Discorsi sulla Wta, con Lorenzo Ercoli

Nella nuova puntata della nostra rubrica interamente dedicata alla WTA, abbiamo avuto il piacere di poter fare una lunga chiacchierata con Lorenzo Ercoli, giornalista per conto di Sportface, del Corriere dello Sport e telecronista su SuperTennis.

Il focus principale è stato sull’annata del tennis azzurro al femminile, sulle due facce della Billie Jean King Cup e sui pregi e difetti delle nostre giocatrici nell’arco della stagione. Più avanti, invece, qualche riflessione generale sulle big e sul grande (e atteso) ritorno in campo di Naomi Osaka.

LA BILLIE JEAN KING CUP NON PRENDE QUOTA

La chiacchierata con Ercoli parte da un punto che ancora lascia molta insoddisfazione: questa Billie Jean King Cup, fin qui, non ha senso. Potrebbe avere potenzialità, ma sta mancando nell’organizzazione, nella gestione del marketing, nella scarsa curanza che si da alle giocatrici di vertice come il caso di Iga Swiatek che per due anni ha dovuto dire di no con largo anticipo a causa dell’impossibilità di gestire due eventi come le WTA Finals e le Billie Jean King Cup Finals.

Diego: “Il trofeo, come era prima, aveva dei difetti. Anche importanti. Ma aveva una sua logica”.
Lorenzo: “Secondo me è una follia. Anche perché lo metti appena dopo le WTA Finals, e dovrebbero puntare ad avere le migliori otto per disputare un mondiale. Dovrebbe essere la base di partenza. Secondo me non è proprio gestibile avere i due tornei più importanti in due continenti diversi. Nel 2021 alle giocatrici era piaciuta tantissimo Guadalajara…”.
Diego: “Eh ma di fatto poi fu premiata con la licenza ‘1000’, dalla WTA avevano in sospeso il contratto di Shenzhen e speravano di risolvere la questione di Peng Shuai e della chiusura del paese a causa del covid”.
Lorenzo: “Avevano appena rinnovato fino al 2030 mi pare”.
Diego: “Un mese prima che scoppiò tutto il casino legato a Peng, sì. Anche a tempismo, girò tutto contro. Ma poi per me è divenuto qualcosa di troppo random. Hanno presentato il cambio alle squadre a decisioni già prese, nell’estate 2019. Hanno spinto a priori per avere la competizione pari pari a quella maschile, come format, ma gli uomini nel frattempo hanno dovuto cambiarlo tipo tre volte per trovare una soluzione accettabile e qui sono rimasti a questo. Gironi a tre squadre, programma deciso prima, potenziali partite senza valore. Il girone con Slovenia, Australia e Kazakistan non aveva una singolarista in top-100 in campo. C’è tanto su cui lavorare e migliorare, ma siamo ancorati lì e l’appeal non cresce. Negli uomini almeno c’è un girone a quattro prima di una final-8, che evita quasi del tutto partite senza valore”.
Lorenzo: “Forse lì dipende anche da dove cade il girone, perché noi abbiamo potuto giocare sempre in casa. Piccola possibile sliding door: ogni tanto pensavo a cosa sarebbe successo se nel 2022 l’Italia avesse perso i playoff contro la Slovacchia. Se ricordi vincemmo a Bratislava, e poi ci diedero il girone. Comunque la Davis ha un vantaggio con questo format: hanno messo la prima parte nella settimana dopo lo US Open, che diventa la settimana della Davis e a livello di attenzioni e ascolti ne guadagna. Al femminile invece hai una finale che coincide con l’inizio delle ATP Finals”.

L’ANNO DELL’ITALIA

Il cammino azzurro nella Billie Jean King è stato comunque di valore. Abbiamo snocciolato giocatrice per giocatrice tra le cinque migliori proposte.

Giorgi

Diego: “L’Italia comunque si è fatta il suo percorso. Cioè, perdiamo in finale, ma ci arriviamo battendo per esempio la Francia, con grande personalità”.
Lorenzo: “Per me resta un cammino sicuramente onorevole. Anche perché è partito molto più indietro: da Tallinn, da quel girone in terza serie, quando tutto sembrava finito. Arrivavamo nei tabelloni principali dei ‘1000’ senza giocatrici azzurre, con una o due negli Slam. E siamo ora arrivati in finale senza Camila Giorgi, che purtroppo ha dovuto star fuori dopo un’annata poco felice”.
Diego: “Sì la sua stagione è stata un po’ troppo bersagliata da problemi. Non era al meglio già prima del playoff contro la Slovacchia, salta il singolare della domenica per fastidi al ginocchio, dopo quel weekend gioca poco e non stando bene tanto che si ritira al Roland Garros”.
Lorenzo: “Infatti. L’assenza alle Finals di Billie Jean King Cup magari me l’aspettavo, ma una come lei, in una finale così, l’avrei tanto voluta avere in campo. Peccato”.

Cocciaretto

Lorenzo: “Ora sta facendo una scelta particolare disputando un paio di tornei WTA 125 quando forse avrebbe bisogno di un attimo di riposo. Capisco abbia saltato un paio di mesi, ma di fatto ha smesso da poco”.
Diego: “Ma può essere che stia giocando inserendo tutto nella preparazione?”.
Lorenzo: “Sì magari, è anche vero che per dove è lei in classifica qualche punticino può fare la differenza tra entrare o meno in un ‘1000’, solo avrei forse guardato più sul lungo periodo. Tornando a lei, mi piace tanto perché magari la vedi che fisicamente ha qualche limite, però tatticamente gioca molto bene e secondo me delle italiane è quella che ha un’idea di gioco più continua per quanto più difficile. Ti faccio un esempio: a Guadalajara, dove la palla corre un po’ di più, vedi cosa potrebbe essere Elisabetta se avesse 10 centimetri in più o un po’ più di forza. Quando cambia in lungolinea fa veramente male”.
Diego: “Sì quando la vedi colpire con quell’anticipo, quando stringe l’angolo… è tutto con una naturalezza che le riuscirebbe a occhi chiusi”.
Lorenzo: “Solo che è un po’ difficile non farsi mettere i piedi in testa dalle altre se rischi di perdere campo, e poi è dura”.

Paolini

Lorenzo: “Paolini per me sta salendo, ma ha ancora delle giornate dove può fare tutto bene o no, senza mezze misure”.
Diego: “Io ho avuto la sensazione che potesse trovarsi più a suo agio contro le big da quando giocò allo US Open contro Azarenka. Non è qualcosa che succede sempre, ma certe giornate riesce a mostrare meglio se stessa contro le più forti. Ha battuto Aryna Sabalenka lo scorso anno, quest anno ha giocato alla pari a Pechino…”.
Lorenzo: “Sì, ci sono quelle giornate dove arrivi più libera di testa. Non è la sola tra le italiane a giocare bene con le più forti”.
Diego: “Vero, però proprio mi dava la sensazione di trovare una quadra, dove pensi: ‘Ok, lei sta bene tra 20 e 30 del mondo'”.
Lorenzo: “Che poi è il suo livello di adesso, solo le serve un po’ di continuità, per star lì 2-3 anni. Perché sappiamo bene che il difficile è confermarsi”.

Trevisan

Diego: “A Trevisan vorrei dare un voto un po’ più alto di quanto penso, ma non riesco a essere sopra il 6. Pesa tanto la stagione sulla terra rossa, tra il problema fisico a Stoccarda e le sprecate tra Roma e Madrid. A Madrid soprattutto, stava giocando troppo bene per perdere quel match contro Pegula, in un momento molto negativo. Lei invece aveva già giocato due ottime partite e sembrava pronta a un grande exploit. Ero convinto potesse farcela, e aveva una strada per me fino alla semifinale in un ‘1000’”.
Lorenzo: “Doveva fare una gran stagione lì anche per tenere quella classifica di top-30”.
Diego: “Esatto. Poi a Roma perse con match point a favore contro Karolina Muchova. A Rabat un nuovo ritiro…”.
Lorenzo: “E a Parigi la sfortuna…francamente da testa di serie era dura pescare un primo turno peggiore… invece ecco Elina Svitolina che ha appena vinto il primo titolo dal rientro e farà i quarti. Anche a me è dispiaciuto, perché invece credo che ci siano buoni progressi sul veloce. Non penso sarà una giocatrice che possa fare tanta strada nei grandi tornei, ma rispetto a quando fece il primo exploit parigino è cresciuta tanto e non sfigura più di tanto. E lì: unendo quei punti mancati, con una dignitosa stagione sul veloce, ecco…”.
Diego: “Esatto, e comunque la ricordi in United Cup: mise tanto sotto pressione Swiatek nel secondo set, e batté Sakkari”.
Lorenzo: “Forse torniamo al discorso di Paolini, che contro una davvero forte ha saputo lasciar andare meglio i colpi e a cambiare atteggiamento. Però c’è una cosa che apprezzo davvero di Trevisan: dopo l’exploit parigino del 2020 non si è sentita troppo col peso di dover difendere la propria posizione scendendo di livello per far punti “facili”. A marzo 2021 lei poteva per esempio giocare un WTA 250 in Messico, mi pare, quando invece decise per le qualificazioni del ‘1000’ di Dubai. Quello che mi diceva era: ‘Io non ho problemi a uscire dalla top-100 e a rifare tutto’. È successo davvero, ed è poi arrivata addirittura una semifinale Slam. Un secondo exploit: questo qualcosa vuol dire, che il gioco su terra c’è e non era un caso”.

Bronzetti

Diego: “Di Bronzetti a me è piaciuto tanto il cambio di passo. L’avevo vista a Indian Wells ed era a pezzi, aveva vinto pochissimo fino a metà maggio, poi trionfo a Rabat”.
Lorenzo: “E finale a Bad Homburg”
Diego: “E si è ricostruita la classifica, più che bene”
Lorenzo: “Ho la mia teoria. Lei a inizio anno ha cominciato a lavorare con una nuova preparatrice atletica: Maria Luisa Sette. Quando lei ha cominciato a lavorarci, per me, ha trovato una giocatrice giù di morale e atleticamente forse non al meglio… andavano ricostruite certe questioni e dopo un po’ ha fatto ‘click’, ha ritrovato fiducia. Il circuito WTA ha una particolarità che secondo me influisce: non ha un circuito Challenger come l’ATP. Ha qualche ‘125’, ma con un minor numero di tornei finisce che le top-100 possano ritrovarsi a giocare anche ITF da 80.000 dollari, dove ti guardi intorno e sei magari spaesata, fuori da quel mondo WTA”.

OSAKA PARTE-2. SWIATEK E SABALENKA A CONFRONTO

Il mega-filone finale è invece rappresentato dalle big più attese nel 2024. Ci sarà il rientro di Naomi Osaka, dopo oltre un anno di stop, e la curiosità su che ruolo potrà giocare è tanto.

Diego: “Io come giocatrice e come persona l’ho ammirata tanto, ma vedo difficile capire cosa potrà essere nell’immediato. A un certo punto nell’ultimo periodo che era in campo stava forse affrontando la cosa con addirittura quasi un po’ di supponenza, la ricordo a Indian Wells dire che sono le altre a doverla temere in una fase dove faticava tanto ad avere risultati, e spero non si ripeta”.
Lorenzo: “È stata investita dalla popolarità con grande forza, e lei è una veramente timida e fragile. Swiatek, per esempio, vive in una realtà molto più piccola per quanto i tabloid in Polonia non siano teneri se possono… ma hai presente Ellen Gu? La campionessa olimpica? Solo quest anno ha incassato circa 20 milioni di dollari. Quel tritacarne sembra quasi un altro mondo”.
Diego: “Io a fine 2019 ero felice: mi immaginavo che nel giro di un paio d’anni potevamo avere Osaka come giocatrice da battere sul cemento, Swiatek su terra, Barty su erba. Una favorita chiara per le tre superifici. Perfetto. E poi invece… Spero che quantomeno stavolta abbia la testa per star lì, perché il circuito non l’aspetta e lei non ha mai saputo adattarsi alla terra o all’erba, e sul cemento la concorrenza è maggiore per quanto era in grado di fare movimenti e gesti che riuscivano a pochissime. Se non avrà subito risultati non dovrà abbattersi, per me potrà essere pericolosa nella seconda parte del 2024 e da lì capire come andare avanti nei prossimi anni. Poi all’Australian Open sarà davvero mina vagante, dipenderà dal tabellone, quale sarà la prima testa di serie che potrebbe avere, però è da vedere: non posso escludere a priori un grande exploit, ma vediamo”.
Lorenzo: “Ma tu Osaka che va a giocare un 60.000 come Svitolina che ritorna a Chiasso per un ITF, ce la vedresti? Per provare a immaginare come gestirà i primi momenti e se cercherà fiducia”.
Diego: “No, no. Farà fatica a scendere nei ‘250’ per me”.

All’accenno su Swiatek, entrambi passano a un viaggio dei ricordi. Diego l’ha vista dal vivo per la prima volta a gennaio 2019, Lorenzo pochi mesi dopo (aprile) e la sensazione avuta al primo impatto è la stessa: questa potrebbe fare tanta strada.

Lorenzo: “Io ero rimasto davvero, davvero impressionato da Swiatek quando l’ho vista al WTA 250 di Lugano. Volevo evitare di parlarne in termini davvero entusiastici perché è sempre un po’… sai, sul momento…”.
Diego: “Eh, quella sensazione l’ho avuta pochi mesi prima, all’Australian Open. Ho rinunciato a una giornata di riposo per andare a vedere lei contro Olga Danilovic, nel primo turno di qualificazioni. Ero lì quasi più interessato inizialmente alla serba, che aveva già vinto un titolo WTA, ma l’altra mi ha davvero stupito. Qualità, facilità di gioco, testa ‘quadrata’… Non era ancora la Swiatek di adesso, ma rispetto a come Olga si faceva travolgere dalle sue emozioni c’era una differenza enorme. E Iga vinse 1-6 7-6 7-5. La vedevo gestire ogni scambio… capita che hai davanti una diciassettenne, diciottenne, che quella settimana fa tutto bene e sembra destinata a diventare fortissima, poi in altre si spegne. Però sì, le sensazioni erano veramente buone. Quando batté Halep un anno dopo… scrivevo del match e dovetti trattenermi dall’esagerare, con Iga che aveva spazzato via la grande favorita facendo una partita da fenomeno, ma ero incredulo”.

E nel 2023, è messa sotto grande pressione pur riuscendo a spuntarla.

Lorenzo: “Per me, non so come spiegarlo, nel concreto la numero 1 è come se fosse rimasta Swiatek. Sta facendo qualcosa per cui l’avevo presa per pazza quando ci parlai a inizio 2022. Mi disse che voleva avere la regolarità di Nadal, Federer, Djokovic… per me era qualcosa di folle, e ora siamo qui a dire di una stagione non perfetta quando ha vinto almeno un titolo a tutti i livelli. ripreso il numero 1 vincendo alle Finals… Forse ha avuto qualche intoppo, ma anche le altre giocano meglio. Su Sabalenka son curioso di sapere la tua, perché su Swiatek ho più chiaro il percorso nella sua interezza e cosa ha fatto per migliorare senza snaturare il suo gioco”.
Diego: “Per quanto riguarda Sabalenka la mia sensazione è che deve essere o al massimo, come a Madrid, o veramente brava a contenersi. Lei ha un dritto diventato più incisivo, grazie a Dio non ha più commesso tutti quei doppi falli di fine 2021/metà 2022, ma se ora sembra poter fare una partita dove taglia le gambe alla maggior parte delle giocatrici, ha bisogno ancora di qualcosa per tenere quella costanza e gestione contro una come Iga. Il dato negativo è che se si sente sotto pressione, cala il margine di sicurezza e aumenta quello dell’errore. Detto ciò, per me per quanto siano distanti caratterialmente le due hanno un punto in comune: la dedizione al lavoro. In diversi mi hanno parlato di quanto Aryna già a 14, 15 e 16 anni non si sottraesse mai dall’allenamento, di come accettasse esercizi molto duri da un punto di vista fisico per fare sempre quel qualcosa in più. A Indian Wells 2019 lei perse al quarto turno contro Angelique Kerber ma rimase in tabellone in doppio, con Mertens, che poi vinsero il torneo… Ecco, tutte le volte quando non aveva il doppio andava in campo per un paio d’ore ad allenarsi”.
Lorenzo: “Non è affatto scontato”.
Diego: “Ha sempre avuto voglia di superarsi, e già ora ha una carriera di assoluto valore: numero 1 in singolo e doppio, con titoli Slam vinti in entrambe le categorie. La differenza con Swiatek è che in singolare c’è arrivata più tardi, e ancora nel 2023 non ha fatto davvero suo quel passaggio mentre Iga ha fatto un lavoro incredibile a livello mentale e di gioco. Già quest anno quando l’ho rivista dal vivo mi aveva impressionato col dritto, poi vabbè di testa rispetto agli inizi è un’altra persona. Ti faccio un esempio: in una partita alla Fed Cup juniores contro Amanda Anisimova, dove la travolse, su terra, malgrado il grande vantaggio nel primo set perse un punto e si arrabbiò tantissimo, urlando e sbracciandosi”.
Lorenzo: “Sai la differenza secondo me? Sabalenka, magari è stata consigliata bene, ha capito che per stare lì ha bisogno di quella dedizione e di quell’attenzione. Non è una giocatrice che può permettersi di calare nel ritmo. Per Swiatek per me è proprio ossessione. Ti dice: ‘Voglio vincere uno Slam entro due anni (dalla maturità, nda) o smetto’ e tre mesi dopo trionfa al Roland Garros. E anche oggi è sempre molto centrata, chiede veramente tanto a se stessa”.
Diego: “Sono veramente contento della stagione avuta, con le due a guidare e quel testa a testa continuo. Firmerei col sangue, magari con qualche sfida in più tra loro”.
Lorenzo: “Io sarei molto contento con Gauff che riuscisse a confermarsi, magari con Mirra Andreeva che fa un salto importante… no, Mirra è strepitosa, mi ha impressionato davvero e caratterialmente mi sembra già molto più avanti di tante”.
Diego: “Non vorrei che per Gauff quella differenza sul dritto sia ancora troppo per lei, e che soffra troppo se non abbia modo di gestire la pressione che ha. Ha vinto lo US Open di forza e di testa, ribaltando quella finale su una Sabalenka sempre più in affanno, ma la sua stagione è stata nel complesso con vari alti e bassi. Quelle sei settimane non cancellano i mesi precedenti, o i momenti successivi, e ora deve pensare sul lungo periodo come restare lassù e giocarsela con le migliori. Su Mirra vediamo, se quelle sono le premesse sarà uno dei temi principali”.

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