A due settimane dall’inizio degli open d’Australia, Novak Djokovic abbandona la PTPA (Professional Tennis Players Association), il sindacato dei giocatori alternativo all’ATP che lui stesso aveva contribuito a fondare nel 2020 insieme a Vasek Pospisil. L’associazione era nata con l’obiettivo ambizioso di dare finalmente voce ai giocatori, troppo spesso schiacciati dal potere decisionale dell’ATP e […]
03 Feb 2026 14:05 - Commenti
Melbourne incorona Alcaraz, ma il “sistema” finisce sotto accusa
di Marco Somma
Domenica si è concluso l’Australian Open, torneo che si ricorderà per i record ritoccati di Alcaraz, per l’ennesima dimostrazione di quanto sia duro a morire Djokovic e per due semifinali tiratissime e sorprendenti sia per risultato che per andamento.
Non è stata un’edizione memorabile: poche partite tirate e poche, pochissime sorprese, fino al venerdì della seconda settimana.
Andiamo ad analizzare, con il nostro classico pagellone, promossi e bocciati di queste due settimane:
Voto 10: chi se non per Alcaraz? Ha completato il career grande slam a 22 anni e mezzo e, tralasciando tutti i record ritoccati di cui avete sicuramente letto, c’è da sottolineare un dato: chi si aspettava una tale maturità dopo il licenziamento di Ferrero a Novembre? Carlitos si dimostra non solo fenomenale nei fondamentali, ma anche con la solidità mentale con la quale è riuscito a ribaltare Djokovic, allungando gli scambi senza cercare di strafare ma facendo sfiancare il serbo e colpendo il leone ferito nei momenti più opportuni.
Voto 9: per la vecchia volpe Djokovic che era spacciato dopo i primi due set con Musetti e che invece è arrivato nuovamente in finale in una prova dello slam, un anno e mezzo dopo l’ultima apparizione nell’atto finale in un major. Sarà stato pur fortunato a ritrovarsi in semi senza vincere un set tra ottavi e quarti, ma è stato stoico nello sconfiggere Sinner (reduce da 19 vittorie consecutive su questi campi) e nell’impensierire Alcaraz fino all’ultimo, rischiando quasi di portarlo al quinto.
Voto 8: per il ventenne Tien, arrivato per la prima volta ai quarti di finale in uno slam: il suo percorso è stato netto, spazzando via clamorosamente anche un buon Medvedev fino a quel punto del torneo. Curiosi di rivederlo nei due mille americani, sarà un avversario che tutti vorranno evitare, anche Sinner e Alcaraz.
Voto 7: per Musetti che per la prima volta ha raggiunto i quarti di finale in Australia (almeno un quarto in tutti gli slam per lui): peccato per il problema fisico nel terzo set con Djokovic, in un match che molto probabilmente avrebbe portato a casa. Purtroppo per lui non è la prima volta e ci sarà tanto da lavorare su quest’aspetto: sarà una questione mentale, di tensione, più che fisica? Ai posteri l’ardua sentenza…
Voto 6: per i due sconfitti in semifinale. Sembra un paradosso dare una striminzita sufficienza ai due semifinalisti di un torneo dello slam.
Per Sinner è una questione di aspettative: 19 match di fila vinti agli Australian Open, ultimi 5 precedenti vinti con Djokovic (14 set su 16), alzi la mano chi si aspettava una sua sconfitta, soprattutto su un match lungo durato 4 ore.
Per Zverev invece poteva essere l’occasione della vita: Alcaraz con i crampi in semifinale, Sinner sbattuto fuori in semi ed eventuale finale con un quasi 39enne reduce da una battaglia di 4 ore…gli ricapiterà mai un’occasione del genere?
Voto 5: Medvedev. Inutile girarci intorno, dopo il torneo vinto a Brisbane e i primi turni superati brillantemente, nessuno si sarebbe aspettato una simile asfaltata come quella ricevuta dal buon Daniil da parte di Tien. La voglia c’è, la resilienza anche, ma ormai il suo gioco sembra fare il solletico a troppi giocatori.
Voto 4: Shelton. Torneo senza infamia e senza lode per l’americano, che raggiunge i quarti sfruttando un buon tabellone, il minimo per uno con il suo ranking. Considerando lo stato di forma di Sinner, la sua sconfitta contro l’italiano, senza mai impensierirlo e senza mai provare a fare qualcosa di diverso, è grave: riuscirà mai a fare lo step mentale per poter arrivare tra i primissimi?
Voto 3: Auger-Aliassime. Ogni volta che il canadese rientra nel lotto dei favoriti e le aspettative sono alte, puntualmente stecca. Ok, ha perso con ritiro nel quarto set contro il sempre ostico Borges, ma l’avrebbe ribaltata? Da uno del suo livello, specialmente quello visto negli ultimi tornei del 2025, ci si aspettano primi turni soft, non match di sofferenza fin da subito.
Voto 2: One million point. A qualcuno è piaciuto, a qualcuno meno: a noi è sembrata una baracconata, con molti dei top che sembravano quasi perdere apposta. Come direbbe il buon De Sica: “ma che è sta cafonata?”
Voto 1: Fritz. Altro giocatore che vive nel limbo tra il vorrei ma non posso e il potrei ma non voglio: non si sa in quale delle due correnti viva il buon Taylor, ma ormai sembra un altro dei giocatori che perde sistematicamente con quelli che lo precedono nel ranking (che, mese dopo mese, aumentano)
Voto 0: Regolamento/Mto: due degli episodi più discussi di queste due settimane sono relativi alla policy sul caldo (con relativa chiusura del tetto) e i trattamenti del fisioterapista ai giocatori in difficoltà. A prescindere dall’essere d’accordo o meno su una regola, basterebbe applicarle tutte allo stesso modo a prescindere da chi sia l’interessato: avrebbero fatto massaggiare un giocatore con i crampi che non si fosse chiamato Alcaraz? Avrebbero chiuso il tetto nel match di Sinner che era chiaramente in difficoltà fisica? Non avremo mai la risposta, ma l’affermazione di Zverev nel match contro lo spagnolo (“Fate di tutto per proteggere quei due”) è un indicatore del malcontento che serpeggia sempre di più tra i tennisti.