Wimbledon: un camaleontico Murray supera Karlovic con qualche rischio

TENNIS – WIMBLEDON – DI DAVIDE BENCINI – Andy Murray ha raggiunto i quarti di finale dei Championships battendo il croato Ivo Karlovic con il punteggio di 76(7) 64 57 64. Prossimo avversario il canadese Vasek Pospisil.

Se questo doveva essere il match che doveva farci capire quali siano le reali condizioni di Murray riguardo a quella spalla e quella schiena che tanto avevano fatto discutere dopo l’MTO contro Seppi, non è che si sia potuto capire troppo.

Lo scozzese aveva dichiarato di avere un dolorino che a volte gli dava fastidio nel servizio. E oggi contro Karlovic tutto gli si è visto fare tranne che forzare proprio questo colpo, con il quale passava i 200 all’ora solo quando ne avesse realmente bisogno.

Per il resto ha corso le sue 82 maratone bucando Ivone il più delle volte come un gruviera, lobbando, arrotando e tagliando tutto quello che ci fosse da arrotare e tagliare per buttare di là da rete tutte le più infide e maligne palle che Ivo si potesse immaginare, per far sì che il lungagnone croato non potesse giocare delle volee comode e sbagliare magari anche quelle più elementari, come successo nel decisivissimo primo tie break.

Nulla si può dubitare della forma fisica di un Murray che oggi ha fatto il camaleonte, presentandosi in campo per adattarsi all’avversario che aveva davanti e cercando più che altro di difendere il suo servizio, abbassando la velocità delle prime ben al di sotto dei suoi standard per aumentarne la solidità, cosa che ha funzionato quasi alla perfezione. A un certo punto la media delle sue prime era al di sotto della media delle seconde di Ivo.

Preservazione? Può essere, fatto sta che se non fosse stato per due volee scellerate buttate via dal gigante, Murray avrebbe anche potuto trovarsi due set a uno sotto.

Per carità, è vero che contro Karlovic ti devi mettere in testa di fare il pararigori e sperare di ributtare di là quante più palle possibili per vedere se l’altro dimostra i suoi perenni limiti di movimento. Fatto sta che l’impressione resta quella che Andy in queste situazioni, un po’ come contro Seppi, rischi di passivizzarsi a tal punto da dimenticarsi di giocare i punti veramente importanti con la stessa concentrazione di quelli normali e abbandonarsi totalmente all’avversario, come successo alla fine del terzo set. Senza contare che Ivo non appena vede uno spiraglio per tentare la sorte in risposta, ci prova eccome: in fondo anche a lui evitarsi un tie break contro il numero 3 del mondo non dovrebbe poi fare troppo schifo. Questa resta ancora spesso la differenza di Murray nei confronti degli altri big: il cambiare e voler adattare il proprio gioco invece di farlo, al contrario di un Federer o di un Nole che di fronte a un bombardiere, almeno nei loro turni di servizio, giocano come contro qualsiasi altro avversario.

Che il terzo set sia stato un errore di percorso? Probabile, perché oggi di problemi fisici non se ne sono visti. Se poi bisogna guardare il suo ciondolare, il suo lamentarsi, toccarsi ogni parte nascosta del suo corpo, beh, allora tanto vale mettersi a fare l’uncinetto.

Oggi la tattica, anche se rischiosa, ha funzionato e forse ha giovato a quel problemino di cui sopra. Vedremo che Murray troveremo nei quarti, anche se l’impressione è che Pospisil gli possa dare anche meno fastidio del Karlovic visto oggi. Per buona pace della sua spalla e della sua schiena.

 

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