Peng, il capo WTA al NYT: Non riusciamo a contattarla. Potremmo rivalutare i rapporti con la Cina

Dopo il comunicato emesso dal CEO della WTA Steve Simon nella tarda giornata italiana di domenica 14 novembre, poche ore più tardi lo stesso Simon ha parlato in un’intervista con il New York Times andando più nel dettaglio sulla vicenda che riguarda Shuai Peng.

Il comunicato era abbastanza chiaro, sebbene sia stato emesso con un po’ di ritardo dal momento in cui la cinese ha pubblicato il proprio post su Weibo, ormai 13 giorni fa: la WTA è un’associazione creata per le donne e non può soprassedere il silenzio e la censura imposti (dal governo cinese, sebbene non venga esplicitamente nominato).

In quel discorso, però, c’erano probabilmente due domande che venivano a galla e non avevano risposta: hanno provato a contattare Peng? che cosa potrebbe portare una eventuale situazione che non rispecchia quanto richiesto dalla WTA?
Nell’articolo, a firma di Christopher Clarey, il CEO cerca di chiarire questi aspetti ma le risposte non sembrano propriamente rassicuranti.

Sul primo punto, ovvero se loro hanno avuto modo di parlare con la tennista, Simon rivela che nessuna delle persone associate alla WTA, dipendenti o giocatrici, è ancora riuscita a contattarla. “Noi abbiamo ricevuto conferma da diverse fonti, inclusa la federazione tennistica cinese, che è al sicuro e non è sotto alcuna minaccia per la sua salute. Da quanto ho appreso lei ora è a Pechino, ma non posso confermarlo perché non ho parlato direttamente con lei”.

Difficile capire quanto rassicurante sia questa risposta. Al China National Tennis Centre nei giorni scorsi è sparito il quadro che raffigurava Shuai Peng nella parete con tutti i tennisti che hanno dato lustro allo sport cinese

A proposito della seconda domanda, ovvero che cosa la WTA potrebbe considerare da adesso in avanti, la situazione è abbastanza simile a un campo minato. I tanti accordi commerciali, sportivi ed economici stretti dalla federazione femminile con la Cina fanno sì che sia difficile per loro muoversi. Eppure Simon ha rimarcato come questo per loro è un fatto di grande preoccupazione e che “qui si parla di una possibile molestia sessuale nei confronti di una nostra giocatrice. È qualcosa che non può avere compromessi”. Per il CEO, la situazione è piuttosto grave, ma ribadisce che come avvenuto nel 2020 e 2021 il tour ha dovuto fare a meno della Cina, a causa della pandemia, e che era tutto pronto per il suo ritorno nella prossima stagione ma questo sviluppo porta incertezza: “Se alla fine non avremo risultati adeguati da questa vicenda, noi saremmo pronti a prendere quel passo e non operare i nostri affari in Cina. Se questo è quello che serve”.