Australian Open: quarantena, polemiche e un topo in stanza

“Adesso i giocatori arrivano a Melbourne, tempo due settimane e finalmente potremo vederli giocare”. Un pensiero comune tra fan, in questo periodo così strano, quasi scontenti che appena avuto il primo assaggio del 2021 tennistico ci sia immediatamente uno stop e una sostanziale noia in attesa del nuovo semaforo verde.

Sciocchi. Collegatevi via social per non perdervi le incredibili vicende che stanno accompagnando le prime 36 ore di giocatori e giocatrici nella capitale di Victoria. Un caos totale, polemiche, problemi, complicazioni, cibi spediti alle persone sbagliate e topi nelle camere.

Gli ospiti del Westin avevano espresso il loro malumore alla decisione di Tennis Australia di alloggiare gli atleti nel complesso con hotel e appartamenti. Alla lunga, hanno avuto ragione e schivato un proiettile enorme. Dopo che quasi tutti hanno espresso lunghi complimenti a Tennis Australia e Craig Tiley al loro arrivo a Melbourne per la rigorosa preparazione e organizzazione e per essere effettivamente riusciti a mettere in piedi l’evento, ecco che la situazione è drasticamente crollata. La vicenda di Tennys Sandgren, positivo al tampone precedente al volo ma comunque imbarcatosi, ha fatto da apripista a vicende molto più scomode. Lo statunitense è stato considerato non più contagioso, ma sul suo volo charter in partenza da Los Angeles sono stati riscontrati altri due casi di positività: uno è il coach di Lauren Davis, l’altro è un operatore di volo. Stessa cosa su uno dei due voli arrivati dagli Emirati: il coach di Bianca Andreescu è risultato positivo e, in questo modo, tra i due voli ci sono 47 giocatori e giocatrici ora bloccati nelle loro camere per le prossime due settimane.

Per convincere gli atleti a intraprendere il viaggio, Tiley aveva lavorato strenuamente per ricavare cinque ore al giorno da concedere per potersi allenare in campo e in palestra, con controlli serrati e trasporti dall’hotel ai campi. In questo modo si era sbloccato il grande timore di molti, tra cui Novak Djokovic, e dunque si era arrivati abbastanza tranquillamente alle immagini di mercoledì e giovedì scorso dove tutti in aeroporto si preparavano alla partenza. Adesso, i problemi sono tanti, e bisogna fare molta attenzione nel giudicare. Facilissimo attaccare il tennista o la tennista che si lamenta di non poter uscire, un po’ meno fare un passo in più nell’analisi.

In una diretta su Instagram, Marta Kostyuk e Paula Badosa, che erano entrambe sul volo in partenza da Abu Dhabi, hanno detto che il dover rimanere chiuse in camera è un guaio. Hanno posto in un hotel che è un quattro/cinque stelle, ma non hanno il campo. Kostyuk dice “il mio problema non è star qui, ma dover poi competere in uno Slam”.

Badosa, come anche Alize Cornet, lamentava una disparità importante sia nel confronto a quel punto di altri atleti sia nel possibile cambio di regole. Loro, ma anche Belinda Bencic e Sorana Cirstea (tutte giocatrici presenti su quel volo), dicono che l’informazione ricevuta era: suddividere l’aereo in sezioni e se c’è un positivo si considera come contatto stretto solo le persone in quella specifica sezione. Badosa si è lamentata perché ha scritto su Twitter: “Io ero molto distante da questa persona”. Purtroppo, sembra che siano state tutte vittima di una comunicazione errata, perché sul protocollo viene detto, come riportato dal giornalista olandese Abu Kujil, che “tutte le persone sullo stesso volo possono essere considerate come contatti stretti e non abilitate ad avere allenamenti quotidiani. Questo verrebbe determinato, in caso, dal dipartimento della salute locale.

È anche vero che effettivamente si menziona la possibilità di sezioni nell’aereo, ma non viene detto che si farà ricorso a questo per determinare le fasi della quarantena.

Non è stato propriamente chiaro, o almeno un po’ stona con tutti i passaggi di avvicinamento al torneo che dovevano avere grande attenzione per la salute della comunità locale nel tentativo di salvaguardarla da un possibile nuovo focolaio interno di covid-19. Sono arrivati i primi casi con trasmissione locale dopo 62 giorni, ma l’intervento immediato delle autorità verso fine anno sembra abbia contenuto la diffusione e Melbourne da 10 giorni non registra casi interni. Eppure, contro questa grande rigidità mostrata a parole, poi ci sono i fatti. Tennis Australia ha organizzato poche settimane fa, quando tutto era pressoché stabilito per Melbourne, una esibizione ad Adelaide, in un altro stato, con altre regole su possibili limitazioni e di fatto creando una forte spaccatura tra alcuni qui fortunati (o meglio privilegiati) e chi è rimasto a Melbourne.

Molto probabile che gran parte di questo nervosismo manifestato sia anche per la consapevolezza che loro ora sono in una posizione di svantaggio non solo verso chi risiede a Melbourne ma anche per chi è ad Adelaide. Una foto di Naomi Osaka e il suo team al completo nell’impianto del South Australia ha creato molta agitazione perché diverse hanno dovuto rinunciare a membri del loro team e non possono andare ad allenarsi (in queste due settimane) con più di una persona.

Cirstea ha twittato chiaramente che è andata a giocare perché le condizioni che le avevano proposto, con possibilità di allenarsi e avere una buona preparazione, erano accettabili malgrado l’isolamento. Il problema qui è che sono cambiate e non tanto per causa di Tennis Australia, ma perché c’era un positivo sul suo volo. Probabilmente nessuno era pronto a queste regole così dure, ma l’Australia può godere di una sostanziale libertà anche grazie a questo. E questi erano i timori che aleggiavano quando si cercava di importare nel paese migliaia di persone provenienti da ogni angolo del pianeta. Era assai possibile che ci fossero casi all’arrivo a Melbourne, e a quel punto bisognava cercare la maniera per contenere il tutto.

A inizio dicembre, una coppia era arrivata proprio nella capitale di Victoria dopo aver fatto scalo a Sydney. Venendo da fuori, al loro arrivo nel New South Wales dovevano obbligatoriamente fermarsi per una quarantena di 14 giorni. Non l’hanno fatto, e otto ore dopo il loro arrivo a Melbourne è cominciata la rincorsa ai passeggeri del volo, a quel punto tutti costretti a isolarsi obbligatoriamente. Per questo non deve stupire che dal dipartimento di sicurezza si sia deciso per comprendere tutti, anche perché nel regolamento si dice che l’eventuale assenza di metodi di protezione come mascherine potrebbe comportare un coinvolgimento dell’intero aereo come “contatti stretti”. Ed eccoci qui

Svetlana Kuznetsova, al momento della partenza, ha girato un video usato poi come storia sul suo profilo Instagram degli attimi prima del decollo. È il momento in cui si è scoperto che Dayana Yastremska era nel volo con lei e le altre giocatrici malgrado la sospensione per doping, ma era anche evidente come Kuznetsova non stesse indossando la mascherina.

Oggi le lamentele sono state parecchie. Prima gli screenshot dei tennisti insoddisfatti del cibo in camera e Benoit Paire che invece aveva ordinato del McDonald’s.

Poi lo scoppio del problema quarantena. Cirstea ha spiegato anche lei molto bene perché è un problema enorme: “Le persone dicono siamo dei privilegiati. Io non ho alcun problema a stare 14 giorni in una stanza a guardare Netflix. Credetemi questo è un sogno che diventa realtà, una vacanza. Quello che non possiamo fare è competere dopo essere stati 14 giorni su un divano. Questo è il problema, non la regola della quarantena”.

A decine si sono infatti lamentati di un atteggiamento che sembra un distacco netto dalla realtà. Il loro sfruttare le cinque ore giornaliere è un mezzo privilegio rispetto a chiunque altro. Per un atleta sono fondamentali e il loro problema, così spiegato, è se non altro meritevole di essere ascoltato. Però poi c’è la condizione del mondo in questo periodo storico: nessuno è padrone del proprio destino, il Covid-19 è una bestia che si comporta in maniera subdola e imprevedibile. Un test effettuato al più tardi 72 ore prima del volo non garantisce immunità, ma è solo un piccolo passo richiesto per confermare che la persona al momento dell’imbarco possa essere accettata, con tutti i rischi del caso. La realtà australiana è molto dura da questo punto di vista, mentre in Europa come negli Stati Uniti e negli Emirati la vita era già più permissiva, malgrado poi diversi paesi nel vecchio continente abbiano chiare restrizioni. Le immagini però tra California, Florida ed Emirati (o Messico durante le vacanze di Natale) degli ultimi mesi davano la netta sensazione di come in questi luoghi così affollati non ci fosse controllo e tutti vivessero come se il problema di fatto fosse marginale. E nel momento in cui queste diverse posizioni si sono scontrate è successo il caos.

I rappresentanti di Tennis Australia avrebbero poi chiamato i giocatori via zoom nella serata di sabato (ora locale a Melbourne) per ribadire che in caso di infrazioni del protocollo i responsabili verrebbero espulsi dal paese. Nel frattempo, nella stanza di Putintseva succedeva questo

Un topo zampettava liberamente sul pavimento. La kazaka non è al Grand Hyatt, ma in un altro albergo e lei stessa diceva di non avere avuto la stessa fortuna di altri. Ha chiesto di cambiare stanza per almeno due ore ma nessuno le dava ascolto perché in isolamento e dunque con nessuno che poteva avvicinarsi.

Eravamo appena al primo giorno. Ne mancano solo 13. In bocca al lupo a tutti.