Wimbledon: Raonic s'è fermato a Federer, Murray vince alla Hamilton

WIMBLEDON – Dall’inviata a Londra ROSSANA CAPOBIANCO – Secondo titolo a Wimbledon e terzo titolo dello Slam per Andy Murray, che batte Milos Raonic 64 76 76 in finale. Troppo più solido e pronto lo scozzese, che sotto la rinnovata guida di Lendl trova la determinazione per tornare a trionfare ai Championships.     Ha […]

Murray

WIMBLEDON – Dall’inviata a Londra ROSSANA CAPOBIANCO – Secondo titolo a Wimbledon e terzo titolo dello Slam per Andy Murray, che batte Milos Raonic 64 76 76 in finale. Troppo più solido e pronto lo scozzese, che sotto la rinnovata guida di Lendl trova la determinazione per tornare a trionfare ai Championships.

 

 

Ha lontanamente ricordato una delle finali più scontate della storia di Wimbledon, Nadal-Berdych di sei anni fa, quando mai, neanche per un istante, si è pensato che il ceco potesse battere il maiorchino. Oggi Milos Raonic ha solo tenuto un po’ di più con il servizio ma la partita fondamentalmente non c’è mai stata. Raonic, alla sua prima finale in uno Slam, veniva dalla sbornia post-Federer e una soddisfazione mai provata prima. Non che abbia contato, che la differenza sia stata la fame o il suo contrario, l’appagamento. Dall’altra parte della rete c’era un avversario più solido di Federer (ancora precario dopo il ritorno dagli infortuni). 

C’era un giocatore che rispondeva sempre, che riusciva a spostarlo, a fargli colpire la palla tante volte, troppe volte. Il canadese ha dovuto colpire la palla sempre in movimento e spesso senza angolo, frontalmente. E’ andato in confusione, meno determinato al servizio ( 8 ace oggi e 25 di media in tutti gli altri match) e meno sicuro a rete. Andy Murray ha trovato subito la chiave per scardinare ogni possibile pericolo, mettendo la testa sott’acqua fin da subito al suo avversario.

Con Lendl in tribuna sbadigliante mentre Kim Sears e Delgado applaudivano convinti, tra l’approvazione di William e Kate dal Royal Box.

Lendl, il ritorno. Troppo facile parlare adesso di un apporto fondamentale di Ivan allo scozzese; troppo facile fare paragoni con Amelie Mauresmo. Fino al Roland Garros in realtà Murray aveva già disputato una grande stagione, infatti questa è la terza finale Slam nel 2016. Solo che dall’altra parte c’era sempre Novak Djokovic, oggi no. E’ vero però e risulta abbastanza evidente che il rispetto e l’ammirazione che ha verso il ceco sono spesso più forti della sua pigrizia e della voglia di lamentarsi.

Le ambizioni di Raonic dovranno aspettare: a Wimbledon potrà sempre avere una possibilità e ha dimostrato che tutto quel che di buono può tirare fuori da se stesso, è disposto a tirarlo fuori con qualsiasi mezzo, allenatore, psicologo, cuoco (cit.).

Ed è l’unico della sua generazione, quella dei Lost Boys che mostra questa voglia e questo interesse per il tennis. I fab four sono un’altra cosa.