Australian Open: se son bolle scoppieranno

In principio lo chiamavano Happy Slam: atmosfera cordiale, clima mite e l’entusiasmo frizzante che accompagna a gennaio la ripresa del circuito. Quest’anno agli Australian Open sembra suonare invece un’altra musica. Il torneo non è ancora iniziato ma pare già fiaccato da mille difficoltà, complici i rigidi protocolli di sicurezza previsti dal governo australiano per contenere l’emergenza sanitaria.

“Se qualcosa può andare storto, lo farà” recita lapidaria la legge di Murphy. In effetti la gestione dello Slam nel corso di una crisi pandemica non richiede solo una organizzazione impeccabile ma anche una buona dose di fortuna…requisito che fino ad ora è risultato latitante. Fin troppo presente invece il virus, che ha viaggiato sui voli Charter con cui molti degli atleti sono arrivati a Melbourne, decretando la quarantena dura di tutti i passeggeri.

Gli stretti contatti registrati a bordo infatti hanno imposto l’adozione della rigida procedura anti Covid costringendo alla clausura totale nelle camere dell’hotel numerosi atleti e accompagnatori. La reclusione forzata nella impenetrabile bolla di Melbourne alla vigilia di una importante competizione non può che sfociare inesorabilmente in una tensione difficile da contenere. Anche i nervi più saldi possono vacillare…I più proattivi tra gli atleti in isolamento hanno reagito allestendo piccole palestre nelle camere con attrezzi di fortuna, improvvisando un basico workout. I più burloni hanno finto di surfare sopra il materasso, forse per omaggiare un mare tra i più belli del mondo.

I più esigenti hanno invece lamentato la scarsa qualità del cibo consegnato in camera. La più sventurata infine ha trovato in camera ad attenderla un topolino. Il tutto documentato con estrema accuratezza via Social. Per quei fortunati che invece possono almeno uscire per allenarsi l’orario anti assembramento previsto dagli organizzatori ho riservato una amara sorpresa: il primo turno di allenamento è alle 6:30 del mattino!

Imperversa aria di tempesta su Melbourne, con gelide sferzate polemiche per le lamentele degli atleti poco gradite dal popolo australiano, duramente provato dall’ultimo lockdown.C’è da dire però che i tennisti sono a Melbourne per un torneo e che non si possono ottenere le medesime prestazioni sportive senza un corretto allenamento.

Non può neppure consolare il vecchio adagio “mal comune mezzo gaudio”, perché a dire il vero  poco lontano c’è qualcuno che se la passa decisamente meglio. Ad Adelaide i 3 top players della ATP e della WTA con allenatori, familiari e sparring partners vivono un isolamento soft in appartamenti confortevoli e spaziosi, dotati di palestra e SPA.

Un torneo esibizione prima dello Slam ha dirottato questi atleti nello stato federale dell’Australia Meridionale che adotta regole meno incisive rispetto a Melbourne, concedendo loro una bolla di lusso. Tali diverse condizioni hanno esacerbato ancora di più gli animi degli atleti confinati nello Stato di Victoria. Due pesi e due misure difficili da digerire, soprattutto in condizioni di forte stress.

Prova a metterci una pezza Djokovic che, dal ritiro dei privilegiati, decide di farsi portavoce del malcontento dei confinati chiedendo trattamenti migliori per i colleghi a Melbourne. Niente da fare, il governo australiano è irremovibile e rispedisce stizzito al mittente le richieste del campione.  La bolla con i tennisti imprigionati al suo interno va fluttuando verso una rischiosa deflagrazione.

Mentre arrivano da più parti ragionevoli inviti alla calma e alla pazienza, basta un innocente tweet o un divertente post dei colleghi nella dorata bolla di Adelaide per far insorgere gli atleti in quarantena a Melbourne. Ma si sa che per gli uomini l’uguaglianza è una regola ricca di eccezioni. Al contrario delle malattie che non fanno distinzioni e colpiscono tutti.

Come il Covid, che ha flagellato l’intero pianeta, svelando la vulnerabilità anche dei governi più virtuosi, livellando equamente con la sua drammatica diffusione tutti i paesi. Una triste lezione di uguaglianza di cui avremmo fatto volentieri a meno. Anche perché niente può correggere i nostri atavici vizi: sappiamo da sempre che “tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri.”