragazzine portavano in campo, lo è stato nel match in sé a cui è mancato solo il terzo set, lo è stato quando si sono portate al microfono durante la premiazione come due vissute, con naturalezza e spontaneità. Raducanu ha vinto, Fernandez ha strappato una lunghissima standing ovation. E per essere c’era poco, probabilmente, che poteva fare per prendersi la partita. Ha forse più visione di gioco anche per l’aiuto della traiettoria mancina, ma Raducanu sembra già impostata per una carriera di solidità e spinta ad alto livello con entrambi i fondamentali, in più un servizio che può crescere e può darle veramente tanto.

Oggi era partita molto bene, e con qualche tremore di troppo per Fernandez sullo 0-1 aveva già un break di vantaggio. Ci sono voluti 16 punti per raggiungere il 2-0, ma la canadese aveva il braccio un po’ troppo contratto e aveva cominciato la sua serataccia al servizio. Non era male, ma le sarebbe servito di più per tenere ferma la risposta di Raducanu. Tante seconde che voleva dire tanta pressione tutte le volte, e due doppi falli solo nel turno iniziale di battuta contribuivano a tenerle idealmente la testa sott’acqua. Per sua fortuna, anche, Emma non ha concretizzato da 30-15 nel proprio game successivo e, alzando un po’ il livello, ha capitalizzato il controbreak al dodicesimo punto. 20 minuti e tre game giocati, l’inizio era ottimo, come ottimo era il proseguo del set. Fernandez è cresciuta nel livello, Raducanu si è un po’ incartata e ogni tanto sembrava andare troppo di fretta tanto che persino il suo rovescio sembrava divenire fragile e falloso. La canadese, invece, cominciava a leggere meglio le traiettorie e avere molta più fiducia nello spingere coi suoi cambi in lungolinea. Era tutto molto in bilico fino al 4-4, poi però l’importante turno di battuta tenuto da Raducanu ha fatto da apripista al decisivo game del set quando Fernandez è stata chiamata ancora a troppe seconde palle e sulle ultime non è riuscita a evitare di essere investita dalle risposte della britannica.

Nel secondo set il livello è un po’ calato. La numero 73 del mondo aveva una reazione improvvisa recuperando da 0-40 sullo 0-1 e trovava il break per il 2-1, ma mancava un po’ di elettricità come nelle prime fasi e si continuava a procedere a strappi, con Raducanu subito capace di ricucire il distacco e tornare avanti. Sul 3-2, poi, Emma ha trovato anche fortuna perché sul 30-30 il suo lob difensivo ha preso mezza riga esterna e il rovescio successivo, colpito non benissimo, è risultato in una traiettoria strettissima che non ha lasciato scampo all’avversaria, chiudendo col break del 4-2 grazie alla risposta vincente, sempre di rovescio. Sul 5-2, però, arrivata avanti 15-40 non ha trovato la chiusura e in quei momenti Fernandez, giocando a tutto braccio e senza più nulla da perdere, ha trovato alcuni ottimi vincenti di dritto che le hanno dato modo di risalire fino al 3-5 e mettere pressione alla britannica che cominciava al servizio subendo un nuovo lungolinea vincente di dritto e veniva raggiunta sul 30-30, dando poi all’avversaria la palla del cotnrobreak.

Sul punto del 30-40, però, scivolando si è sbucciata il ginocchio che ha cominciato a sanguinare. Purtroppo la sorte ha voluto che il momento fosse brutale, perché da regolamento quello vuol dire interruzione del gioco e medicazione, quindi un medical time out in un momento così pesante che ha inizialmente dato abbastanza fastidio alla sua avversaria. Nessuno però aveva vera colpa, e si è ripreso anche prima della fine dei canonici tre minuti. Fernandez non è riuscita a controbrekkare, e sul nuovo match point Raducanu ha servito un ace esterno che l’ha proiettata in una nuova dimensione.

Era 338 del mondo a fine giugno, doveva cominciare il torneo di Wimbledon che le avrebbe dato i primi importanti accenni di popolarità. Adesso, campionessa dello US Open. Uno Slam tra i più folli di sempre.