Stats Roma: Nadal suona la decima, Swiatek fa il botto

Dopo le prove di futuro andate in scena nei primi tre Masters 1000 dell’anno le cui finali hanno visto protagonisti sei tennisti della Next Gen (onnicomprensiva dei tennisti nati dal 1996), gli Internazionali d’Italia hanno segnato un ritorno al passato più nobile.

Nole Djokovic e Rafael Nadal (69 anni in due), al termine di un percorso non agevole per entrambi, si sono ritrovati in finale a contendersi l’ambito trofeo incrociando le racchette per la 57esima volta nella loro gloriosa carriera. Ha vinto in tre set lo spagnolo che va in doppia cifra anche a Roma e soprattutto fa le valigie per Parigi lasciandosi alle spalle la fastidiosa sensazione di vulnerabilità sulla amata terra rossa, serpeggiata dopo i passi falsi di Montecarlo e Madrid.

Djokovic ha sprecato due palle break sul 2 pari del set decisivo subendo il contraccolpo psicologico di cui ha approfittato immediatamente, come suo costume, lo spagnolo che ha piazzato inesorabilmente la zampata decisiva. E con questo successo Nadal pareggia col rivale il conto delle vittorie nei tornei Masters 1000: trentasei pari in 105 finali disputate complessivamente dai due (53-52 per Djokovic).

La morale della favola è che questi due giganti non hanno alcuna intenzione di abdicare a dispetto dell’anagrafica. Sarà l’imminente Slam parigino a dirci se il cambio generazionale, che alla luce dei risultati dei primi Masters 1000 della stagione sembrava più vicino, ha un fondamento reale o è per ora ancora un miraggio.

Ma se questo è l’esito terminale del campo, l’edizione 2021 del torneo romano, verrà ricordata innanzitutto per le gesta eroiche di Lorenzo Sonego che aveva in carriera vinto solo una partita contro un top 10 e che in un colpo solo ha “rischiato” di batterne 3 in due giorni.

Il tennista torinese ha scelto il Foro Italico, il palcoscenico che sta più a cuore ai tennisti italiani, per dimostrare al mondo di essere diventato un campione vero. Era nell’aria da mesi, si leggeva dalle prestazioni concrete ma mai roboanti che una crescita qualitativa tecnica e temperamentale era in atto e che occorreva solo l’occasione giusta perché si traducesse in risultati certificati.

Le vittorie sofferte ma meritatissime ottenute contro due Top 10 (negli ottavi contro Thiem e nei quarti contro Rublev) danno spessore ad un risultato coronato poi dalla fiera resistenza opposta in semifinale al numero uno del mondo, Nole Djokovic, che per un momento, alla fine del secondo set perso al tie break, ha temuto di poter perdere la partita che dopo il primo set aveva avuto saldamente in pugno.

La semifinale raggiunta dal tennista ligure eguaglia il miglior risultato di un italiano a Roma dal 2007, quando Filippo Volandri, attuale ct di Coppa Davis, vi riuscì dopo aver battuto in sequenza Gasquet, Federer e Berdych, prima di cedere al cileno Fernando Gonzales soprannominato “mano di pietra” per la potenza del suo dritto.

Sonego eguaglia il suo best ranking al numero 28, così l’Italia torna ad avere quattro tennisti tra i top 30, la qual cosa, a distanza di 44 anni dall’epoca di “Panatta e Company” era già accaduta per una settimana (dal 12 aprile scorso), con la differenza che Sonego è diventato nel frattempo il numero tre d’Italia scavalcando Fabio Fognini, mentre Sinner consolida la seconda posizione che già occupa da qualche settimana ottenendo l’ennesimo best ranking al numero 17.

Tutto ciò è l’effetto dei risultati strabilianti che settimana dopo settimana i nostri tennisti stanno inanellando al punto che ad oggi l’Italia del tennis maschile risulta nel complesso la squadra più forte del mondo come dimostrato dai numeri:

L’’Italia è l’unica nazione ad aver avuto quattro diversi tennisti che hanno raggiunto almeno i quarti di finale nei primi quattro Masters 1000 disputati quest’anno ( Spagna e Usa ne hanno avuti tre e la Russia due)

La Race ATP, destinazione Torino, vede tre azzurri nei primi 13 cui seguono Fognini e Musetti entro il 34simo posto:

Solo la Russia sta facendo meglio con Rublev (3), Medvedev (5) e Karatsev (7).

Per completare l’analisi dei risultati ottenuti dagli italiani a Roma, va detto che, nonostante un sorteggio nel complesso poco benevolo, il bilancio chiude in attivo: Berrettini si è difeso egregiamente contro Tsitsipas dopo aver regolato brillantemente Basilashvili e Millman, Sinner ha tenuto testa a Nadal andando avanti di un break in entrambi i set giocati, dopo aver superato con autorevolezza il temibile francese Humbert all’esordio. Hanno vinto contro pronostico all’esordio Mager su De Minaur, Musetti su Hurkacz ritiratosi all’inizio del secondo set dopo aver perso il primo, e Travaglia su Paire; perderanno al secondo turno rispettivamente contro Sonego, Opelka che arriverà sorprendentemente in semifinale, e Shapovalov che poi sfiorerà l’impresa clamorosa arrivando due volte al match point contro Nadal negli ottavi. Fuori subito solo Caruso per mano di Goffin e Fabio Fognini, apparso rassegnato già in partenza contro un Nishikori che venderà poi cara la pelle strappando un set a Zverev negli ottavi.

In totale gli italiani hanno vinto 10 match a fronte di 8 sconfitte con una performance positiva del 55,56% che è la seconda in assoluto dal 1990, dopo quella del 2007, quando Volandri approdò in semifinale. Quell’anno, con soli quattro tennisti al via nel main draw, si registrarono 7 vittorie e una performance del 63,64%.

Il torneo femminile

Non è stata un edizione indimenticabile per la qualità dello spettacolo che si è visto nella settimana, ma lo sarà tristemente per l’epilogo che ha ricordato quello del Roland Garros del 1988 quando Steffi Graf annientò l’ucraina Zvereva, con un doppio bagel, in soli 32 minuti.

Uscite anzitempo tutte le prime otto teste di serie, compresa la numero uno del mondo Ashleigh Barty costretta al ritiro nei quarti mentre era in vantaggio sulla americana Gauff, hanno saputo approfittarne Karolina Pliskova, per il terzo anno consecutivo in finale a Roma, e la 19enne polacca Iga Swiatek, regina dell’ultimo Roland Garros, giunte all’ultimo atto del torneo dopo aver anch’esse sfiorato l’eliminazione precoce, costrette a salvare entrambe match point rispettivamente contro la Ostapenko nei quarti (3) e la ceca Krejicikova negli ottavi (2).

Al termine di una finale che in realtà non è mai iniziata, ha alzato il trofeo la giovane polacca che ha giocato un match perfetto, annientando un avversaria di fatto mai entrata in partita perché sopraffatta da subito senza avere il tempo di organizzare una strategia di reazione. 6-0 6-0 il punteggio finale in 46 minuti. Se ci fossero state le regole del pugilato probabilmente dall’angolo della Pliskova sarebbe partita l’asciugamano per far interrompere il match per manifesta inferiorità.

Anche nel torneo femminile c’è stato spazio per giocatrici non comprese tra le teste di serie. Sono infatti approdate in semifinale la croata Petra Martic che a 30 anni ci riesce per la prima volta in un torneo 1000, e la più giovane tra le top 100, l’americana Cori Gauff, appena diciassettenne , predestinata da tempo a diventare la numero uno d’America.

Ancora uno zero nella caselle delle partite vinte per le italiane. Camila Giorgi, Martina Trevisan e Elisabetta Cocciaretto sono uscite all’esordio pur avendo tutte avuto la possibilità di spuntarla. In particolare la Giorgi contro una incredibile lottatrice come la spagnola Sorribes Tormo, ha avuto 3 palle set nel primo, per poi ritrovarsi 4-0 e poi 5-3 con servizio a disposizione nel set decisivo. E’ rimasta in campo 3h 53m raccogliendo alla fine solo tanta delusione.

Altri numeri del torneo:

1 – Jasmine Paolini resta l’unica tennista italiana ad aver vinto una partita agli Internazionali d’Italia dal 2016. E’ accaduto lo scorso anno contro la lettone Sevastova (6-2 6-3). La tennista italiana fu poi sconfitta dalla Halep.

2 – Le vittorie di Opelka nelle 12 partite giocate in carriera sulla terra rossa prima di questa settimana.

3 – Le finali consecutive della Pliskova a Roma. Prima dello sciagurato epilogo di quest’anno, nel 2019 vinse battendo l’inglese Konta (6-3 6-4), mentre nel 2020 fu costretta al ritiro per infortunio contro la Halep che era avanti 6-0 2-1.

3 – I tornei vinti in carriera da Iga Swiatek in quattro finali disputate in carriera. Prima di questa settimana si era imposta al Roland Garros nel 2020 e ad Adelaide quest’anno.

6 – I piazzamenti almeno in semifinale degli italiani agli Internazionali d’Italia nell’Era Open (dal 1969)

6 Le finali tra Djokovic e Nadal svoltesi a Roma. Il bilancio è di 4-2 per lo spagnolo.

9 Le finali WTA concluse con un doppio cappotto dal 1973:

9 – Il nuovo best ranking della Swiatek che a 19 anni e 11 mesi diventa la seconda polacca ad entrare nella top 10 dopo Agnieszka Radwanska che fu per la prima volta n.10 il 6 luglio 2008 a 19 anni e 4 mesi per poi salire fino al n.2 a 23 anni (nel 2002).

10 Le palle break avute nei quarti da Zverev contro Nadal. Ne ha sfruttate una sola.

13 – I punti conquistati complessivamente dalla ceka Pliskova nella finale femminile dei quali 4 nell’ultimo game.

14 – Le partecipazioni al torneo di Fabio Fognini a partire dal 2006. Il record di presenze appartiene ancora a Volandri che arrivò a 15 presenze tra il 2001 e il 2016.

15 – Il numero di testa di serie della Swiatek, che è la vincitrice col più basso ranking dal 2010 quando si impose la spagnola Martinez Sanchez, numero 26 del mondo e non compresa tra le teste di serie.

17 – Il nuovo best ranking di Sinner che sale al settimo posto nella graduatoria italiana dal 1973, anno dell’introduzione del ranking computerizzato:

29 – Il nuovo best ranking della giovanissima Cori Gauff che nella classifca della Race WTA sale addirittura al 17simo posto.

57 – Gli head to head tra Djokovic e Nadal. 29 le finali con un bilancio di 16 a 13 per il tennista serbo.

96 – Il nuovo ranking della 36enne Vera Zvonareva (ex numero 2 del mondo) che torna tra le Top 100 dopo quasi 2 anni. La tennista russa, che non vinceva una partita a Roma dal 2008, ha giocato un ottimo torneo approdando al terzo turno dopo aver battuto la numero 10 del mondo Petra Kvitova.

134 – Le tenniste entrate nelle top 10 dal 1975, quando fu istituito il ranking computerizzato.

3 ore e 51 minuti- La durata del match di primo turno tra Giorgi e Sorribes Tormo. Trattasi del sesto incontro più lungo che si è giocato nel circuito femminile nell’Era Open: