Roland Garros: Lucic, si ripete il 'miracolo-Slam'! Halep ancora sconfitta

TENNIS – Dal nostro inviato a Parigi Diego Barbiani

L’impresa di New York è stata bissata. Era forse difficile pensarlo, ma Mirjana Lucic ha ricreato la sua giornata perfetta, un’altra di quelle che non dimenticherà mai.

E se l’è presa con forza, senza mai dare l’idea di voler gettare la spugna. Simona Halep, la n.3 del mondo, è caduta sotto i vincenti della croata che ha giocato un secondo set da incorniciare ed ha chiuso 7-5 6-1.

Mirjana, la ragazzina prodigio che nel 1999 ha raggiunto la semifinale di Wimledon eliminando Monica Seles e Nathalie Tautiaz, non c’è più. Al suo posto una signora di 33 anni, spostata con Daniele Baroni, che ha ricostruito la sua vita pezzo dopo pezzo.

La sua storia comincia da lontano. Esplose in maniera molto precoce, di quelle che “questa sarà la prossima n.1 nel giro di qualche anno”. Classe 1982, ad appena quindici anni ha vinto il primo titolo Wta, a diciassette la semifinale nello Slam più rappresentativo A quell’età, però, i suoi problemi erano già in corso. Come Jelena Dokic o Aravane Rezai, Mirjana è stata vittima di violenze fisiche da parte del padre. Il mostro prende il nome di Marinko Lucic, decatleta olimpico, che ha seguito la figlia nei primi anni di carriera e da subito voleva che fosse invincibile. Non lo era? Allora alzava le mani e la prendeva a schiaffi. Ogni volta, dopo ogni sconfitta.

Le violenze ai danni di Mirjana sono cominciate all’età di cinque anni ma lei non ha mai avuto il coraggio di rivelare tutto fino a quando ad essere minacciata fu anche la madre Andelka. Aiutati da Goran Ivanisevic, fuggirono negli Stati Uniti con il terrore che Marinko li raggiungesse per mettere in atto le sue minacce (era arrivato al punto di parlare di “sequestri ed omicidi”).

Mirjana proseguiva, in qualche modo, con la propria passione per il tennis. Il padre meditava vendetta per la fuga da sotto il naso. Non potendo più metterle le mani addosso decise di ridurla sul lastrico. Le intentò una causa mediante la IMG, la società che gestiva i suoi diritti, che la accusò di abuso di farmaci. Non è ancora certo che dietro ci fosse il padre, ma da allora quasi tutti credono a questa versione vista l’influenza che Marinko aveva.

Dopo tutti questi problemi smise con il tennis e ricominciò anni più tardi. E’ rientrata per la prima volta nelle cento solo nel 2010, rimanendo sempre nel limbo a cavallo tra quel limite. Tanti problemi fisici sembravano abbandonare definitivamente le sue speranze di rientro completo, poi è arrivata l’occasione della vita prima a New York, poi con il titolo Wta dopo quindici anni di digiuno in Quebec, battendo in finale Venus Williams, ed ora con la nuova vittoria ai danni della rumena, lo scorso anno qui finalista ed ad un passo dal titolo.

7-5 6-1, un primo set dove ha sempre scattata per prima, è stata ripresa due volte ma alla terza spallata Halep è crollata. Un parziale di sette game a zero l’ha portata sul 7-5 5-0. Un secondo set magistrale, in cui ha giocato solo vincenti ed ha tramortito la grande favorita di giornata. Come quel pomeriggio newyorchese, dove con un ace ha lasciato andare tutte le sue lacrime di gioia. Questa volta, però, le lacrime sono della rumena e sono lacrime che fanno male perché il simbolo di una giocatrice che deve rimandare ancora il grande salto. La lezione dell’Australia, dove fu tramortita da Ekaterina Makarova, non è bastata. Tra un mese ci sarà Wimbledon, dove lo scorso anno fu fermata in semifinale da Eugenie Bouchard. Le favorite, sulla carta, sono altre. Saprà far valere il suo orgoglio?

 

 

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