TIME! Louise Brough, l'"amazzone" che veniva dagli Stati Uniti

Di Francesca Cicchitti

Sono passati più di dieci giorni dalla morte di Louise Brough e ci sembrava giusto renderle omaggio ricordandola come si deve ad una grande giocatrice che, come lei, ha fatto la storia del tennis dell’immediato secondo dopo guerra. Rievocheremo le sue gesta anche attraverso alcune testimonianze di giornalisti e scrittori tra i più famosi ed esperti di tennis.

La Brough, insieme a Margaret Osborne, Doris Hart, Shirley Fry, Paulne Betz e Alice Marble, faceva parte di quel gruppo di tenniste americane che quando vennero per la prima volta in Europa fecero un grande scalpore. Erano quelle giocatrici che Gianni Clerici, aveva soprannominato “Le amazzoni” per quegli short di flanella che indossavano e che coprivano poco le gambe.

Clerici racconta che la prima volta che le americane arrivarono in Europa colpirono tutti, non solo per l’incredibile tecnica, ma anche per la loro prestanza fisica: i capelli biondi, gli occhi azzurri, le lunghe gambe e per il modo di vestire. «Erano le prime donne che servivano dall’alto, colpivano la palla con disinvoltura nonostante le racchette di legno fossero pesanti, spingevano sempre le gambe su tutte le palle, erano delle lottatrici e non si davano mai per vinte. Indossavano degli shorts, che fino ad allora non si erano mai visti, ampie camicette di flanella, al fine di essere più comode».

La Brough era una tennista talentuosa e grazie al suo gioco di “serve and volley”, è stata in grado di vincere trentacinque prove dello Slam, tra gli anni 40 e 50, in singolo, doppio e doppio misto. Ha vinto sei titoli in singolare di cui quattro a Wimbledon, ventuno titoli di doppio in coppia prima con Pauline Betz, ma poi con Margaret Osborne Dupont erano diventate una coppia invincibile. Otto i titoli di doppio misto. Per sedici anni fu nella top ten della classifica nazionale e divenne numero uno del mondo nel 1955. Grazie a questi incredibili risultati, quando ormai si era ritirata, nel 1967 fu inserita nella “Hall of Fame di tennis”. Con i trentacinque titoli dello Slam vinti, è al quinto posto con Doris Hart, dietro a Margaret Court, Martina Navratilova, Billie Jean e Margaret Osborne Dupont.

Bud Collins, famoso storico di tennis e giornalista americano, definì Louise Brough (nel suo libro “The Bud Collins History of Tennis”) «una delle più grandi giocatrici di volleé, che ha reso omaggio al doppio femminile con il suo gioco. Era una bionda sinuosa, silenziosa e diffidente, ma quando in doppio giocava con la Osborne Dupont, da sinistra tirava dei colpi da vera “assassina”».

Althea Louise Brough è nata a Oklahoma City il 11 Marzo 1923. Si trasferì a Beverly Hills, in California, quando era ancora una bambina e ha imparato a giocare su campi pubblici di Roxbury Park, vinse i campionati juniores nazionali nel 1940 e 1941.

Secondo Rino Tommasi, era una grande giocatrice: «aveva una grande tecnica, ma se avesse giocato con quelle di oggi, secondo me la Brough non avrebbe visto nemmeno la palla. Oggi il tennis è molto fisico, c’è una grande preparazione atletica che allora non si faceva, comunque ha fatto un gran record per quei tempi!».

Louise dopo aver stabilito questo primato, si ritirò dal tennis intorno al 1958, ma già dal ’53 cominciava a perdere i primi colpi. Il suo gioco non era più così efficace, aveva perso fiducia in se stessa e persino il servizio, uno dei suoi colpi migliori, non lo riusciva a mettere a segno. Era diventata psicologicamente sensibile e non le riuscivano i lanci di palla, l’era “Open” si avvicinava e il gioco cominciava a cambiare. Nonostante ciò vinse ancora dei titoli fino al 1957 poi si dedicò alla vita familiare. Rimase sempre a contatto col mondo del tennis, per venti anni insegnò a giocare agli juniores. Ha continuato a giocare i tornei di doppio seniores in coppia con Barbara Green Weigandt.

Si è spenta all’età di 90 anni, nella sua casa di Vista (California), sopravvivendo al marito, il dentista Alan Clapp che morì nel 1999.

Di Louise Brough, rimarrà storica una frase che disse durante una riunione informale, presso il Los Angeles Tennis Center, era il 1985, in piena era “Open”, e in presenza di cinque colleghi, come lei campioni di Wimbledon: Jack Kramer, Bobby Riggs, Ted Schroeder, Jane Mako e Bob Falkenburg disse: «A Wimbledon ho vinto tredici titoli, tra singolari, doppi e doppi misti, ma è stato prima dell’era “Open”, chissà quanto sarebbe stato il mio premio in denaro, mi taglierei la gola, se penso a quanto avrei potuto guadagnare oggi!».