Lo chiamavano "Jeeg" Nadal

TENNIS – Di LUIGI ANSALONI. Djokovic per tre volte, Murray, Del Potro, Nishikori. E vabbè. Thiem, Dimitrov, Coric, Pouille. Ma sì, ci puo’ stare, dai. Verdasco, Troicki, Cuevas. Ci puo’ stare molto, molto meno. E infine il “capolavoro”: Dzumhur. Esatto, Dzumhur.

Non è una lista fatta a caso in una domenica mattina un po’ sonnacchiosa e atipica, dove metti il naso fuori dalla finestra e ti sembra di essere a luglio, ma luglio non è (perché, come diceva Luca Carboni, “sempre estate non è”) ed è invece ottobre inoltrato. E’ la lista di tutti quelli che hanno battuto Nadal Rafael in questo 2016. Un elenco abbastanza corposo, per uno che fino a qualche anno fa non perdeva quasi mai. Ma si sa, gli anni passano e bla bla bla. Non stiamo qui a rivangare il glorioso passato del maiorchino, lo conosciamo a memoria. E non stiamo qui nemmeno a dire che quest’anno ha visto la definitiva fine del “Fedal”, con Federer che ha sentito tutti gli anni della sua carta d’identità e con Nadal ormai trentenne che è diventato vulnerabile che più vulnerabile non si puo’.

Lo svizzero è fermo ai box fino al 2017 e per dire qualcosa bisognerà dunque attendere quantomeno gli Australian Open, ma su Nadal si pone una domanda: dobbiamo attenderci ancora qualcosa dallo spagnolo? La risposta è: dipende.

A volere essere frettolosi, ma nemmeno troppo frettolosi a dirla tutta, possiamo tranquillamente dire che la resa dei conti è arrivata. Da tempo, anche. Rafa è un giocatore che ha basato la sua straordinaria carriera su una fisicità fuori dal comune.

Recuperi, resistenza, potenza: queste erano le sue armi. Questo non vuol dire che non sappia giocare al tennis, che nel suo repertorio non abbia dei colpi straordinari (il dritto prima di tutto), ma è evidente che quei colpi fossero aiutati (e molto) dal esuberanza della sua forma fisica. Come? Semplice: come chiunque giochi a tennis sa, a qualsiasi livello, più arrivi “bene” sulla palla, più il colpo sarà efficace. Se arrivi in ritardo, tutto va a rotoli. Ora, non stiamo parlando di arrivare “dopo” di secondi, ma di decimi, di millesimi di secondo. Ed è proprio questo lasso di tempo che, nel caso di Nadal, fa tutta la differenza del mondo. Se il castello scricchiola, è ovvio che prima a poi cade. Una volta resosi conto che non riusciva per ragioni puramente “meccaniche” a non fare più quello che faceva prima (anche per i tanti infortuni, attenzione), lo spagnolo è calato pure dal punto di vista psicologico.

Tutto questo è recuperabile? Difficile. Se non impossibile. Recuperare quel tipo di forma, per Nadal, potrebbe essere un’impresa ai limiti dell’impossibile. Riappropriarsi di quei decimi o millesimi di secondo, alla fine, potrebbe risultare complicatissimo. E se questo non succedesse, rivedere il maiorchino ai livelli spaziali (o almeno vicini) abituali non sarebbe fattibile.

Quindi, riprendendo la domanda “cosa dobbiamo attenderci da Nadal?”, se i suoi tifosi vogliono vederlo tornare al numero uno del mondo e dominatore come ai vecchi tempi,  potrebbe essere e rimanere solo un bel sogno. In caso di aspettative più basse, una stagione migliore di quest’anno ad esempio, soprattutto sulla terra, semifinali e perché no anche finali slam e così via, il maiorchino potrebbe ancora sorprendere. Del “Jeeg Robot” del passato, pero’, non sembra essere rimasto molto. Vedremo.

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