Osaka-extravaganza, e poi c’è il tennis. Delusione Cocciaretto

Le stranezze di uno Slam: ormai tutto sembra diventare “troppo”. La annosa questione del confronto tra le quattro prove Major, la grande corsa a chi abbatte per primo muri di incassi, presenze, qualità ed eventi sta trasformando sempre più un torneo tennistico in un centro focale per tante altre attività extra, alcune di successo e altre forse un po’ meno.

Il 1 Point Slam è piaciuto, il bar sopra al campo 6 (molto) meno. Sta cambiando la qualità delle persone, tra chi va per il tennis e chi non ha molto interesse ma non rinuncia a un luogo di incontro con tante persone e spende soldi (bontà sua, visto che i prezzi salgono sempre più) per un ticket ground. Cosa serve agli organizzatori? Tutto, perché rendere ogni questione un nuovo strumento di marketing ed extravaganza è forse quello che muove le varie innovazioni. E oggi, pur cercando di essere seri, l’entrata in scena di Naomi Osaka sulla Rod Laver Arena ha ricalcato (anche) questo puntare all’estremo: racchetta, borsone e cuffie (solite) non pervenute, ma ombrellino, cappello chic con telo a maglie trasparenti a coprire ancor di più il volto ben celato, abito da sfilata di moda (o da Colazione da Tiffany).

Ci si può ricamare sopra, perché forse tutto ciò messo assieme sta varcando un po’ troppe linee, ma sarebbe stato ancor più assurdo e paradossale se dopo un’entrata così scenica e dopo aver detto in maniera quasi sfrontata di voler essere molto più sicura di sé si fosse trovata a perdere un match d’esordio del suo Australian Open contro Antonia Ruzic. Naomi, qualche anno fa, avrebbe gestito questa situazione con relativo agio ma sostanziale controllo del campo (per maggiore potenza e qualità generale) e del gioco. Oggi invece l’ex numero 1 del mondo è stata a pochi punti dalla clamorosa sconfitta, vincente soltanto 6-3 3-6 6-4 e rientrando da un pericoloso 3-4 e servizio per la croata. Ha dato tutto negli ultimi game, trovando concentrazione e una buona serie di punti consecutivi, ma è significativo come dopo un set ben gestito si sia subito persa e nel terzo set abbia cercato quasi solo di “sfondare” la bella difesa dell’avversaria, che non sembrava invece patire dal punto di vista atletico.

In fondo, questo sfarzo mostrato involontariamente sembra una spaccatura ancor più netta del necessario con la realtà. La Rod Laver Arena oggi ha visto lei chiudere in questo modo, ma è stata aperta nel primo match di giornata da una ragazza debuttante assoluta (contro la campionessa in carica, Madison Keys) che ha una storia alle spalle piena di difficoltà economiche al punto che è qui in Australia da sola (nessuno l’ha seguita, oltre al padre allenatore e manager, ora chiamato al fronte in Ucraina) ma soprattutto non ha neanche un borsone per le racchette come siamo ormai abituati a vedere. Oleksandra Oliynykova, vi raccontavamo, ha trascorso almeno una decina d’anni a razionalizzare ogni minimo guadagno, viaggiando da sola già a 14 anni e dovendo anche fare ricorso a una raccolta fondi per poter continuare col suo sogno quando ne aveva appena 15. E il suo ingresso per la sua prima partita in carriera in uno Slam è stato con una borsa a tracolla con qualche panno e asciugamano e uno zainetto per tenere la propria racchetta. Ne aveva una sola. E con quella ha fatto un figurone, perché giocando un tennis forse non esteticamente bello da vedere ha mandato in tilt l’americana per tutto il primo set, prima che la maggiore esperienza e qualità di Keys venisse fuori. L’abbraccio a rete, dopo il 7-6(6) 6-1, è stato però molto vero e Madison ha speso ottime parole per lei fin dall’intervista in campo, quando ha un po’ sorpreso l’ucraina che in quel momento stava firmando autografi un po’ ovunque e si è fermata, guardandola con un sorriso.

La sua è una storia dura, diventando famosa prima per la fuga dall’Ucraina per sfuggire alla cattura durante il periodo in cui sotto il tappeto covava sempre più forte l’astio verso Viktor Yanukovich, poi ritornata in Ucraina e riacquistata la cittadinanza ha fatto i conti con l’invasione, non perdendo mai occasione di raccontare la realtà della vita attuale. E in conferenza stampa, oltre a questo, si è sciolta quando parlava del messaggio ricevuto dal padre il cui sogno era di vedere la figlia giocare in un campo simile e che le diceva quanto fosse felice e fiero di cosa avesse appena fatto. Rispetto allo sfarzo esposto in lungo e in largo, qui abbiamo una realtà ben diversa.

Chi invece era molto delusa, in conferenza stampa, è stata Elisabetta Cocciaretto. La sconfitta contro Julia Grabher (7-5 2-6 6-4) brucia, soprattutto dopo essere arrivata dal successo nel WTA 250 di Hobart, ma la marchigiana è parsa prendersela molto con se stessa. Non ha finito la settimana in Tasmania nel migliore dei modi dal punto di vista della salute, e quindi aveva deciso di limitare il tempo in campo tra domenica, soprattutto, e lunedì. Alla fine, si è sentita di aver commesso un grande errore perché ha perso ritmo e le condizioni non erano così simili tra un torneo e l’altro. Soprattutto col dritto è parsa molto altalenante in varie fasi del match, e pur recuperando la situazione tra secondo e inizio del terzo set ha finito per vincere solo due degli ultimi otto game giocati.

Tra le altre, infine, tutto nella norma per Belinda Bencic (6-0 7-5 contro Katie Boulter) ed Elena Rybakina (6-4 6-3 contro Kaja Juvan), mentre c’è una brutta sconfitta da segnalare per Liudmila Samsonova, che è stata ripresa dal 6-0 5-2 e servizio contro Laura Siegemund perdendo 0-6 7-5 6-4.

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