Errani, l’antidoping italiano conferma la richiesta di due anni di stop

In un articolo del Corriere della Sera a firma di Gaia Piccardi e Marco Bonarrigo viene raccontata l'udienza dell'appello nel processo per la squalifica al doping di Sara Errani.

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Lo stesso quotidiano nazionale che aveva anticipato la squalifica per doping nei confronti di Sara Errani, il Corriere della Sera, adesso riporta quanto avvenuto ieri, 9 novembre, nell’udienza di appello del TAS. Nel Tribunale d’Arbitrato Sportivo l’antidoping italiano, che in estate aveva chiesto una pena più severa visto il precedente del canoista azzurro fermato per una positività ad un farmaco ritenuto “gemello” del Letrozolo dalla WADA (l’anastrozolo), ha confermato la propria richiesta: 2 anni di squalifica.

Al processo era presente la stessa tennista romagnola accompagnata da tutta la famiglia e di nuovo chiamata a raccontare la versione dei fatti che ha fatto decidere, al tribunale dell’ITF, di concederle una pena nettamente inferiore come 2 mesi soltanto di squalifica, già scontati e “svaniti” il 2 ottobre. La tennista azzurra, che già si è vista togliere tutti i risultati ottenuti dal giorno del controllo, il 16 febbraio, fino al 7 giugno (giorno in cui un nuovo controllo l’ha trovata priva di sostanze dopanti). Sara chiede che le venga restituito tutto: montepremi e punti ranking, cancellando di fatto la prima sentenza.

La NADO, secondo quanto scrivono Gaia Piccardi e Marco Bonarrigo, non crede dunque alla possibilità che l’assunzione sia avvenuta in maniera involontaria, cioè con il medicinale che si trovava in cucina ed è finito nel ripieno della pasta poi assunta da Sara a tavola. La giocatrice ha ripresentato il test del capello, risultato negativo, mentre l’ITF ha presentato la spiegazione per cui ha considerato un avvenimento come questo un “bad mistake”, “un errore”, il non essersi accorti che il farmaco aveva il bollino di “doping”. Entro Natale è attesa la decisione definitiva sul caso.