ATP Miami: Ruud batte Cerundolo, prima finale in un Masters 1000

[6] C. Ruud b. F. Cerundolo 6-4 6-1

Non è stata una partita memorabile sul piano tecnico ma questo conterà poco per Casper Ruud: il norvegese si qualifica per la prima finale in un Masters 1000 nel torneo di Miami grazie al successo in due set su Francisco Cerundolo. Finisce 6-4 6-1 in poco più di un’ora e mezza di spettacolo oggettivamente mediocre: sarà stato il “peso” della partita, il caldo e l’umidità di Miami o una giornata storia da parte di entrambi i giocatori, fatto sta che la qualità di tennis vista in questa prima semifinale non raggiunge neanche lontanamente la sufficienza. Poco importa al norvegese, che ottiene il risultato più importante della carriera e a sorpresa non sulla terra ma sul veloce, a riprova degli importanti progressi fatti negli ultimi anni. Vince anche senza brillare, in un match dove sia lui che Cerundolo hanno messo a referto più errori gratuiti che vincenti: 19-25 il saldo del norvegese, 12-33 quello dell’argentino. Eppure era stato proprio Cerundolo a portarsi avanti con un break nel primo gioco, subito però restituito in una vera e proprio sagra degli orrori. Tanta, troppa imprecisione da parte di entrambi, il che ha quantomeno reso la sfida molto equilibrata.

Sul 4-5 però il numero 103 del mondo è incappato in un pessimo game al servizio, è andato sotto 0-40 e Ruud ne ha approfittato al secondo set point. Il match si è deciso nei primi tre giochi del secondo set: Cerundolo ha avuto a disposizione 4 palle break tra il primo e il terzo game, molto lunghi ed estenuanti soprattutto dal punto di vista mentale. Ruud ha resistito e il suo avversario si è sciolto subendo un parziale di 11 punti a 0 che ha permesso al norvegese di involarsi verso una meritata vittoria. Per Cerundolo resta comunque un torneo straordinario, anche fortunato visti gli acciacchi vari degli avversari battuti, ma la buona sorte bisogna anche saperla sfruttare e lui è stato bravissimo: da lunedì sarà numero 51 del ranking, una classifica che lo avvicina all’ingresso diretto nel main draw dei tornei 1000. Migliorerà anche il ranking di Ruud, numero 7 del mondo – scavalcato Rublev – a prescindere dal risultato della finale di domenica, la decima in carriera. Il bilancio fin qui è più che positivo – 7 successi e 2 sconfitte – ma si trattava di tornei 250 e tutti eccetto uno disputati sulla terra battuta. L’unica finale sul veloce è quella di San Diego, vinta lo scorso anno contro Cameron Norrie, un precedente confortante ma non abbastanza da renderlo favorito contro Hurkacz (mai affrontato prima d’ora) o Alcaraz (sconfitta netta a Marbella).

“Mi ci è voluto un po’ per trovare il ritmo all’inizio – ha detto Ruud nel post partita – ma poi sono riuscito a mettere in pratica il mio piano di gioco. La verità è che mi diverto molto a giocare in questo torneo in queste condizioni, il campo è molto molto lento rispetto ad altri campi in cemento, quindi si adatta bene al mio gioco, ma non avrei mai pensato che se fossi arrivato a una finale di Masters 1000, sarebbe stato qui”. “Il clic mentale per migliorare sul cemento è arrivato l’anno scorso in Australia, quando sono arrivato agli ottavi – ha proseguito -. Non mi ero mai trovato male a giocare sul cemento, ma quel risultato mi ha dato un’enorme fiducia nella possibilità di fare bene. Ho raggiunto diversi quarti di finale in grandi tornei giocati sul veloce e ora la mia mentalità è molto diversa. Ogni volta che entro in un campo in cemento sento di poter fare bene. Anche le Nitto ATP Finals hanno contribuito molto a farmi crescere”. Ruud fa parte della stessa generazione dei Medvedev, degli Zverev e degli Tsitsipas, ma è decisamente meno “pubblicizzato”. “Non mi interessa se le persone parlano di me o no. Forse sono meno conosciuto perché vengo da un piccolo paese senza tradizione tennistica, ma se continuerò a ottenere buoni risultati nei grandi tornei le cose cambieranno”.