Harrison si rifiuta di mettere la mascherina e non fa l’intervista in campo: l’ATP lo multa, lui non si scusa

L’ATP ha comunicato di aver multato per 3.000 dollari Christian Harrison, fratello di Ryan Harrison e ora in semifinale nell’ATP 250 di Delray Beach.

Questo è probabilmente il primo vero torneo in cui Harrison si sta mettendo in mostra, lui che dopo un gran numero di infortuni e interventi chirurgici ha dovuto saltare tantissimo tempo in questi anni, ma la sua settimana fin qui finisce sotto le luci della ribalta per motivi ben altro che piacevoli.

Lo statunitense, che ieri ha battuto Gianluca Mager, al secondo turno aveva superato la testa di serie numero 1, il cileno Christian Garin, ma al termine della partita non ha fatto la consueta (e obbligatoria) intervista a bordo campo uscendo dal campo senza indossare la mascherina. La giornalista (Blair Hanley, ottima persona e con un account Twitter molto divertente da seguire) è stata bravissima a non creare un caso sul momento, chiedendo un ultimo applauso del pubblico per il giocatore locale mentre usciva dal campo, ma successivamente i telecronisti di Tennis TV hanno fatto sapere che lo statunitense si era rifiutato perché non voleva indossare la mascherina.

Avendo ottenuto 3.700 dollari per la vittoria del secondo turno e avendo ricevuto una multa da 3.000 dollari, tutti i guadagni si erano praticamente annullati. Ieri, dopo il successo contro Mager, Harrison si è invece presentato al microfono. Si è ricreduto? Difficile, visto che il suo profilo Instagram già prima del torneo era pieno di messaggi da sostenitore di Trump e (per il gran dibattito politico che si è generato) negazionista se non altro dell’importanza della mascherina. Da notare che una nuova infrazione della regola gli sarebbe costata una nuova multa, in questo caso però raddoppiata a 6.000 dollari, più del valore della vittoria contro l’azzurro.

A riprova, il messaggio pubblicato su Instagram dove sostanzialmente non chiede scusa ma cerca di appoggiarsi alle motivazioni che lo hanno spinto a comportarsi così. Un messaggio però (va detto) con enormi falle.

“Dopo il mio match di secondo turno ho scelto di non fare la mia intervista post partita indossando la mascherina. Non è sano indossare una mascherina sotto il sole caldo per più tempo di quello assolutamente necessario dopo un match duro. Mi era stata data l’impressione fosse opzionale. Non mi era stato detto sarei stato multato. Quella notte mi è stato detto fosse un requisito per i match con copertura tv e che sarei stato multato. Quando ho parlato col supervisor la mattina dopo mi è stato detto che siccome non ero stato notificato dell’obbligatorietà potevo appellarmi e sarebbe stata tolta. Se non cambia qualcosa credo ancora sia vero. Mi è stato richiesto di fare un’intervista con la stessa persona dopo la partita con cui ho accettato e non ho dovuto indossare la mascherina. Non è a proposito della sicurezza di indossare la mascherina per la tv parlando a un microfono senza nessuno intorno. Giocando tornei seguirò qualsiasi cosa verrà richiesta anche se non sarò d’accordo. Non sono a favore di avere una mascherina giusto per il piacere delle tv”.

Nessuna scusa, di fatti. In un periodo in cui, di fatti, diversi giocatori statunitensi si stanno facendo notare più per le controverse e dubbie opinioni tra politica e salute. Harrison qui però fa anche un passo in più facendo intendere di non sapere che le interviste post partita in campo per chi vince (per quelli coperti dalle tv) sono obbligatorie e un rifiuto equivale a una multa, come scritto a pagina 208 del regolamento ATP. Sul fatto di non voler indossare la mascherina, ci sono state molte reazioni.

“Non è sano indossare una mascherina sotto il sole caldo per più tempo di quello assolutamente necessario dopo un match duro. Mi era stata data l’impressione fosse opzionale. Non mi era stato detto sarei stato multato.”.

Sachia Vickery, tennista connazionale, ha pubblicato un tweet che riassume il malumore di tanti:

“Se una donna può indossa una mascherina mentre da alla luce un bambino, sono abbastanza sicura tu sopravviverai a un’intervista post partita”.

Qualcuno ha provato a tirare in ballo Andy Roddick giudicando l’atteggiamento di Harrison con quello che mostrava l’ex numero 1 del mondo. Roddick ha subito detto di essere d’accordo sull’espressione “un po’ cog***ne, ma simpatico” rivolta verso di lui, ma di non voler entrare in questi confronti. Sua moglie, la modella Brooklyn Decker, è intervenuta: “Puoi anche essere un simpatico cog***ne, ma almeno non sei un deficiente”.