Elogio al ‘Su Wei Style’: quando giocare a tennis è essere felici. Anche Sharapova se la ride

Doveroso, oggi, un elogio al “Su Wei style”. Su Wei Hsieh l’ha fatto di nuovo, e per “fatto” intendiamo creare una voragine nel tabellone femminile di uno Slam. Poco avvezza fino ai 32 anni a momenti di grande notorietà, la giocatrice di Taipei è diventata dal 2018 una dei simboli degli appassionati di nicchia con buon coinvolgimento dei fan più generalisti che non riescono a non simpatizzare per questa ragazza così minuta e gracile, che propone qualcosa di unico sul campo ed è dotata di una simpatia contagiosa anche probabilmente grazie al suo inglese non perfetto ma che in questa dinamica la rende ancora più apprezzabile.

“Su Wei style” è un termine creato apposta da lei e per lei. Anett Kontaveit oggi, dopo il successo contro Bianca Andreescu le ha scritto su Instagram: “Sei il mio idolo Su Wei!”. Jennifer Brady: “ahahahaha Su Wei Styleeee!”. Persino Maria Sharapova, che già prima del ritiro raramente riprendeva sul proprio profilo Twitter argomenti e contenuti che non la riguardassero dei tornei di tennis oggi riprende un mini video della conferenza stampa di Hsieh dove se la ride e se la gode, mostrando come per lei il tennis sia gioia e divertimento, e che se dovesse andar bene sarebbe più che felice ma si trova così bene ora a Melbourne che se anche dovesse andar male al torneo andrebbe al ristorante thailandese ad abbuffarsi e a godersi una delle migliori città al mondo.

Noi vorremmo riproporre come esempio una dichiarazione molto simile che ci fece in un’intervista fatta durante Indian Wells del 2019. La domanda fu sulle ragioni della sua improvvisa crescita di rendimento avuta in quel momento, la risposta: “Ora sono felice. Mi diverto davvero tanto. Anche qui, se va male probabilmente me ne andrei al Grand Canyon (spoiler: lo ha fatto). A Miami, se non faccio bene magari vado alle Bahamas e me ne vado al mare”. Su Wei Style è l’espressione che usa per racchiudere se stessa, il suo carattere, il suo gioco, le sue abitudini. Uno slice angolato stretto a sinistra seguito da uno angolato stretto a destra completato da una smorzata perfetta, un’essere istintiva e prendere tutto come viene.

In questi anni si è divertita facendo diventare matte le migliori di questo periodo storico. Lei che è sempre stata nota per le grandi abilità in doppio, numero 1 del mondo e pluricampionessa Slam, di colpo mostrava con leggerezza come con il suo tennis così poco ortodosso quasi derivato dai più classici giocatori “della domenica” al circolo tennis anche una grandissima come Simona Halep poteva essere battuta. Wimbledon, campo numero 1, la rumena allora numero 1 del mondo da 5-2 al terzo si è vista subire cinque game di fila e Hsieh che faceva esplodere il pubblico sugli spalti.

All’Australian Open 2018 la sua prima rivelazione: battute Garbine Muguruza e Agnieszka radwanska, con Angelique Kerber che soffrì da matti per due set. La stessa Kerber poi battuta nel 2019 a Doha, torneo dove superò lei, Karolina Pliskova rimontando da 1-5 e fu fermata solo in tre set tirati da Kvitova. Nel mezzo altre vittorie contro Aryna Sabalenka, Caroline Wozniacki, persino Naomi Osaka in un periodo dove si affrontarono tre volte tra Australian Open, Miami e Stoccarda. E furono tutti, ma in particolare contro la giapponese, dei confronti di stili che piacevano e divertivano e coinvolgevano il pubblico.

Vedere Su Wei giocare è un’esperienza particolare. Il suo gioco è qualcosa di unico, il bello di questo sport dove non esiste un’unica maniera per imporsi, e così anche Sharapova viene in qualche modo coinvolta dentro questo vortice di buon umore che oggi filtrava da Melbourne Park.

Tra due giorni il terzo turno e un’avversaria, Sara Errani, che non solo non ha mai battuto in carriera ma nei tre precedenti ha sempre perso in maniera schiacciante. Per l’evoluzione delle due carriere e per come l’ultimo confronto risale a Istanbul nel 2017 forse non c’è troppo da prendere come reale cartina di tornasole. La stessa italiana non raggiungeva un terzo turno Slam dal 2015 (US Open), ma ha una qualità che può servirle: lei sa cosa Hsieh può fare in campo, o almeno sa come contrapporsi essendo lei una che può variare molto tra i colpi molto carichi di spin e giochi di polso per difendersi al meglio quando verrà chiamata a raccogliere le smorzate millimetriche o verrà sbattuta a destra e a sinistra lungo il campo. È un’altra Hsieh rispetto al 2017, è un’altra Errani rispetto al 2017. Per il momento è giusto dedicare un elogio a una giocatrice che ancora a 35 anni è riuscita a estrarre un nuovo coniglio dal cilindro.