15 mar 1996, Sampras e Agassi perdono ad Indian Wells e Muster resta n. 1

Sampras-Agassi, Agassi-Sampras, Sampras-Agassi, Agassi-Sampras. Il tennis degli anni ’90 viveva di questa sacra rivalità che aveva ricevuto il testimone da quelle storiche degli anni ’70-’80. D’altronde, il contrasto di stile e di personalità era talmente chiaro da risultare quasi didascalico. L’attaccante contro il baseliner, il timido contro l’estroverso, il classico contro il moderno.

Nel marzo del 1996 però il primo giocatore del mondo non era Pete e non era neanche Andre, ma era Thomas, Thomas Muster, arrampicatosi fino alla cima per la prima volta il 12 febbraio. Il torneo di Indian Wells (o la Newsweek Champions Cup come si chiamava in quegli anni) però rimetteva le carte in gioco: con un buon risultato Sampras e Agassi avrebbero potuto scalzare l’austriaco e tornare al numero uno.

Muster inciampò subito nel rumeno Voinea, lasciando strada libera ai due statunitensi. Pete approfittò del walkover di Corretja, per poi passeggiare contro il qualificato Joyce. Andre faticò con Schalken e fu costretto al tie-break del terzo set da Todd Martin.

Entrambi ai quarti, col progetto di incontrarsi in finale dunque. E invece Sampras fu sconfitto clamorosamente dall’olandese Paul Haarhuis, mentre Agassi fu superato da un Chang in grande forma. Chang-Haarhuis fu proprio la finale del torneo, che vedrà la facile vittoria di Michelino, che in quel 1996 giocò anche due finali Slam (Melbourne e New York).

Sampras gestì quella sconfitta con la sua proverbiale serenità, commentando semplicemente ‘C’est la vie’. Del resto quello di Muster era solo un interregno, Pete finirà l’anno da numero 1 e sarà il quarto di sei anni consecutivi, dal 1993 al 1998. Haarhuis fu però una delle sue bestie nere: la vittoria di Indian Wells fu infatti la terza vittoria dell’olandese su quattro incontri.