Djokovic, l’escalation che ha portato alla cacciata dall’Australia: i punti chiave degli ultimi 3 mesi

Novak Djokovic non difenderà il titolo all’Australian Open 2022, non prenderà parte perché cacciato dall’Australia dopo una surreale vicenda durata pubblicamente 11 giorni ma nei fatti cominciata già nel mese di novembre.

Il serbo paga in prima persona la scelta di non essersi vaccinato, ma non deve essere l’unico visto come gli organi australiani hanno gestito una storia nata con l’annuncio a chiare lettere che soltanto gli atleti vaccinati sarebbero stati ammessi e poi, lontano dai riflettori, hanno creato una confusione tale da arrivare a questo punto.

Il tennis come sport perde tanto, di riflesso. Oltre a Djokovic ci sono stati altre quattro persone (tre tennisti e un’ufficiale) cacciati proprio perché il serbo col suo post sui social il 4 gennaio ha annunciato che era in partenza per l’Australia grazie a un’esenzione medica che ha scatenato un’ondata enorme di clamore. Nessuno allora sapeva nulla della positività di metà dicembre, ed è stato il punto di non ritorno. Ma andiamo per gradi:

19 novembre: Craig Tiley annuncia pubblicamente che per partecipare all’Australian Open 2022 tutti gli atleti avrebbero dovuto essere vaccinati

29 novembre: Greg Hunt, ministro della salute, scrive a Tennis Australia che la polizia di frontiera accetterà solo chi ha completato il ciclo vaccinale e l’eventuale infezione da covid-19 negli ultimi sei mesi non sarà considerata accettabile dal governo per un’esenzione per i non vaccinati.

2 dicembre: Brett Sutton, capo dell’ufficio sanitario dello stato di Victoria, annuncia che chiunque abbia contratto il covid negli ultimi 6 mesi e può fornire chiara evidenza che l’infezione ha precluso il vaccino, è esentato dalla quarantena

7 dicembre: Tennis Australia scrive ai giocatori informandoli che un’eventuale infezione da covid-19 negli ultimi sei mesi li esenta dall’obbligo vaccinale

8 dicembre: James Merlino, vice Premier dello stato di Victoria, annuncia che le esenzioni non sarebbero state usate come scappatoia per i privilegiati, ma sarebbero state concesse solo in casi di chiari problemi medici

10 dicembre: scade il termine ultimo per presentare richiesta di esenzione

14 dicembre: Djokovic assiste a una partita di basket con degli amici

15 dicembre: uno degli amici è positivo

16 dicembre: Djokovic fa un test rapido che è negativo, poi per sicurezza ne fa uno molecolare che risulta positivo, non lo saprà prima di diversi eventi pubblici svolti tra 16 e 17 dicembre

17 dicembre: Djokovic si presenta a un evento tennistico a Belgrado con dei bambini dopo un rapido fatto al mattino che aveva dato esito negativo, solo dopo l’evento pubblico scoprirà di essere positivo

18 dicembre: Djokovic ammette di aver cancellato tutti gli eventi pubblici tranne un’intervista con L’Equipe

22 dicembre: Djokovic ottiene un tampone negativo ed esce dall’isolamento

29 dicembre: Djokovic si cancella dall’ATP Cup, ma fa passi avanti per ottenere l’esenzione di cui necessita

30 dicembre: Djokovic ottiene l’esenzione medica

1 gennaio: Tiley annuncia che la questione Djokovic sarebbe stata più chiara nei giorni immediatamente successivi, in quello stesso giorno Djokovic (il suo team) compila l’Australian Travel Declaration

4 gennaio: Djokovic annuncia che è in partenza per l’Australia dopo aver ricevuto l’esenzione medica. Un comunicato di Tennis Australia annuncia che Djokovic ha ricevuto il permesso dopo un rigoroso processo di analisi di due equipe mediche indipendenti. Non viene rivelato il motivo dell’esenzione.

5 gennaio: Djokovic viene trattenuto all’aeroporto di Tullamarine. Mentre era in volo è scoppiato un forte grido di polemica in Australia sulla presenza di un no vax acclarato dopo che loro hanno speso quasi due anni costretti a un lockdown da cui sono usciti grazie al vaccino. Lo stato di Victoria conta oltre il 92% di vaccinati tra gli over-12. Al suo arrivo la polizia di frontiera lo blocca per problemi col visto cominciando un lungo interrogatorio di 10 ore.

6 gennaio: annuncio del fermo delle autorità e Djokovic che verrà portato per la prima volta al Park Hotel dove vengono trattenute le persone senza un visto valido. Djokovic annuncia ricorso.

9 gennaio: in Serbia i genitori di Djokovic sono a capo di una manifestazione che ha portato in piazza centinaia di connazionali per chiedere la liberazione del figlio.

10 gennaio: il giudice Anthony Kelly annulla la cancellazione del visto di Djokovic. Non si esprime sulla validità del visto, ma stabilisce che ci sono stati errori nella procedura di annullamento da parte della polizia di frontiera che non ha dato modo al serbo di preparare una risposta. Djokovic di fatto torna libero e verso sera mostra la prima foto sul campo principale di Melbourne Park. In quella stessa giornata, la famiglia di Djokovic organizza una conferenza stampa dove non risponde alle domande sul perché il figlio, da positivo, ha comunque partecipato a tutti gli eventi pubblici. Il funzionario governativo Christopher Tran annuncia che in ogni caso avrebbero proseguito per la loro strada e avrebbero dato potere al ministro dell’immigrazione per decidere sulla validità del visto, non considerata nella sentenza.

11 gennaio: Djokovic viene confermato come prima testa di serie al sorteggio per l’Australian Open.

12 gennaio: Djokovic pubblica un lungo post su Instagram dove vuole chiarire i punti controversi della sua positività al covid-19, fin lì ancora oscuri. Nel frattempo sorgono problemi con l’Australian Travel Declaration e si scopre che il serbo è stato in Spagna tra fine 2021 e inizio 2022 mentre il portale tedesco Der Spiegel indaga sul test che ha dato esito positivo. Il serbo rimane nel limbo, si allena in attesa di capire cosa sarà del suo destino. Il rischio è, oltre alla deportazione, tre anni di ingiunzione dall’ingresso in Australia.

13 gennaio: Djokovic viene sorteggiato al primo turno contro il connazionale Miomir Kecmanovic.

14 gennaio: il ministro dell’immigrazione revoca per la seconda volta il visto a Djokovic, che però intende fare appello.

15 gennaio: Djokovic si incontra al mattino con gli ufficiali dell’immigrazione per ridiscutere la sua posizione. Il giudice Anthony Kelly stabilisce che il caso deve essere affrontato dalla corte federale con tre giudici che devono esprimersi per un caso che da lì in avanti non poteva più essere aperto dalle due parti in causa. Djokovic nel pomeriggio fa ritorno al Park Hotel.

16 gennaio: Dopo sette ore, la corte cancella il visto di Djokovic. Il serbo deve uscire dal paese.