US Open, favola Fernandez: semifinale a 19 anni, dopo Osaka e Kerber elimina anche Svitolina

L. Fernandez b. [5] E. Svitolina 6-3 3-6 7-6(5)

Un giorno si elogia Emma Raducanu, quello dopo tocca a Leylah Fernandez. Delle due ragazzine classe 2002 che stanno prendendo d’assalto il tabellone dello US Open, la canadese ha fatto lo scatto verso la semifinale, alzando l’asticella in attesa della britannica che domani alle 18 ora italiana sarà in campo contro Belinda Bencic per cercare di continuare questa corsa delle due ragazzine che già avevano scritto un piccolo record diventando le prime della loro annata a raggiungere le migliori otto in un torneo così pesante.

Fernandez, poi, oggi ha compiuto un nuovo capolavoro. Dopo Naomi Osaka e Angelique Kerber, la neo-diciannovenne del Quebec si è imposta in un’altra partita al terzo eliminando al tie-break decisivo Elina Svitolina. Un match dove ancora una volta si è distinta per qualità di gioco e coraggio, emergendo nei momenti decisivi grazie a un atteggiamento sempre molto positivo al confronto di un’ucraina che troppo spesso non riusciva a fare lo scatto in avanti che la sua esperienza poteva darle. Il problema, semmai, è che a questo livello non è la prima volta che si vede la giocatrice di Odessa essere in affanno e mettersi da sola addosso tante paure che non la lasciano giocare come vorrebbe.

Il primo set, nel 6-3 3-6 7-6(5), è stato un mezzo disastro della numero 5 del seeding. Le due si sono studiate per i primi quattro game, poi la canadese ha alzato le marce e l’ha lasciata lì. Non era un ritmo forsennato, ma quanto faceva era ben sufficiente per tenere sotto pressione una Svitolina spenta e frastornata. Elina non giocava sul rovescio avversario, andava troppo spesso a pizzicarle il dritto e da lì erano guai. Il break del 4-2 e l’allungo sul 5-2 hanno scavato un solco importante nel gioco e nella testa della numero 5 del seeding, che ha sì recuperato da 0-30 ma era molto in difficoltà, spesso perdendo campo e lasciando libera l’avversaria di esibirsi nel suo tennis d’attacco che già contro Kerber al turno precedente aveva lasciato il segno. Due giorni fa mise a segno 45 vincenti, oggi sono stati 42. E stiamo parlando di due avversarie che sono ottime nel far muro, difendere e contrattaccare.

Vinto il primo set, Fernandez ha subito il rientro di Svitolina nelle prime fasi del secondo set. Elina riusciva finalmente a tenere i piedi più vicini alla linea di fondo, a muovere meglio la palla e avere più coraggio. È bastato poco perché si creasse una situazione favorevole. Era la sensazione di inizio partita e finalmente stava riuscendo a interpretare il piano. Sul 5-1 però ha subito i primi vincenti in successione della sua avversaria, che si è ripresa dal passaggio a vuoto ed è tornata a far viaggiare soprattutto il dritto fino ad arrivare a tre chance di 5-4. Svitolina, malgrado qualche seconda troppo docile e qualche indecisione negli scambi, si è tirata su e sul set point con un ace a uscire ha rimandato tutto al set decisivo. Qui dove si è ammirato maggiormente il coraggio della canadese: uno 0-30 recuperato nel primo game, un altro sull’1-1, e sempre spingendo, sempre con le idee chiare e colpi di grande livello.

Ha preso per prima il break di vantaggio, è uscita avanti 4-2 da una serie di tre break consecutivi. Sul 5-3, però, Svitolina ha giocato molto bene facendosi più propositiva dal 30-30 con le uscite di rovescio verso il lungolinea e capitalizzando la chance di 5-4, divenuto poi 5-5. Nell’undicesimo game Fernandez è passata dal 40-15 al 40-40 inventandosi un settimo punto da cardiopalma con 23 colpi e dove ha mancato malamente la chiusura col dritto incrociato rimettendo nello scambio l’avversaria prima di colpire un rovescio vincente. Giunti al tie-break, Fernandez ha preso subito il comando grazie all’ennesima seconda tenera della sua avversaria sull’1-1. Elina trovava il 4-4 con un anomalo dritto sotto al nastro ma sul 5-5 l’ennesimo colpo nei pressi della rete giocato con paura le è costato il passante vincente deviato dal nastro. Sul primo match point, la canadese si è affidata al proprio jolly: il servizio a uscire da sinistra, lei che è mancina.

Svitolina non ha controllato la risposta, la palla è volata lunga e lei si è inginocchiata nel boato dell’Arthur Ashe che ormai l’ha presa e si è legato alla sua cavalcata maestosa. Due anni dopo Bianca Andreescu, il Canada sogna con un’altra ragazzina di appena 19 anni.