Djokovic, addio al coach Vajda (e anche lo sponsor Peugeot se ne va)

Il serbo Novak Djokovic ha deciso di separarsi dal suo storico coach Marjan Vajda, a cui era legato dal 2006.

Il tecnico slovacco era stato affiancato dal 2019 da Goran Ivanisevic. Restano insieme a Djokovic il preparatore fisico italiano Marco Panichi e i fisioterapisti Ulises Badio e Miljan Amanovic. Non è la prima volta che Djokovic e Vajda si dicono addio: era già accaduto a metà del 2017, nel pieno della crisi che avrebbe fatto sprofondare in classifica il serbo. Per circa un anno Nole si affidò al duo Stepanek-Agassi, prima di tornare con Vajda al Roland Garros 2018 e cominciare un nuovo ciclo vincente. “Marian è stata al mio fianco durante i momenti più importanti e memorabili della mia carriera. Insieme abbiamo raggiunto alcune cose incredibili e sono molto grato per la sua amicizia e dedizione negli ultimi 15 anni – spiega il tennista ex n.1 del mondo in una nota -. Anche se lascia il team sarà sempre uno di famiglia e non potrò mai ringraziarlo abbastanza per tutto quello che ha fatto”.

Il ruolo ridotto di Vajda gli ha permesso di trascorrere più tempo a casa, ma il 56enne ha lasciato intendere che è desideroso di un altro lavoro di allenatore. “Durante il mio tempo con Novak, sono stato fortunato a vederlo trasformarsi nel giocatore che è oggi. Guardando indietro, al tempo trascorso insieme, provo un immenso orgoglio e sono molto grato per il successo che abbiamo ottenuto. Rimango il suo più grande tifoso dentro e fuori dal campo e non vedo l’ora di affrontare nuove sfide”. Ma Vajda non è l’unica “perdita” del serbo. Anche lo sponsor Peugeot, tra i più importanti per lui, abbandona il numero 2 del mondo. A confermarlo è stato Carlos Tavares, amministratore delegato di Stellantis, al termine di un incontro con la stampa per la presentazione del piano strategico a lungo termine del gruppo. “Non continueremo la sponsorizzazione con Djokovic”, ha detto Tavares. La motivazione sarebbe legata alle perdite economiche dovute alla pandemia ma è difficile non pensare che il caso vaccino abbia avuto un grosso peso sulla vicenda.