A due settimane dall’inizio degli open d’Australia, Novak Djokovic abbandona la PTPA (Professional Tennis Players Association), il sindacato dei giocatori alternativo all’ATP che lui stesso aveva contribuito a fondare nel 2020 insieme a Vasek Pospisil. L’associazione era nata con l’obiettivo ambizioso di dare finalmente voce ai giocatori, troppo spesso schiacciati dal potere decisionale dell’ATP e […]
Pensare Iga Swiatek potesse perdere per la prima volta all’esordio di uno Slam dopo sette anni è e rimarrà qualcosa di irreale, almeno per i prossimi mesi. Eppure malgrado il successo della polacca contro Yuan Yue, un sofferto 7-6(5) 6-3, ci sono sempre diversi punti interrogativi sul periodo della numero 2 del mondo.
Non siamo, o almeno non sembriamo essere, nello stesso periodo della primavera 2025 dove viveva in lei un grande conflitto interiore dovuto ai fatti di fine 2024, non riuscendo a togliersi dalla testa che prima è saltato l’appuntamento forse unico nella vita (la medaglia d’oro olimpica a Parigi, nel suo stadio, sulla sua superficie) poi la complicata vicenda doping, la penalizzazione minima ma che le fece perdere il numero 1 (Aryna Sabalenka molto probabilmente lo avrebbe preso comunque), ma non è una giocatrice che sembra essere atleticamente (e magari tecnicamente) al meglio.
La sua parte finale di 2025 è stata segnata da un infortunio al piede arrivato in zona US Open. È difficile stabilire come, o quando, o anche per quanto l’abbia segnata, perché su queste cose lei ha la bocca cucita e come lei anche la manager e tutto il team: al torneo di Indian Wells nel 2023, dopo i quarti di finale contro Sorana Cirstea, arrivò in conferenza stampa con circa due ore di ritardo sull’orario inizialmente previsto e non mostrò alcun genere di fastidio né sollevo alcuna questione, salvo poi scoprire che andò a fare massaggi per un fastidio all’addome venuto fuori nel finale di gara contro la rumena e ammesso soltanto dopo la netta sconfitta in semifinale contro Elena Rybakina.
I risultati di Swiatek a fine 2025 furono molto altalenanti già nei singoli set. Per il quinto anno di fila risultava come la giocatrice con più partite giocate (tra 70 e 80) e l’idea di un calo atletico non era nemmeno così irreale. Soprattutto, vedendola in campo, non dava neanche l’idea di avere davvero qualcosa che la compromettesse a livello fisico. Però non era la stessa brillante e sicura giocatrice, tanto da ricevere un 6-0 anche da Emma Navarro. In questo senso, la fine della stagione è arrivata come una benedizione, eppure il 2026 non sembra essere ripartito meglio.
La trasferta australiana è per la prima volta un crocevia importante come mai. È l’ultimo Slam che le manca, e probabilmente rimarrà tale almeno per un altro anno se queste sono le condizioni. La prestazione odierna segue infatti le ultime poco brillanti della United Cup e una settimana a Melbourne dove voci e sensazioni su di lei sono fin qui abbastanza pessimistiche. A Sydney, nel match contro Maja Joint, al primo cambio campo della partita ha avuto uno sfogo significativo tanto da lasciarsi andare anche a qualche lacrima. Era parsa toccarsi lo stomaco, Wim Fissette si è avvicinato per tranquillizzarla, la partita finì in 40 minuti e nessuno fece più caso a quel momento. Però tra semifinale e finale la si è vista di nuovo in affanno, ben lontana dal competere contro Coco Gauff e Belinda Bencic (che le ha inflitto anche lei un 6-0). Molto di questi parziali, come anche nel match odierno, è dato dal suo atteggiamento. Nervosa, con la testa che va ovunque tranne che in campo: la si è vista arrabbiarsi per la gonna, avere un momento (almeno) dove ha rivolto qualche parola al team, fallosa. Tanti errori anche contro Gauff, quasi a consegnarsi, mentre contro Bencic è addirittura entrato il fisioterapista dopo il secondo set.
La Polonia vincerà quella United Cup, lei arriverà a Melbourne Park, ma la settimana di allenamenti l’ha vista con sessioni relativamente brevi e in un’intensità non sempre secondo i suoi standard, oltre a un netto punteggio in favore di Sabalenka nel set di allenamento giocato. Altro fattore, un po’ laterale: i suoi recenti post social son perlopiù frasi da PR, brevi, senza un tocco personale. Le ipotesi principali sembrano due: o è davvero così tanto carica di tensione per avere per la prima volta di fronte a sé una chance di completare il Career Grand Slam, o non è ancora a posto. Ha un livello tale per emergere anche in giornate no contro certe avversarie come Yuan oggi, stesso copione che potrebbe ripetersi contro Marie Bouzkova al secondo turno, ma è difficile ora immaginarla già ai quarti di finale. Nella conferenza stampa pre torneo è parsa fare un accenno al fattore mentale, con una risposta tagliata abbastanza in breve su quanto molto dipenderà anche da quello della sua possibilità di divertirsi in campo qui, ma tanto sembra anche dipendere da una scarsa brillantezza generale che è legato anche al fattore psicologico. Da qui, a cascata, la vediamo rischiare un doppio break di ritardo a inizio partita, costretta a risalire da 3-5 e imporsi in un tie-break punto a punto, andare avanti 3-0 e servizio nel secondo parziale ma rischiare di essere ripresa sul 3-3, sciupare varie occasioni di 5-2 e servizio e riuscire se non altro a chiudere in risposta sul 5-3. A fine gara si è detta, nell’intervista in campo con Andrea Petkovic, di aver approcciato male e di avere ancora lavoro da fare per crescere tra footwork e modo di essere, accennando a come si facesse spostare all’indietro nello scambio. La tedesca, anche per far risaltare le cose migliori, l’ha riportata sui vincenti fatti sul 4-5 per riprendere il primo parziale, riuscendo a dare un tono più che carino alla conversazione e mettendo da parte per un po’ i pensieri.
La miglior speranza per lei è che giocando possa salire di livello e mettere da parte tutte queste noie. Diversamente, lo stesso copione odierno la accompagnerà finché non sarà più in grado di recuperare.