Si è da poco conclusa l’intervista con Stefano Cobolli, padre e allenatore di Flavio Cobolli: una conversazione franca e illuminante per comprendere i progressi del giovane tennista. Come ha spiegato il tecnico, “i margini di miglioramento sono ancora molto ampi: dovremo lavorare ancora molto su questo aspetto”. Parlando del figlio, Cobolli ha sottolineato: “Flavio è […]
26 Mar 2015 08:54 - Ultim'ora
Federer: "Nel 2006 non sapevo cos'era la sconfitta"
di Salvatore De Simone
TENNIS – Roger Federer, in un’intervista rilasciata al magazine ‘Vogue’, ha ricordato il 2006, uno dei suoi anni più magici dal punto di vista dei risultati: tre slam vinti e solo 5 partite perse (di cui quattro contro l’eterno rivale Nadal) su 97 disputate.
“In quella stagione vinsi 12 tornei su 17 disputati, mi sentivo come pac-man – ha dichiarato il fuoriclasse di Basilea – Giocavo un gran torneo dopo l’altro. Ero un ottimo giocatore ma in quei mesi mi convertii in un tennista che non sapeva cosa significava perdere. Fu qualcosa che mai avrei immaginato di vivere, fu davvero un anno di grandi emozioni”. Lo svizzero ha poi accennato anche ai racconti che sentiva sui campioni australiani del passato da Tony Roche, coach di Roger dal 2004 al 2007: “In quegli anni Tony mi raccontò molte cose sui grandi tennisti australiani degli anni 60 e 70, soprattutto su Rod Laver, che all’epoca fece moltissimo per il nostro sport disputando più di 150 esibizioni per tutto il mondo”. Proprio a proposito di Laver, il rossocrociato è ritornato sulle lacrime da lui versate durante la premiazione dell’Australian Open 2006: “Ero sul centrale di Melbourne, avevo appena vinto il mio secondo titolo slam in Australia e potei conoscere Laver, uno dei miei idoli, che mi consegnò il trofeo; non sapevo che fosse lì, fu una sorpresa e io pensai ‘Mio dio, lui è qui e mi ha appena dato il trofeo’. Lo abbracciai a lungo e fu molto emozionante per me. Ora noi tennisti disponiamo di nuovi campi, nuovi materiali, grandi platee di spettatori. Tutto questo lo dobbiamo a loro, non solo a Laver ma a tutta una generazioni di giocatori a cui dobbiamo essere grati”.
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