Rimandato l’annuncio sulla ripresa del tennis. La USTA vuole mantenere vivi 3 tornei

Giornata molto caotica nel mondo del tennis. Doveva arrivare una notizia ufficiale circa la ripresa dei tornei professionistici, e invece di fatto l’annuncio di ATP e WTA non c’è e non ci sarà almeno prima di metà settimana. Nonostante questo, molte cose sono venute alla luce, alcune positive e altre meno.

Quello che accennava Forbes circa l’ok per lo svolgimento dello US Open ha trovato molte conferme, anche (e soprattutto) da ESPN. Il grande network statunitense è tv ufficiale dell’evento e, come rivela il New York Times, mette nelle tasche della USTA circa 70 milioni di dollari di diritti tv per la trasmissione delle partite da Flushing Meadows. Per questo, quando anche loro si sono allineati alla voce di Forbes, era facile capire che stessero parlando con cognizione di causa. Infine lo stesso New York Times, per firma del noto giornalista Christophe Clarey, ha riportato la notizia che il giudizio definitivo era sì rimandato, ma molto sembra ormai allineato.

La parte di stagione sul cemento nord americano, per quest anno almeno, subirà un profondo ridimensionamento, ma la volontà di dare vita a una mini serie di eventi (anche grazie ai soldi derivati dalla tv) ha fatto fare alla USTA i salti mortali per riprogrammare il possibile. Si sapeva già da qualche mese che la Coupe Rogers di Montreal, torneo WTA Premier 5, non si sarebbe disputato, e molto probabilmente lo seguirà anche l’equivalente ATP Master 1000 di Toronto. Saltati anche gli appuntamenti di San Jose (WTA Premier), Albany (WTA International), e l’ATP 250 di Winston Salem. Restano in vita, secondo Clarey, il torneo di Washington (su cui è da vedere se sarà realmente combined o solo maschile) che comincerebbe il 17 agosto, poi lo spostamento a New York City nelle condizioni già elencate in precedenza. Isolamento totale nei pressi dell’aeroporto John Fitzgerald Kennedy, niente giornalisti e spettatori all’impianto dove ai giocatori è proibito fare praticamente tutto, controlli continui e test da eseguire. Dal 24 agosto al 13 settembre avremmo (condizionale d’obbligo) prima il torneo ATP Master 1000 e WTA Premier 5 normalmente organizzato a Cincinnati e poi lo US Open in forma “ridotta”. Come accennato, non ci saranno conseguenze per chi rinuncerà allo Slam come anche ai suoi tornei di preparazione, il che lascia la porta aperta ai tanti big che si sono espressi contro la possibilità di giocare.

È tutto da vedere, invece, cosa succederà prima del 17 agosto. E per noi italiani c’era la volontà di capire cosa potrebbe succedere al WTA International che avrebbe potuto svolgersi a Palermo dal 3 agosto e che doveva rappresentare il primo torneo di questa ripartenza. Non c’è alcuna notizia certa a riguardo, ma le possibilità attuali sono basse: sembra infatti, sempre secondo quanto riferisce il New York Times, che si vorrà ripartire proprio dal torneo di Washington. Non è tutto, perché come già si sta profilando all’orizzonte anche in caso di una ripartenza ci saranno tanti problemi a riorganizzare la stagione. Siamo a due mesi dalla possibile ripartenza e tante cose possono succedere, come per esempio un’approvazione del governo che però sembra uno step minimo visto come lo stesso governo qualche settimana fa ha tolto il divieto di accesso agli sportivi per permettere agli eventi professionistici di ricominciare.

Al momento c’è ancora da attendere, ma già si conoscono alcuni destini per i tornei nella parte conclusiva della stagione WTA: Lussemburgo, teatro di un International, non verrà disputato per impossibilità a garantire le norme di sicurezza in un palazzetto dello sport abbastanza piccolo (malgrado poi gli attuali contagi siano pochissimi nel paese) e Mosca nella stessa settimana non sa ancora dove, e come, poter disputare il proprio WTA Premier perché l’impianto usato nel 2019 non è agibile. Oltre a questi, ci sono forti dubbi anche sul torneo WTA International di Hong Kong anche a causa dei forti scontri tra manifestanti che già un anno fa avevano costretto alla cancellazione. Se questo è lo scenario al femminile, non è improbabile pensare che anche la stagione indoor maschile (soprattutto i tornei minori) possano subire modifiche.