Daria Kasatkina: tennis, sessualità, e body shaming in un’intervista con Sofya Tartakova per sports.ru

Sofya Tartakova è una giornalista russa piuttosto nota, presentatrice in patria per Match TV e molto a contatto con tennisti e tenniste locali.

C’era lei a Stoccarda, nel 2017, per intervistare Maria Sharapova nella settimana del rientro alle competizioni dopo la squalifica per doping. Ora ha cominciato una serie di video-interviste per sport.ru con tennisti e tenniste russe affrontando tematiche lontane dall’ordinario.

Su YouTube sono state pubblicate fin qui quelle con protagoniste Andrey Rublev e Daria Kasatkina, e soprattutto quella con l’ex top-10 WTA sta venendo discussa per un profilo che emerge in tanti argomenti personali, affrontati senza particolari peli sulla lingua. C’erano espressioni inusuali in questi contesti per descrivere insulti e abusi online, entrambe usano il termine “dick-pic” (a voi la traduzione) o parlano di perversioni che leggono dai messaggi più assurdi ricevuti (“uno mi ha scritto che vorrebbe bere l’acqua della vasca dove mi lavo” dice Kasatkina).

LA VITA A TOGLIATTI, CITTÀ INTRAPPOLATA A LUNGO NEL TERRORE

Kasatkina è nata e cresciuta in una città molto difficile, dove spaccio di droga e problemi di criminalità avvenivano alla luce del sole fino a 20 anni fa. Tartakova comincia il racconto facendo riferimento a una guerra tra bande criminali scoppiata negli anni 90 e che ha fatto almeno 400 vittime tra autobombe e agguati, divenute al tempo routine quotidiana.

“Noi viviamo nel decimo quartiere, se fossi andato nel dodicesimo a comprare il pane potevo anche prendere una pallottola in testa perché ero nel posto sbagliato” racconta il fratello Alexander. “Io frequentavo una buona scuola, per fortuna. Mentre quella accanto era piena di ragazzi che andavano a caccia di ‘perdenti’ per derubarli. I rapporti erano particolari, noi eravamo sotto una sorta di protezione. Ti chiedevano se conoscevi questa persona, dicevi sì, e rispondevano ‘ah, allora sei uno di noi’. Sfruttavi questi contatti per difenderti. Conoscevo un ragazzo, Alexei, che veniva da uno dei quartieri peggiori, il quindicesimo. Prendi qualsiasi persona seduta su una panchina in quelle zone e trovi l’eroina in tasca, facile. Era strano: potevi giocare a tennis, potevi morire da un momento all’altro perché eri nel posto sbagliato. Alexei finito il liceo andò a fare servizio militare, persi le tracce, poi scoprii che era morto di overdose. Purtroppo la povertà contribuiva a questo, le persone volevano un modo per evadere. Vedevi persone che si facevano di eroina tutti i giorni per le strade, molti li conoscevo. Camminavi per le strade e vedevi questi con occhi da morti, pupille piccolissime”.

La situazione è poi migliorata con gli anni 2000, per subire poi un nuovo crollo negli ultimi tempi: “Tre anni fa avrei detto che avrei voluto vivere ancora qui. Oggi non ti darei più quella risposta. È incredibile come nulla sia cambiato, nulla sia migliorato. La città continua a invecchiare, ma ai cittadini non sembra interessare”.

FAMIGLIA E SACRIFICI: VENDUTA LA CASA PER FARLA GIOCARE

“Sasha”, il fratello e fisioterapista, non si mostra spesso ma è una figura che “Dasha” ritiene molto preziosa. “Non firmo nulla senza la sua supervisione” dice Kasatkina a inizio video. Lui non ha mai visto questa unione del rapporto famiglia-lavoro come un possibile problema nei rapporti, né nella questione economica dovesse mai un giorno essere sostituito. Ricorda però, su imbeccata di Tartakova, di quando nel 2015 Kasatkina in una finale ITF a Daytona Beach contro Elise Mertens diede di matto nel secondo set insultando gli spettatori e lui stesso con un dito medio alzato: “Aveva vinto il primo set, poi nel secondo si innervosì e le dissi che avrebbe dovuto impegnarsi per vincere. Lei mostrò il dito medio, io me ne andai, lei vinse il terzo set 6-0 in 12 minuti”. Tartakova: “Come è stata la vostra discussione dopo?”. Alexander: “Molto tranquilla, a dir la verità… Può sembrare sbagliato, ma in quei momenti sono cose che succedono”.

Quando Kasatkina invece parla della propria adolescenza: “Noi avevamo una casa, costruita dai miei genitori. Hanno dovuto venderla”. Tartakova: “Davvero? Hanno venduto la casa perché tu potessi diventare un’atleta professionista?”. Kasatkina: “Sì, avevano debiti e altri problemi finanziari. Era l’unico modo. Ho pianto tanto, anche perché nella mia camera c’era un muro con carta da parati color verde pistacchio che amavo tanto. Il giorno in cui ce ne siamo andati mi sono appoggiata e ho detto addio alla casa. Avevo 12 anni”. Tartakova: “E i tuoi erano già convinti saresti diventata un’atleta professionista?”. Kasatkina: “Non lo so quanto fossero convinti, però io lo volevo fortemente. Adesso sono io che li ripago. Qualsiasi cosa di cui hanno bisogno, non ho problemi a dar loro soldi. Anche se non ne hanno bisogno”. Tartakova: “Non avevi sponsor tranne i tuoi genitori?”. Kasatkina: “Esatto. Non c’erano sponsor per quanto ne sapevo. Forse qualche offerta, ma erano soluzioni ridicole, per essere gentili”. Tartakova: “Chiedevano un 40% del tuo montepremi?”. Kasatkina: “Qualcosa di simile. Un circolo vizioso dove sarei rimasta legata per anni per non poter estinguere il debito”.

Il fratello non spende belle parole nel parlare del rapporto con la federazione: “Sono stati vicino in maniera relativa. Coprivano sporadicamente le spese, mandavi loro i documenti e facevano molto a caso, lasciando vuota la maggior parte delle spese. Ci hanno proposto un contratto, ma era ridicolo. Sembrava scritto da uno studente di legge (lui ha studiato giurisprudenza, nda) e diceva cose senza senso. Era tutto strano”. Tartakova: “Quindi se tu non ti inserivi, se i genitori non vendevano la casa, se Kasatkina non si fosse realizzata come tennista la federazione non avrebbe fatto nulla per aiutarla?”. Sasha: “Domanda interessante, credo di sì. È tutto un “se”, ma dubito avrebbero fatto qualcosa”. Tartakova: “Ma avete venduto la vostra casa. Questo è sbagliatissimo. Avete una federazione importante guidata da Shamil Tarpishev…”.

ALLENATORI E PROBLEMI: QUANDO IL RITIRO FU A UN PASSO

Tre allenatori che hanno accompagnato Kasatkina fin qui: Vladimir Platenik, Philipp Dehaes e ora Carlos Martinez. Forse ora, per la prima volta, Daria ammette che la separazione da Dehaes fu in maniera brusca.

Nel febbraio 2019 ha perso una brutta partita a San Pietroburgo contro Vera Zvonareva. In quel momento lei era top-10 e la connazionale appena dentro la top-100. Non era il primo scivolone di quella stagione e si sentiva talmente male che la discussione avuta con Dehaes fu una miccia che la portò a pensare a lungo all’idea del ritiro. “Hai 22 anni, come puoi fare un discorso simile?” dice Tartakova. Kasatkina: “Fu Philipp a darmi l’idea. In quella conversazione all’improvviso disse che se non mi divertivo più avrei anche dovuto pensare di smettere e fare qualcos’altro. Quello mi ferì particolarmente. L’ho lasciato parlare e gli ho poi chiesto se avesse finito, mi ha detto di sì, io ho preso la borsa e me ne sono andata in lacrime. Mi sono chiusa in una stanza d’albergo per due giorni”. Tartakova: “Lo incolpi per questo?”. Kasatkina: “Forse un po’. Non capisco perché se in una stagione comincia così così la persona che ti deve sostenere maggiormente mi dice poi quelle cose. Mi ha ferito duramente. Avevo deciso che per il resto della stagione avrei giocato ai tornei rimasti per fare due soldi, magari qualche finale. E poi basta. A Indian Wells 2019 passai molto tempo con le mogli dei giocatori russi e chiacchierando ho tirato fuori i miei problemi. Mi hanno dato molto supporto, mi hanno aiutato a ripensare ai miei problemi e ai miei programmi. Forse anche perché oltre al tennis non so fare tanto altro. Ho cambiato idea sul ritiro. Fu però un periodo molto duro, non so come definirlo diversamente. A Dubai capitò qualcosa di strano. Non mi sono mai picchiata in campo, con la racchetta o la mano. Lì invece lo feci, più forte possibile. Sono tornata in hotel e mi sono seduta nella doccia, non volevo parlare con nessuno. Volevo farmi male, perché mi sentivo debole e non riuscivo a venirne fuori”.

Quando Tartakova chiede ai suoi genitori se sapevano della volontà di Daria di chiudere la carriera a 22 anni, la mamma risponde: “Non lo sapevamo, ma avevano la sensazione…”. Il papà: “Non sapevamo nulla, nessuno ci aveva detto qualcosa”. La mamma: “I nostri sentimenti sono stati risparmiati”. Tartakova: “Come avreste reagito?”. La mamma: “Credo che molti genitori si facciano un’immagine perfetta dei loro figli, e vogliono che sia realtà, ma è impossibile: non puoi forzare qualcuno a vivere la vita che tu speri. Il bambino deve vivere la sua vita, per questo siamo felici di chi sono e di quello che fanno. Forse li abbiamo lasciati troppo presto, ma se bisognava trovare il giusto momento, io ho pensato quello fosse l’attimo giusto”.

COMPETIZIONE E (SANA) INVIDIA

Kasatkina rivela che sente particolare invidia per le ragazze più o meno della sua generazione già in grado di aver ottenuto risultati pesanti. Tartakova nomina tre tenniste: Naomi Osaka, Sofia Kenin e Iga Swiatek. “Chiaro che sono invidiosa, anche io lo vorrei. Non credo però l’invidia sia una brutta cosa. L’invidia è qualcosa che può aiutarti a raggiungere un obiettivo. Chiaro che se qualcuno ha qualcosa che vuoi, il desiderio aumenta”. Tartakova: “Che cosa hanno secondo te loro in più di te?”. Kasatkina: “Credo nulla. È solo accaduto così”. Tartakova: “Credi di poter vincere uno Slam?”. Kasatkina: “Oggi sì. Se me lo avessi chiesto un anno e mezzo fa ti avrei detto no”. E nel 2018? “Sì. Ho cominciato a crederci dopo il quarto di finale al Roland Garros. Era una sensazione divertente”.

Tartakova poi introduce un argomento sul suo servizio, forse il neo più grande del tennis della russa. “Sai cosa? Nell’ultimo torneo ero seconda per numero di ace. L’ho migliorato in questo periodo”. Tartakova: “È sempre stato il tuo tallone d’Achille”. Kasatkina: “Era un vero schifo. Per esempio… è come se tu in diretta ti accorgi che non riesci a pronunciare qualche parola importante che devi usare ripetutamente. Immagina come può essere il tuo discorso”. Tartakova: “Però magari in allenamento è ok, poi in partita, ciao, 3-4 doppi falli… a game”. Kasatkina: “Guarda, questo fenomeno richiede un’investigazione. Ogni tanto è mancanza di sicurezza. Magari è ok per alcuni match e poi dal nulla fai due doppi falli di fila e il tuo cervello sembra dire: ‘Che bello, facciamone altri!’ E continua così in maniera incontrollata. Tu capisci come fare un buon servizio, ma non ce la fai”. Tartakova: “È imbarazzante?”. Kasatkina: “Cavolo… non so se sia imbarazzante o cosa, ma è orribile. Non hai idea di come sistemarlo. Ti sembra di fare tutto bene ma la mano non va. Non sono nemmeno doppi falli dove vai solo lungo, alcuni vanno a metà rete e pensi: ‘Ma sono veramente un perdente per tirarla a metà rete’. Ne fai tre, ne fai un altro e guardi il coach e ti metti a ridere perché non sai più cosa fare”.

Kasatkina ammette che ora è senza sponsor, scaricata da Nike come altri a fine del 2020: “Avevo cinque anni di contratto, ora è finita. Non c’entra il ranking, loro sono più concentrati su un market US-centrico, non c’è spazio per quello russo. Fossi in Nike, non firmerei un contratto con me stessa. Adesso continuo a indossare quello che mi è rimasto dopo cinque anni”. Tartakova: “È stata una parte significativa delle tue entrate?”. Kasatkina: “Non era male, considerato che sono russa. Sui 100.000 dollari. Mi davano qualche extra in caso di vittorie. Di solito negli Slam c’è una percentuale dagli ottavi in poi”. A proposito di soldi, Kasatkina dice che le sue spese annuali per pagare il team, l’accademia e i viaggi possono arrivare sulle 600.000 dollari, ma che per fortuna non ha mai dovuto sentirsi con l’acqua alla gola nemmeno nel 2019 quando vinceva poco, perché il ranking le consentiva di essere nelle top-30 fino a ottobre: “Ero ancora ok, malgrado giocassi malissimo alla fine ho guadagnato sul milione di dollari”.

Le cose sono poi cambiate a inizio 2021 e adesso Kasatkina ha già due titoli in bacheca in stagione tra cui quello in Russia, a San Pietroburgo. In quest ultimo momento Tartakova ricorda come il coperchio del trofeo le sia caduto di mano due volte. Kasatkina: “E non ero nemmeno ubriaca. Mi sono un attimo piegata, mi è caduto e ora non sta più fisso come dovrebbe…”. Tartakova: “Hai mai avuto eccessi per festeggiare un trofeo?”. Kasatkina “Nel 2018, dopo la Kremlin Cup. A fine stagione. quando tornai da Singapore passai tanto tempo a festeggiare. Ora non sono più così, ma è capitato che arrivassi a una sbronza tale che un altro goccio di alcool mi avrebbe ucciso. Sì, essere ubriaco fradicio non è proprio il massimo”. Tartakova: “Eri ubriaca fradicia?”. Kasatkina: “Sì, per questo so di cosa sto parlando. Ho imparato a trovare un equilibrio, divertirmi e non arrivare a star male, ma averne abbastanza da fare qualcosa che avrei timore di fare in caso fossi sobria”.

BODY SHAMING

Uno dei veri argomenti potenzialmente controversi arriva quando Tartakova comincia a parlare a Kasatkina del proprio peso e di come questo fattore possa influire nella carriera come nella vita di tutti i giorni.

“Il mio peso massimo? È stato sui 70 chili, per un metro e 70” dice Daria. “Non era troppo?” chiede Sofya. “Sì, abbastanza” risponde la tennista, “lo potevi anche vedere, e sentivo che era troppo anche per come mi muovevo (in campo, nda)”. “Ho parlato con tuo fratello dopo la Kremlin Cup del 2018” dice Tartakova, “e mi diceva allora che per una persona normale tu potresti sembrare in sovrappeso ma tutto ciò per il tennis è buono perché ti da più potenza”. Kasatkina: “È abbastanza curioso. Funziona spesso con le ragazze. Il punto è che ragazze magre e con gli addominali scolpiti sono bellissime, ma non hanno potenza nei colpi e si stancano subito…”. Tartakova: “Non puoi vincere senza, a tennis?”. Kasatkina: “Ci sono alcune eccezioni, per esempio ‘Masha’ Sharapova. Però la maggior parte di noi sono più robuste, ben grassottelle. Questo è il modo in cui serve per lo sport. Non siamo qui per correre una maratona, noi abbiamo bisogno di una riserva di energie per il giusto momento”.

Tartakova a questo punto alza il tiro rivolta alla telecamere: “Ragazzi, cercate di essere un po’ più fantasiosi coi vostri insulti. Adoro leggerli sui miei canali social”, e tornando a Kasatkina, “so che a te non fa tanto piacere, alle volte potevi anche chiuderti se qualcuno ti scriveva: ‘Dove sono i tuoi addominali, Kasatkina? Cos’è quel culo?’. Diventi ancora matta per queste frasi?”. Kasatkina: “Lo facevo, adesso rido a certi commenti. Per esempio su una foto di me e ‘Nastia’ Pavlyuchenkova loro ci taggavano e ci dicevano che eravamo grasse”. Alla domanda sul commento più offensivo: “È difficile da dire, perché continuano a migliorare le loro abilità nell’insulto. Per esempio di recente sono andata a trovare, in Australia, ‘Dasha’ Gavrilova dopo il suo intervento chirurgico. Lei scherzava per i tanti insulti che ricevevo e lo ha messo su Twitter. Ovviamente le persone commentavano che io fossi sempre dietro a mangiare e chiedevano come mai Pavlyuchenkova non fosse lì a fare uguale. È così, le persone trovano negatività in ogni cosa”.

RELAZIONI E RAPPORTI CON LO STESSO SESSO

Kasatkina qui sembra incline a rivelare alcune parti della sua sfera più privata: “C’era un ragazzo con cui mi sono frequentata che lo faceva solo per la mia fama. Nessuno mi ha mai chiesto espressamente soldi, ma questa persona mi ha fatto capire che aveva altro in testa e non veri sentimenti. Per esempio quanti biglietti voleva per la Kremlin Cup. Decine di biglietti. Si vantava tanto coi suoi amici. Non mi piaceva granché, ma cercavo di sopportare”. Tartakova: “Come reagiresti se ti chiede: ‘Posso viaggiare con te? Paghi tu?”. Kasatkina: “No, perderei interesse. Sarebbe un grosso campanello d’allarme. Che ragazzo chiederebbe di pagargli tutto?”. Tartakova: “Un ‘gold-digger'”.

Tartakova: “Sei mai stata delusa da un uomo o pensi che loro siano insopportabili?. Kasatkina: “Se non provi non sai, e io non sto provando. Non è che abbia tirato una riga sugli uomini, so che ci sono ragazzi buoni e cattivi”. Tartakova: “Quanti messaggi privati di flirt ricevi? Quanti ti invitano a cena?”. Kasatkina: “Quando sono a Togliatti perdo la testa, diventa terribile”. Tartakova: “Qualche dick-pic?”. Kasatkina: “Sono fortunata, non ne ho ricevuti tanti, forse giusto uno in tutto questo tempo. Ho la faccia da bambina, aiuta”. Tartakova: “E di cose perverse? A me dicono spesso che vorrebbero annusare i miei calzini”. Kasatkina: “Oh sì, il mio preferito è un ragazzo che una volta mi disse: “Ho voglia di bere l’acqua dove fai il bagno”, qualcosa di simile. E mi chiedono di soldi… Preferirei avere dick-pics piuttosto. Alcune ragazze invece mi dicono che vorrebbero fossi la loro fidanzata”.

Kasatkina racconta che questa solitudine al momento non le pesa, sebbene ogni tanto torni a casa e sia completamente da sola: “I pensieri cominciano a frullare per la testa, ma sto approfittando del momento per provare a conoscermi meglio. Non dovrei preoccuparmi di essere sola, non c’è nulla di male, forse è peggio voler a tutti i costi in compagnia per evitare la solitudine. Conosco persone che non possono proprio essere sole, non importa che partner ci sia, hanno solo bisogno di essere in una relazione, altre invece si mettono in una relazione solo se veramente sono presi dall’altra”.

Tartakova: “Ho capito che per te il sesso con un’avversaria è no-no, perché c’è troppa competizione. In generale però mi sembra di notare che tu giri un po’, in questo senso, ricevendo attenzione da entrambi i lati. Puoi dirmi dove ti sembrano le differenze?”. Kasatkina: “Le donne sanno come lanciare propriamente l’amo… Oddio… Diciamo che le donne sanno meglio come le donne funzionino, capiscono la psicologia e i bisogni”. Tartakova: “Quali sono i tuoi bisogni?”. Kasatkina: “Non lo so ancora, sto cercando di imparare”. Tartakova: “Cominceresti una relazione con una donna?”. Kasatkina: “Direi di sì. Le donne in una relazione hanno una connessione più forte, ci si capisce meglio. Ci possono essere molti fraintendimenti tra un uomo e una donna”. Tartakova: “Pensi sia una questione di intimità mentale?”. Kasatkina: “Sì, ed emotiva. Le donne sono più emotive, dunque più in sintonia, capiscono meglio le diverse emozioni”.