Djokovic vuole misure più leggere per la quarantena, il Primo Ministro di Victoria non accetta favoritismi

“Non indossa una mascherina nel mini pullman per giocatori. Il numero 1 del mondo chiede che ci sia un alleggerimento delle limitazioni per chi è chiamato a effettuare la quarantena mentre si allena ad Adelaide”. Comincia così il servizio del telegiornale di Channel 7 in Australia, con un tono che fa capire molto dell’insoddisfazione locale nei confronti di tennisti e tenniste che da giorni ormai si fanno notare nelle notizie solo e soprattutto per lamentele verso le decisioni del governo australiano.

Dalle parti di Melbourne il clima continua a rimanere molto teso. La città avrà il torneo, salvo cataclismi, per salvare parte dell’economia e raccogliere gli introiti di uno dei maggiori eventi a livello internazionale, quantomai fondamentali dopo un anno di grandissimi sacrifici per tutti. E mentre cercano il modo per ripartire stanno tutti guardando in maniera poco accondiscendente quanto avviene negli hotel in cui sono radunati i giocatori che tra due settimane dovranno cominciare i tornei in preparazione all’Australian Open.

72 tennisti e tenniste in quarantena totale, privati anche delle cinque ore che Tennis Australia aveva ottenuto in una lunga trattativa col governo di Victoria. Djokovic era intervenuto, da Adelaide (servito in una condizione che ha contribuito ad aumentare il nervoso tra i “rinchiusi”), con una lista di proposte per allentare le restrizioni. Errore non da poco, almeno nella percezione degli australiani. La durezza delle regole è stata molto significativa per persone civili e rappresentanti del governo, che hanno deciso di intervenire sul problema covid-19 in maniera molto drastica e non vogliono abbassare la guardia per favorire dei tennisti (o sportivi in generale) col rischio di importare il virus nella comunità. Era chiaro fin dall’inizio e basta prendere come precedente cosa sia avvenuto il 5 dicembre dello scorso anno: due viaggiatori internazionali hanno fatto scalo a Sydney per ripartire subito dopo alla volta di Melbourne senza fermarsi per la quarantena obbligatoria. Poche ore dopo il loro atterraggio a Tullamarine il dipartimento di salute di Victoria ha lanciato l’allarme, obbligando chiunque sia stato su quel volo a entrare in quarantena. E parliamo di una circostanza in cui non era stato accertato tampone positivo, ma la linea di giudizio del governo è quella. A maggior ragione, malgrado qualcuno citasse ipotesi su sezioni dell’aereo, il rischio che un positivo in volo avrebbe rappresentato l’obbligo di quarantena per chiunque a bordo era veramente alto.

Il servizio lanciato da 7NEWS riporta poi alcune parole del Primo Ministro di Victoria, Daniel Andrews. Per quanto riguarda Djokovic: “Per lui le regole sono troppo severe, vuole che Tennis Australia riduca i giorni di isolamento, permettere ai giocatori di visitare i loro coach, di poter soggiornare in ville private con campi da tennis all’interno, oltre a una migliore qualità del cibo”. Poi l’intervento del capo del governo: “Le persone sono libere di presentare liste con delle richieste, ma la riposta è no”. E poi, a proposito del fatto che alcuni non avrebbero saputo delle reali condizioni di viaggio: “L’idea che le persone non siano state informate delle effettive regole non ha alcun senso di esistere”. Ribadendo alla fine che per quanto l’evento sia importante per tutti, nulla è più importante della salute delle persone.

Le autorità, nel frattempo, hanno aggiornato il numero di casi di covid-19 legati ai voli: sono sei i contagiati, benché al momento non si conoscano i nomi.