Sonego, nuova magnifica ossessione

Terminare una maratona non è solo un traguardo atletico ma è un modo per superare i propri limiti, per provare la forza del nostro stato mentale.

Che sia fortissimo mentalmente Lorenzo Sonego ce lo ha dimostrato anche questa settimana in cui ci ha regalato un gran bel tennis al cardiopalma. Oramai ci siamo piacevolmente abituati alle estenuanti maratone tennistiche di Lorenzo, con rimonte sempre più avventurose. Una partenza difficile, quasi in balia dell’avversario, poi arriva la ripresa, di cuore e di testa: questa è la versione del match di Lorenzo Sonego.

Partite tirate e faticose da gran lottatore qual è, da vero rematore di fatica. Lorenzo col suo gioco molto regolare condito da guizzi fantasiosi sa bene cosa è la tenacia.

Soprattutto quando è in difficoltà, non si fa sopraffare ma resta attaccato alla partita, con le unghie e con i denti, o meglio, continua a crederci senza mollare la presa come un polpo attaccato allo scoglio con le ventose appiccicose dei suoi tentacoli.

Polpo infatti è il bizzarro soprannome di Lorenzo, affibbiatogli per quella determinazione che lo fa correre a recuperare ogni palla, senza desistere, perché nel suo vocabolario l’espressione “gettare la spugna” non compare. Sa trasmettere emozioni in campo il giovane torinese e riesce facilmente ad appassionare lo spettatore che percepisce lo sforzo di ogni colpo nei sonori respiri: dietro una facciata seria e composta c’è una prorompente vitalità, un cuore pulsante e frizzante che fa di Lorenzo un giocatore diverso e unico rispetto agli altri giovani talenti azzurri. Non ha il servizio potente di Berrettini, non ha l’estro di Musetti o l’aurea da prescelto di Sinner.

È come il cielo su Torino che cantano i Subsonica: sembra muoversi al tuo fianco e il suo movimento è fatto di vite vissute piano sullo sfondo. Riservato e silenzioso, preferisce starsene lontano dal clamore e alla larga dai riflettori.

Conta solo giocare e divertirsi. In questa settimana sulla terra rossa di Cagliari il nostro Sonego si è di sicuro divertito a sfidare il vento e a battere gli avversari, contro un ostico Djere che non voleva cedere a nessun costo il titolo conquistato nella scorsa edizione.

Non solo, da buon stakanovista ha vinto anche la finale in doppio con Vavassori. Insomma un vero en plein fatto di fatica, sorrisi e anche qualche urlo liberatorio finale. Un placido vulcano all’ombra della Mole, dritto come le strade di Torino e quadrato come le sue grandi ed eleganti piazze. 

Adesso un’altra terra rossa lo aspetta, quella monegasca, con un parterre di illustri avversari battaglieri. Stavolta a fargli compagnia i talenti del rinascimento italiano del tennis al gran completo. Abbiamo quindi un altro fenomeno da seguire e lo faremo con quella stessa serena passione che Lorenzo sa trasmetterci ogni volta che scende in campo, provvisto di sorrisi confortanti e di una pace armata, fatta di sana ostinazione. Per dirla ancora come i Subsonica Lorenzo è come una “nuova ossessione che brucia ogni silenzio, una nuova ossessione e ormai ci siamo dentro”.