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22 Gen 2026 13:38 - Senza categoria
Bartunkova da PlayStation. Bencic prima big a saltare
di Diego Barbiani
Abbiamo la partita del torneo femminile, a meno che non capiti qualcosa di apocalittico a una delle grandi o tra loro non succeda qualcosa che francamente da po’ latita. L’Australian Open ha chiuso la sua giornata con un match che ha riempito la ANZ Arena (il vecchio Show Court 3) e ha coinvolto gli spettatori fino all’ultimo punto, celebrando l’upset di Nikola Bartunkova contro Belinda Bencic.
La quotidianità dello scorso decennio era avere giovani tenniste ceche dal tennis brillante, esplosivo e capace di sorprendere, fare strada anche nei grandi tornei, diventare qualcosa pur quando la classifica ancora non sembra troppo significativa. La tendenza era un po’ calata, hanno forse saltato una generazione al vertice, ma forse ci risiamo. Il paese di “appena” 10 milioni di abitanti aveva in campo oggi Linda Noskova (classe 2004), Linda Fruhvirtova (2005) Tereza Valentova (2007) e Bartunkova (2006). L’unica sconfitta è Frihvirtova, nel derby contro Valentova. Noskova è già nota, vicinissima ormai alla top-10. Valentova pur essendo così giovane ha già fatto un anno nel tour ottenendo anche una finale. Bartunkova è il volto nuovo, affacciatasi per la prima volta in un torneo del circuito maggiore a fine 2025 a Guadalajara.
Le sensazioni sono le solite: la ragazza ha un talento enorme. Soprattutto perché non ha (ancora, almeno) un fisico formato per reggere l’intensità del circuito. Sembra forse le manchi qualcosa in termini di centimetri, non ha neanche potenza vera nel braccio, ma bilancia tutto con un timing sulla palla che fa impallidire. Cresciuta nello stesso circolo di Karolina Muchova, con cui si è allenata più volte, Bartunkova è arrivata da semi sconosciuta in questo Slam, qualificandosi, e ha lasciato la ANZ Arena con lo stadio intero a cantare il suo nome. “Niki! Niki!” durante tutto il cambio campo seguito al game più bello della partita, in cui non ha pagato mentalmente lo scotto del controbreak per il 4-4 nel set decisivo e ha infilato quattro vincenti consecutivi in lungolinea, esaltando ed esaltandosi.
Come nel primo turno contro Daria Kasatkina, ha ceduto il secondo parziale per 6-0 pagando un calo fisico e mentale contro una giocatrice ben più esperta di lei, ma ha saputo di nuovo dosare bene le energie perché oggi il recupero dal 2-3 15-40 nel set decisivo, anche lì meritato tra vincenti e coraggiose discese a rete, hanno fermato l’inerzia che stava girando sempre più verso la rivale, rianimandola e portandola a un finale interamente all’attacco. 40 vincenti e appena 25 errori non forzati per un primo tassello importante della carriera e un terzo turno Slam da giocare contro Elise Mertens.
Questa, di fatto è anche la nota migliore della giornata al femminile. Le altre big non hanno faticato troppo. Iga Swiatek ha avuto una partita più semplice da gestire contro Marie Bouzkova (6-2 6-3) ed è apparsa una giocatrice migliore rispetto all’esordio, anche se sarà da capire se effettivamente questo sia legato a una crescita sua o a una combinazione di fattori più favorevole. E questo già potrebbe arrivare nel test non semplice al terzo turno contro Anna Kalinskaya. Jessica Pegula e Madison Keys hanno facilmente superato McCartney Kessler e Ashlynn Krueger mentre Elena Rybakina ha faticato un po’ nel primo parziale contro Varvara Gracheva, dovendo recuperare un break e perdendosi poi con la battuta sul 5-3, ma chiudendo comunque 7-5 6-2. L’unico sussulto, prima della serata, è stato un finale abbastanza teso tra Naomi Osaka e Sorana Cirstea, in cui la rumena all’ultimo Australian Open della carriera, si è lamentata alla stretta di mano (la giapponese ha vinto 6-3 4-6 6-2) dei ripetuti “come on” dell’ex numero 1 del mondo mentre lei doveva servire, accusandola di scorrettezze. Osaka non ha voluto saperne granché e ha lasciato fare, con una frecciatina poi nell’intervista in campo.