US Open: Serena Williams non stecca l’esordio nell’ultimo torneo della carriera

Siamo all’ultimo capitolo di una storia sportiva immensa, ma servirà ancora qualche giorno per arrivare alla parola “fine”.

Serena Williams chiuderà con questo US Open una carriera lunga 25 anni e dove ha vinto praticamente qualsiasi trofeo possibile, più e più volte. Ora un’ultima cavalcata di fronte al suo pubblico e il primo passaggio nella serata dell’esordio contro Danka Kovinic è un chiaro indicatore di cosa la attenderà.

Non che ci volesse poi granché, visto quanto è stata protagonista la ex numero 1 del mondo in tutti questi anni e quanto il pubblico di New York soprattutto nel recente passato si sia davvero stretto attorno a lei, ma la sola attesa per il match di oggi era diventata quasi soffocante. Dal momento dell’uscita dell’ordine di gioco i biglietti per la sessione serale sull’Arthur Ashe erano schizzati a quattro cifre. Personalità di ogni genere si sono fatte vedere, da colleghe ad atlete come Lindsay Vonn, a Beyonce, Spike Lee, Mike Tyson e persino l’ex presidente USA Bill Clinton.

Tutti pronti ad acclamarla fin dall’ingresso in campo a cui lei, da diva, ha voluto rispondere con un completo nero da serata cosparso di diamanti. Il banner in alto, sopra il tunnel, recitava “Greatest of all Time”. Poi c’era la partita, finita 6-3 6-3 ma dove per almeno i primi 40 minuti sono stati un turbinio di emozioni senza freni, con Serena che era visibilmente contratta e tesa nei primi punti e già sul 15-15 nel primissimo turno di battuta si è dovuta “sorbire” l’ovazione del pubblico per il terzo servizio consecutivo in rete. Arriveranno due doppi falli consecutivi, indice primario di una situazione abbastanza fragile a livello emotivo.

Di tennis, per i primi sei game almeno, si è visto veramente poco. Serena era bloccata, tanto da commettere almeno cinque doppi falli nei primi game al servizio. Lei sentiva che questa poteva anche essere la sua ultima uscita da tennista e quando ha annunciato il ritiro aveva fatto chiaro riferimento a come invidiasse Ashleigh Barty o Caroline Wozniacki, due che hanno preso con grande leggerezza e felicità quel passo che per lei invece era un peso enorme. Tante cose nel primo set non giravano come voleva: la seconda di servizio era ben sotto i suoi standard, il dritto spesso veniva colpito male.

Era salita avanti di un break, ma per tutto il primo parziale ha subito l’avversaria tanto da concedere almeno una palla break (saranno 10) in ogni turno di battuta tranne uno. Danka, che aveva dovuto accettare l’idea che attorno a lei ci fossero circa 20.000 persone che ignorassero completamente la sua esistenza se non per urlare e applaudire ai suoi errori, ha provato a interpretare una partita onesta, dove ha cercato magari di forzare col dritto per darsi una chance su una diagonale potenzialmente letale. E per un po’ sembrava quasi reggere l’urto tanto che da 0-2 era arrivata al 3-2 e servizio e palla del 4-2. Su questo punto, però, è girato tanto del parziale: Serena, pur colpendo male la risposta, ha messo la palla nell’ultimo millimetro dell’incrocio delle righe. Da quello che sembrava un punto facile per la montenegrina sono arrivati 11 punti consecutivi per l’avversaria.

Danka ha combattuto a sua volta tantissimo con un servizio che non le dava pace. Se Serena non era felice dei suoi colpi, lei non riusciva a sciogliere la mano destra e fioccavano ancor più doppi falli. In tutto ciò, il pubblico, rubava la scena urlando ed esaltandosi, cercando di spingere la loro beniamina quanto più possibile. E da quella risposta Serena si è davvero involata, anche se ci sono diverse responsabilità della sua avversaria che dal 40-40 nel sesto game ha commesso due doppi falli consecutivi, ha subito un game a zero per il 4-3 e poi ha inaugurato il nuovo turno di battuta con un nuovo doppio errore al servizio, venendo colpita poi da due ottime risposte profonde di rovescio per un (troppo) rapido 0-40.

Serena, al servizio sul 5-3, ha comunque faticato per chiudere il set dovendo salvare quattro palle break, ma proprio nei punti finali è arrivata in aiuto la prima palla di servizio, fattore ormai da tempo cruciale. Il 6-3 l’ha sciolta, ha capito che non avrebbe perso, ha cominciato probabilmente a vivere meglio l’atmosfera attorno a lei e a pensare di più al suo gioco e a cosa dovesse fare. La situazione non è cambiata più di tanto nel secondo set, malgrado un andamento molto più lineare dei turni di battuta e un ribilanciamento dei valori con la statunitense quasi perfetta al servizio e Kovinic sempre più in affanno, ma alcuni dettagli saltavano comunque all’occhio, come l’insoddisfazione per il dritto e una fragilità forse inaspettata sulle palle centrali e abbastanza tese su cui non trovava mai gli appoggi facendosi troppo spesso sorprendere.

Il break sul 2-2 è bastato, però, a condurre in porto con relativo agio la prima fatica del suo torneo. Ce ne sono davanti, al massimo, sei. La prossima la vedrà di fronte alla numero 2 del mondo (sebbene il ranking non rifletta il periodo recente) Anett Kontaveit che è tornata a vincere una partita Slam dopo le eliminazioni all’esordio di Parigi e Wimbledon col 6-3 6-0 a Jaqueline Cristian, romena che rientrava dopo sei mesi di stop per la rottura del ginocchio. Sarà una nuova riproposizione di tutto quanto visto oggi, quasi sicuramente, col fattore però che adesso forse la stessa Serena sa cosa attendersi una volta messo piede in campo. Oggi non poteva perdere, e questo livello non dovrebbe bastarle a fare come nelle ultime 11 edizioni dello US Open a cui ha preso parte (cioè arrivare almeno in semifinale) ma finché c’è è giusto anche per lei godersi ogni momento.