Bychkova, il rientro di una tennista senza freni: “Mi ritirai perché mi squalificarono per una rissa”

Ricordate Ekaterina Bychkova? La russa non ebbe una carriera particolarmente luminosa, conclusa cinque anni fa con un best ranking di numero 66 WTA, mentre divenne molto popolare una sua intervista del 2017 a Eurosport Russia dove ne disse tante nei confronti di colleghi e (soprattutto) colleghe, di arbitraggi sciagurati, di viaggi ai limiti del film horror, annunciando tra varie risposte il proprio ritiro definitivo.

Era il febbraio 2017, non si vedeva in campo da un anno, e la prima risposta in quell’occasione era proprio “la mia carriera è terminata”. Ha cominciato a lavorare come commentatrice per Eurosport, a gestire il proprio tempo con alcuni lavori alla scuola tennis cercando di seguire i ragazzini.

Quella volta sparò a zero soprattutto sulle giocatrici lesbiche nella WTA, dicendo che non aveva problemi per come decidevano di vivere la loro intimità, ma la infastidiva (o meglio, come disse, “mi fa infuriare”) condividere con loro lo spogliatoio, rischiare di essere con loro e avere i loro sguardi sul suo corpo. Disse di Maria Sharapova che per lei non era giusto abbia fatto da portabandiera a Londra 2012 quando ormai la sua vita è prevalentemente negli USA e ha poco legame con la Russia. Disse che una volta era quasi arrivata alle mani con Barbora Strycova in una partita ITF durata tre ore (“già ci sopportavamo a fatica”) quando entrambe hanno cominciato a pronunciare il nome dell’altra in malo modo. All’affermazione “Putintseva si è lamentata che Sharapova non la salutava nello spogliatoio” ha risposto: “E perché mai dovrebbe?”. Mentre per l’ATP c’erano i nomi soprattutto di Stan Wawrinka (definito “Party Animal”) e David Ferrer fumatore accanito “come quasi tutti i francesi, maschi e femmine”, con alcune critiche anche a Novak Djokovic per essersi montato la testa cominciando a lavorare (allora) con il guru.

Ebbene, a distanza di quattro anni dall’intervista Bychkova è tornata a giocare. Il suo primo match è stato una sconfitta in un primo turno di un ITF a Mosca, ma tanto è bastato per ricreare rumore attorno al suo nome, complice una nuova intervista questa volta dal sito bookmaer-ratings.ru. E come rivela probabilmente per la prima volta a livello pubblico, il suo ritiro non fu scelto, ma venne causato da quella che inizialmente fu una squalifica di 18 mesi per essere arrivata a muso duro contro una collega, Kristina Kucova, dopo aver perso contro di lei nel primo turno dell’ITF di Nanjing nell’ottobre 2015: “Lei vinse il primo set, perse il secondo al tie-break e nel terzo cominciò a soffrire di crampi e cadde a terra”, passarono diversi minuti, arrivò il fisioterapista e (raccontò Bychkova) le venne concesso un trattamento normalmente proibito per chi ha quei problemi. A questo punto la storia si fa particolare: “Non discuto del loro confronto”, disse Bychkova, “ma tra loro c’era un chiaro flirt. Lui ci stava nettamente provando. Quando sei in Cina per tre settimane fianco a fianco con le stesse persone, certe cose le noti. La situazione fu brutta, lei rimase a terra diversi minuti e non ci fu il ritiro come normalmente accade” soprattutto perché, raccontò, dal rientro in campo Kucova cominciò a giocare come se si fosse pienamente ripresa, e vinse la partita. La convinsero a prendersi una ventina di minuti di pausa per sbollire gli animi, rimase in disparte ruppe una racchetta e non si fece nemmeno la doccia prima di presentarsi nell’ufficio del torneo per ritirare il prize money ma nei corridoi si trovò nuovamente fianco a fianco con Kucova, sorridente, e nella sua testa scattò la molla, andando contro la slovacca con lei che le urlava “sei matta!”. L’episodio fu notato dalle telecamere e scattò un’indagine, finita poi con la squalifica. A quel punto la carriera, almeno la prima parte, era finita: “Avevo ormai 32 anni, ero stanca, la squalifica era forse eccessiva: mi avevano dato due mesi per doping, ora un anno e mezzo per questo”

“I giocatori pensano che gli arbitri non vedano nulla. Gli arbitri pensano che i giocatori siano dei deficienti. Forse, abbiamo ragione entrambi” — Bychkova, Ekaterina

Allo stesso modo, si possono intuire i motivi per cui ora vuole tentare un rientro. A breve avrà 36 anni, ma quando smise nel 2016 la sua mente venne come stravolta dall’istinto di essere la diciassettenne che l’attività professionale le aveva impedito in quel periodo. Non fa mistero di aver speso almeno cinque sere a settimana per diversi anni in giro per club, party, e divertimento sfrenato. Quando poi la spinta si è placata, ha sentito la mancanza di quell’adrenalina dell’attività sportiva (“fai fatica a trascinarti a fare allenamento, ma quando lo fai sei carico di energie, e se sei un atleta professionista ne hai bisogno ogni giorno”). Così Bychkova ha ricominciato piano piano, senza l’idea di un rientro nel circuito, ritrovandosi poi ad allenarsi al circolo tennis con Nikolay Davydenko che un giorno la vide e le chiese se faceva tutto questo per un rientro vero A risposta affermativa, replicò: “Meno male, non mi metterei mai così duramente per nulla”. A influire, però, anche il desiderio di provare a riconquistare parte dei prize money odierni. Aveva guadagnato un milione di dollari in circa quindici anni, soldi che però lei stessa ha ammesso essere praticamente evaporati tra tasse, spese e beni per lei e sua mamma, nulla che riguardasse i suoi eccessi. Vive ora in un appartamento a Mosca, in affitto, e vedere che gli Slam oggi propongono cifre enormi rispetto a quello per cui ha giocato lei, l’ultima volta in un main draw Major allo US Open 2011 e con l’ultimo successo risalente addirittura allo US Open 2008: “Quando ho visto che allo US Open davano 61 milioni di dollari mi sono detta che magari in un anno e mezzo riesco ad arrivarci”.

Infine, a proposito dell’incidente con Kucova di oltre cinque anni fa, Bychkova ha poi aggiunto: “Non so se la mia rabbia tornerà a farsi sentire ora che voglio riprovarci. Noi come umani siamo portati al limite, c’è gente che si arrabbia anche solo perché qualcuno li taglia la strada con la macchina, perché in ufficio ci si spinge con la spalla. Non credo che Kucova, quella volta, fosse il problema sebbene si sia comportata male. Lì qualcuno glielo ha permesso. Lei voleva vincere a tutti i costi. Una vittoria è una vittoria. Il responsabile lì è il supervisor che pur conoscendo il regolamento si è comportato come ha voluto. Kucova non è l’unica che si comporta così, lo fanno in diverse. Quello che ho fatto è sbagliato, ma ce ne sono state tante. Siamo tutte col desiderio di vittoria. Ah, tra l’altro ho poi saputo che quel supervisor non lavora più in alcun torneo in quel ruolo”. E se dovesse riaffrontarla? “Amen, ormai è storia passata, ho rimosso tutto”.