A due settimane dall’inizio degli open d’Australia, Novak Djokovic abbandona la PTPA (Professional Tennis Players Association), il sindacato dei giocatori alternativo all’ATP che lui stesso aveva contribuito a fondare nel 2020 insieme a Vasek Pospisil. L’associazione era nata con l’obiettivo ambizioso di dare finalmente voce ai giocatori, troppo spesso schiacciati dal potere decisionale dell’ATP e […]
Lorenzo Musetti da Carrara rappresenta oggi il “braccio” più raffinato del tennis italiano. Il quasi 23enne ha riportato nelle zone nobili della classifica una varietà di colpi che sembrava perduta, centrata sul suo rovescio a una mano, colpo che non è solo esteticamente bellissimo da vedere, ma anche uno strumento tattico capace di aprire angoli estremi. La sua carriera è certo meno lineare rispetto a quella di Sinner, ma alcuni momenti di Lorenzo sembrano segnata da una sorta di onnipotenza tecnica che purtroppo è spesso alternata a flessioni che sembrano prima di tutto emotive. Il numero 5 raggiunto domenica in Cina arriva da lontano, da quel 2024 che lo ha condotto alla sua prima semifinale slam, nientemeno che a Wimbledon, e al bronzo olimpico a Parigi. Il risultato è che le pause si sono ridotte e Musetti è ormai stabilmente nell’élite mondiale, dimostrando che il suo tennis “di tocco” può essere efficace anche sulle superfici rapide.
Il filotto di finali perse in questi due anni ha riacceso una discussione che pare appassionare molto tifosi e addetti ai lavori e cioè quanto, in questo strepitoso risultato di Lorenzo, terzo italiano di sempre nella top5, ci sia un generale indebolimento del movimento tennistico internazionale. Se i primi due della classe sembrano senz’altro degni del periodo precedente, dal terzo posto in poi cominciano le lamentele, perché pare una mezza bestemmia paragonare Zverev, il numero 3 attuale appunto, ad uno qualsiasi dei big three. Al di là del valore tecnico, il fatto che Djokovic sia ancora il numero 4, e la grande discontinuità di gente come de Minaur, Shelton, Fritz, Auger Aliassime (tutta gente in top10) pare agevolare gli exploit di un giocatore come Musetti, che trova “corridoi” agevoli in cui infilarsi. A dimostrarlo ci sarebbero proprio le finali perse: Musetti vince perché trova tabelloni spianati ma al momento della verità uno forte almeno quanto lui in finale ci arriva e lì si mostra il valore reale di Lorenzo.
Sarà, ma non sono in pochi a sottolineare invece come il tennis attuale sia diventato atleticamente estremo. Sinner e Alcaraz hanno imposto un ritmo di palla e una velocità di copertura del campo mai visti prima. In quest’ottica, entrare nei primi 5 oggi richiederebbe una combinazione di forza fisica e precisione chirurgica che rende questa Top 5 una delle più e tecnicamente complete della storia.
Quello che ci sentiamo di poter dire è che il limite di Musetti non è mai stato il picco di gioco, ma la tenuta sulla lunga distanza. Musetti deve ancora dimostrare di poter battere i primi della classe non solo in una giornata di grazia, ma con costanza. La sfida per lui è trasformare il suo tennis artistico in un sistema efficiente: se riuscirà a mantenere la nuova aggressività mostrata sull’erba e sul cemento, la sua presenza ai vertici non sarà più vista come un’eccezione estetica, ma come la naturale evoluzione di un talento cristallino in un’era di campioni fisici.