Il futuro è adesso: Dayana Yastremska porta il nuovo millennio in top-100

foto: ITF Roma - Antico Tiro a Volo 2018 (pagina Facebook ufficiale)

Il futuro è adesso: Dayana Yastremska, nata il 15 maggio del 2000, è la prima tennista tra uomini e donne a infrangere il muro della top-100. L’ucraina ha ottenuto questo simbolico, e importante, traguardo grazie alla semifinale ottenuta la scorsa settimana nell’ITF da 100.000 dollari a Budapest, in Ungheria che è stato l’ultimo passo di due mesi di ottimi piazzamenti. A metà maggio la finale nel torneo da 100.000 dollari a Cagnes-sur-Mer, in Francia, poi un’altra finale in un torneo da 100.000 dollari (Ilkley) e il titolo a Roma, nel torneo da 60.000 dollari.

Originaria di Odessa, è compaesana di chi sta tenendo alta la bandiera ucraina al vertice della classifica WTA: Elina Svitolina. Non sono molto simili come gioco, Yastremska è un po’ più aggressiva rispetto a una Svitolina che spesso può cominciare palleggi anche abbastanza lunghi cercando di farsi valere come la più solida. Di lei qualcuno potrà ricordare la finale di Wimbledon 2016 e quel finale così rocambolesco, fatto di due match point inizialmente convalidati dal giudice di sedia e poi cancellati dall’occhio di falco. Quel giorno Dayana affrontava Anastasia Potapova, un anno più giovane di lei, la stessa che si è trovata dall’altra parte della rete all’Antico Tiro a Volo di Roma, poche settimane fa, ribaltando l’esito della partita con un netto 6-1 6-0 a proprio favore.

A inizio anno abbiamo avuto il piacere di scambiare qualche parola, a Melbourne, con coach Marco Girardini che ha seguito per circa un anno la giovane ucraina. Era appena finito il primo turno di qualificazioni e Yastremska si era imposta contro Misaki Doi. Felicissima, usciva dal campo andando subito a cercare allenatore e famiglia per festeggiare assieme a loro. Girardini, dopo averle rinnovato le congratulazioni, ci aveva raccontato molto bene quello che lui aveva intravisto in questa ragazza: un potenziale enorme. “L’avevo presa a marzo che era 420 del mondo – ci raccontava – e abbiamo finito la stagione in top-200 e credimi, c’è davvero tanto margine di miglioramento”. Quello che aveva rappresentato il vero spunto della conversazione era come lui cercasse di portare avanti una filosofia improntata sul miglioramento: non fermarsi troppo nei tornei di medio o basso livello, ma guardare sempre un passo più avanti per adattarsi a scenari più complicati. “La mia filosofia – diceva – è che più in alto siamo e meglio è: dobbiamo ambientarci ai tornei di livello superiore”. Quando il loro rapporto è cominciato, al di là di un quarto di finale a Istanbul (dove Yastremska ebbe una wild-card perché si allenava alla Garanti Koza Academy) ci furono molte più sconfitte, eppure il suo allenatore continuava a pensare positivamente: “È vero che abbiamo fatto un passo indietro, ma erano comunque ITF importanti e Dayana li ha affrontati molto bene. Quest anno dopo l’Australia torneremo a casa e faremo le qualificazioni a Doha e Dubai, poi andremo ad Indian Wells e Miami”. Purtroppo verso metà febbraio i due hanno dovuto interrompere la collaborazione perché Girardini non riusciva più a viaggiare e dedicarsi alla propria giocatrice il tempo che era necessario. Contattato in questi giorni, ci ha comunicato che comunque “con Dayana siamo rimasti in ottimi rapporti e ci siamo sentiti anche di recente, lei mi scrive dei messaggi chiedendomi alcuni consigli. Io ora ho rilevato un circolo a Verona, e magari presto la inviterò qui a passare un po’ di tempo”.

Nonostante i due si siano separati, la mentalità del coach italiano è rimasta ben impressa in Dayana che ha continuato a puntare ai tornei di livello alto. Dopo le qualificazioni a San Pietroburgo è entrata nel main draw di Acapulco e poi è rimasta ferma un mese perché non è entrata né a Indian Wells né a Miami. I rischi del mestiere, verrebbe da dire, che però da aprile in avanti hanno portato tanti buoni risultati con i picchi nei 4 tornei ITF che hanno portato la sua classifica dal numero 180 alla top-100. Adesso è seguita dal connazionale Valeri Kutuzov, ma anche a Roma ha voluto lasciare una dedica a Girardini: “Vorrei salutare il mio ex coach italiano Marco Girardini. Vorrei ringraziarlo per il tempo trascorso insieme, ho acquisito tanta esperienza dal lavoro con lui, grazie ancora”.

Oltre a Dayana, che con questo risultato ha anche ottenuto la certezza di partecipare al prossimo tabellone principale dello US Open (il primo Slam nel main draw), sono però tante le giocatrici nate nel nuovo millennio che si sono già messe molto in luce appena dietro di lei. La connazionale Marta Kostyuk (classe 2002) è l’esempio migliore, grazie alla qualificazione e al terzo turno ottenuto all’Australian Open e oggi è dentro le prime 130 del mondo. Poi ci sono le statunitense Amanda Anisimova (2001) e Claire Liu (2000): la prima ha raggiunto gli ottavi a Indian Wells ha vinto lo US Open junior, più un titolo ITF di buon livello a Sacramento e la semifinale nel WTA 125k sempre a Indian Wells; la seconda ha vinto Wimbledon junior, nel 2017, e quest anno ha fatto un’ottima partita contro Angelique Kerber, avvicinandosi sensibilmente all’ingresso in top-150. Purtroppo per Anisimova, nella vittoria al primo turno di Miami contro Qiang Wang si è gravemente infortunata la caviglia dopo essere ricaduta male: una brutta distorsione con interessamento dei legamenti e la necessità di fermarsi almeno 4 mesi. Eppure, in California, Amanda aveva fatto vedere grandissime cose con vittorie contro top-30 come Anastasia Pavlyuchenkova e Petra Kvitova. Sempre in Nord-America c’è anche Bianca Andreescu (2000), canadese di origine rumena, già numero 143 del mondo e da un paio d’anni presente in questa sezione del ranking. Tornando in Europa, una delle migliori tenniste del 2001 è Olga Danilovic, figlia del grande cestista Pedrag detto “Sasha”, che la settimana scorsa ha trionfato nel torneo da 60.000 dollari a Versmold in Germania battendo avversarie toste come l’esperta Laura Siegemund (un anno fa era in top-30 prima di infortunarsi gravemente al ginocchio) in finale ed entrando in top-200. Altrimenti anche Potapova (del 2001), che quest anno oltre a Roma ha già giocato la finale a Khimki, un altro torneo da 100.000 dollari e ha deciso di smettere con l’attività junior quando ancora non aveva 16 anni perché aveva già vinto tutto quello che poteva.

Questi sono alcuni nomi delle più interessanti giocatrici dietro a Dayana, che ha aperto le porte della top-100 alle giocatrici del nuovo millennio. Presto sarà seguita da tutte loro, e ci sarà da divertirsi.