Neanche Berrettini ferma Djokovic. Ventesimo slam come Federer e Nadal

[1]N. Djokovic b. [7] M. Berrettini 6-7(4) 6-4 6-4 6-3

L’unico augurio che si poteva fare alla vigilia era che Berrettini non facesse la fine di Thiem, Federer, Tsitsipas e Shapolavov, che dominando tre quarti di match sono finiti negli spogliatoi chiedendosi come potessero aver perso. Il timore che potesse finire malissimo per Berrettini era invece fugato già dal primo game, cominciato con un doppio fallo e proseguito con una palla break, provocata da un altro doppio fallo di Djokovic, che Berrettini però non sfruttava. Il problema era che anche Berrettini sembrava attanagliato dall’emozione e non solo il rovescio, che tutti abbiamo spiato sin dal primo punto per provare a capire se avrebbe retto, ma anche il dritto pareva abbastanza fuori fase. Capitava quello che succede a molti al cospetto di Djokovic: intimoriti dal curriculum del serbo scendono in campo convinti di dover fare qualcosa di straordinario per guadagnare il punto finendo con il giocare in tensione anche i colpi sicuri. Ma Djokovic da anni si limita ad un gioco poco più che conservativo, provando a rimettere la palla dall’altra parte in modo intelligente, cioè spostando l’avversario in zone del campo che gli piacciono poco, ma senza rischiare nulla. In teoria basterebbe provare a fare il proprio gioco per mettere in difficoltà il 34enne serbo, in pratica pare sia impossibile stare così sereni.

Ad ogni modo Berrettini finiva non solo con il non approfittare della partenza lenta di Djokovic ma addirittura cedeva il servizio già nel quarto game, giocando molto male proprio i suoi pezzi forti, il servizio e il dritto. E in queste condizioni non poteva certo essere il rovescio a cavarlo fuori dai guai. Senza che il numero uno del mondo facesse granché Djokovic si trovava rapidamente nella racchetta la palla del 6-2, finalmente annullata da un buon servizio. Il lunghissimo ottavo game Berrettini finiva per vincerlo e forse Djokovic rimaneva stizzito, perché nel nono, col servizio a disposizione per chiudere il primo parziale, Djokovic subiva il break, giocando ancora un orribile turno in battuta. Berrettini sembrava finalmente smagarsi e arrivava al tiebreak con relativa facilità. Lì, semplicemente gicoando come in tutto il torneo, andava 3-0, si facdva raggiungere per un dritto scagliato in rete, e poi però riusciva a salire 5-4 e due servizi. Matteo serviva benissimo e portava a casa il primo set.

Purtroppo però Matteo pagava lo sforzo mentale immediatamente, aiutato da un Djokovic che si decideva a fare qualcosa in più che tirare dall’altra parte. Il lieve aumento di ritmo del serbo era sufficiente per volare addirittura sul 4-0 e non bastava un tentativo di rimonta di Berrettini che si fermava sul 4-5. Il terzo e il quarto set erano purtroppo abbastanz asimili, Djokovic rischiva qualcosa in un paio di servizi ma Berrettini non riusciva mai ad approfittare delle mini opportunità offerte dal numero 1 del mondo. Tutto il contrario a parti inverse, con Djokovic pronto a pizzare le due zampate decisive, l’ultima nel settimo game del quarto. Berrettini riusciva solo a salvare un paio di match point ma al terzo capitolava, sbagliando, indovinate un po’, uno slice di rovescio.

Altro slam vinto da Djokovic dunque, ancora senza particolari sforzi e con ancora con la sensazione che sia il parco avversari ad essere responsabile. Fra tutti forse quello con meno colpe è proprio Berrettini, che non ha le stesse armi di chi ha provato a sfidare prima di lui Djokovic, e che con i due grandi fondamentali che si ritrova ha fatto dei mezzi miracoli. Però è giusto il caso di sottolineare che pure l’italiano sta approfittando della scelleratezza di quellic he sono più “titolati” diciamo così a sfidare il mostro da vittorie che è divetnato il serbo. Le amnesie dei vari Tsitsipas, Zverev, Thiem, Medvedev, e persino Rublev e Shapovalov finiscono appunto per lasciare spazio non solo alle vittorie di Djokovic ma a dei risultati inaspettati anche per le seconde linee. A Berrettini deve andare il ringraziamento dei suoi tifosi perché a differenza di quelli appena nominati l’italiano sfrutta pienamente il suo potenziale tecnico e fisico. E non è certo colpa sua se il rovescio e la mobilità si possono migliorare sì ma non potranno mai diventare dei colpi su cui gli avversari non faranno sfracelli.

Djokovic si avvicina al grande Slam, ma New York sarà la prova più difficile. Se di nuovo i suoi avversari non troveranno di meglio che snaturarsi per il timore del mostro, avremo un’altra storia da raccontare.