Australian Open, clima teso: Bautista Agut parla di prigionia, Azarenka richiama tutti alla calma

Vi chiederete “come sta andando la quarantena”? Male, molto male. I tennisti continuano a lamentarsi del non poter uscire dalla camera, ma così facendo si scontrano pesantemente contro la realtà attuale di una situazione che non possono controllare e sono nelle mani di un governo che ha condotto meglio di tanti altri la battaglia al covid-19, anche a rischio di essere fin troppo duro coi suoi cittadini.

La situazione di Melbourne era nota, o almeno avrebbe dovuto esserlo, fin da giugno. Qui non lasciano passare nulla e per il benessere dei cittadini, a livello sanitario, sono disposti anche a misure ben più drastiche di tutte quelle a cui giocatori e giocatrici sono andati incontro fin qui.

Così quando la realtà europea e nord-americana, dopo mesi di sostanziale libertà (a confronto della circostanza in Victoria) si è scontrata con quella australiana è stato un mezzo, per non dire proprio totale, disastro. E ancora dopo cinque giorni ci sono polemiche sulle decisioni prese dal governo locale. Ultimo è Roberto Bautista Agut in collegamento video-telefonico con Sport5, che addirittura arriva a parlare di prigionia.

“È come essere in prigione” ha cominciato lo spagnolo, semifinalista qui nel 2019, “queste persone non hanno idea di cosa sia il tennis, i campi di allenamento, di nulla. È tutto un disastro. Tennis Australia non è in controllo di nulla, sono le persone del governo… Non posso immaginare stare due settimane così”.

Ieri il coach di Veronika Kudermetova aveva rilasciato una lunga video-intervista in russo dove si scagliava contro diverse persone. Diceva di Sorana Cirstea che voleva partire per tornare a casa appena possibile ma che non può farlo perché deve completare i 14 giorni di quarantena. Ce l’aveva contro Bianca Andreescu perché ha deciso di partire con loro da Abu Dhabi pur dopo aver fatto una settimana da turista visitando molti luoghi senza grandi precauzioni (e il fatto che il suo coach sia ora positivo ha verosimilmente aumentato la frustrazione). Poi ha scagliato un attacco a Victoria Azarenka, responsabile secondo lui di non volersi far portavoce dei problemi delle tenniste come da membro del consiglio giocatrici della WTA ma di cercare di silenziare le voci. Più tardi, la bielorussa ha risposto con un lungo comunicato dove fa appello alla ragione, essendo anche lei confinata per 14 giorni nella sua camera.

“Cari giocatori, allenatori, staff e membri della comunità australiana. Vorrei prendere un momento per qualche riferimento ai colleghi e ai media di tutto il mondo.
Questo è stato un momento molto difficile per molti di noi e che non ci aspettavamo potesse finire in questa situazione in cui ci ritroviamo. Essere per 14 giorni in quarantena totale è una situazione molto dura da accettare per tutto il lavoro che abbiamo ognuno di noi messo durante la off season – per prepararci al primo torneo Slam dell’anno. Capisco la sensazione di frustrazione e sentimenti di scorrettezza di molti di noi.
Noi viviamo in una pandemia, nessuno ha una vera soluzione al problema per operare in piena capacità e senza errori, lo abbiamo visto lo scorso anno. Ogni tanto certe cose avvengono e non possiamo fare altro che accettarle, adattarci e guardare avanti!
Vorrei chiedere a tutti i miei colleghi cooperazione, comprensione ed empatia per la comunità locale che è andata incontro a restrizioni molto pesanti che non hanno scelto, ma sono state imposte.
Vorrei chiedere a tutti che possiate essere sensibili verso persone che hanno perso lavori e persone care in tutto il mondo.
Vorrei chiedere a tutti rispetto verso le persone che lavorano senza sosta per permetterci di vivere in maniera più semplice.
Vorrei chiedere ai media per favore di avere consapevolezza dell’influenza che possono portare alla comunità.
Vorrei che le persone e la comunità sapesse che la nostra priorità è la salute delle persone.
Per finire, vorrei tanto che noi riuscissimo a supportarci l’un l’altro per quanto possibile.
Le cose son sempre più semplici quando si affrontano in un ambiente compassionevole e si lavora insieme.
Una volta di più, grazie a tutti voi per il vostro sforzo mentre noi cerchiamo di affrontare al meglio questi giorni e queste settimane.
Grazie,
Vika”

Nel frattempo, oggi i più fortunati sono riusciti a mettere piede a Melbourne Park per i primi allenamenti. Come stabilito, ci sono cinque ore di libertà prima del rientro nella propria camera di hotel.