US Open: Serena Williams soffre ma batte Kanepi, ai quarti Pliskova. Bene Stephens

[17] S. Williams b. K. Kanepi 6-0 4-6 6-3

È l’immagine della felicità, Serena Williams, quando al termine del suo incontro è andata verso il centro del campo per essere intervistata dalla giornalista di ESPN. Sollevata, finalmente serena (perdonate il gioco di parole), di nuovo sorridente dopo aver vissuto con grande nervosismo gli ultimi due set di una partita che a conti fatti non è mai stata vicina a perdere, ma da metà del secondo set ha quasi perso di mano a causa di tanto nervosismo e un’avversaria, Kaia Kanepi, che stava giocando in maniera eccezionale.

Quello che sembrava un pomeriggio di routine è diventato ben presto un percorso a ostacoli dove serviva pazienza, attenzione, e la forza di rimanere lì con la testa. L’estone, che a inizio torneo aveva battuto, o meglio travolto, la numero 1 del mondo non stava giocando male neppure nel primo set, dove ha subito un 6-0 perché dall’altra parte della rete c’era probabilmente la miglior versione di Serena da lungo tempo a questa parte, ma proprio la consapevolezza di non avere grandi colpe per quel passivo pesante le ha dato modo di resettare tutto con facilità e ripartire come se il match fosse appena all’inizio.

Nel primo game della seconda frazione ha trovato Serena impreparata su alcune accelerazioni centrali ed è arrivata alla palla break che convertita, e poi confermata con un solido game al servizio, le ha dato modo di prendere margine e dare continuità alla sua azione. Serena si è un po’ disunita, con qualche errore in più, e sul 2-4 è cominciata la vera fase delicata. Pur in una situazione di apparente normalità, la statunitense ha perso il controllo dei propri nervi: è bastata una prima di servizio messa fuori per vederla bloccarsi prima di alzare nuovamente la palla, come a voler provare a schiarire la mente e rilassarsi. È andata 40-15 vincendo i due punti successivi e in ogni circostanza accompagnava l’esito dello scambio con un “come on” piuttosto potente. Non è bastato però, perché Kanepi ha messo insieme due magie di dritto (incrociato stretto e tracciante in lungolinea) che hanno messo le basi per un nuovo break.

Dal 5-2 e servizio l’estone ha mancato la prima chance di chiudere la frazione in un turno di battuta dove entrambe hanno giocato a velocità mille e palla che passava a non più di 10 centimetri dalla rete. Entrambe con le ginocchia ormai a contatto col terreno, entrambe a voler dominare un braccio di ferro simbolico: Kanepi lo faceva più perché quello è il suo modo di giocare, un marchio di fabbrica che la rende fastidiosissima per tante big (Halep, non sei sola); Williams perché voleva sfogare la rabbia accumulata negli ultimi minuti. A conferma che non tutto era tornato alla normalità, dopo aver recuperato il primo break è subito andata sotto 0-30, salvandosi ai vantaggi. Nel game di risposta successivo ha trovato alcune importanti accelerazioni vincenti col dritto per salire 15-40, ma Kanepi ha servito molto bene in entrambi i casi. Dalla situazione di parità, l’estone ha chiuso al terzo set point mantenendosi molto propositiva con entrambi i fondamentali da fondo campo.

Il nuovo importante punto di svolta è arrivato a inizio del terzo set. L’estone continuava a martellare vincenti e Serena era di nuovo costretta ai vantaggi. Non ha offerto palle break ma si è trovata più volte sul 40-40. Alla fine, chiuso il turno di battuta con un rovescio incrociato, l’urlo liberatorio che faceva capire tanto di quanto stesse vivendo con nervosismo quelle fasi delicate. Il break nel turno successivo, propiziato da una continua spinta da fondo, le ha dato un minimo in più di calma. L’aver salvato una palla break (brutta stecca della sua avversaria) nel game successivo ha fatto il resto. Dal 3-0 ha portato in porto la partita senza più concedere nulla, facendo segnare la miglior prestazione stagionale al servizio con 18 ace e mettendo un altro piccolo mattoncino nella strada al titolo numero 24.

Altri incontri

Undicesima vittoria di fila per Sloane Stephens a Flushing Meadows. La campionessa in carica dello US Ope ha vinto una bella partita contro Elise Mertens, vendicando la sconfitta di un paio di settimane fa a Cincinnati e siglando un 6-3 6-3 abbastanza comodo.

La statunitense è partita molto forte salvo farsi recuperare un primo break e vedersi agganciare sul 3-3, da lì però con 3 game consecutivi ha portato a casa il primo parziale. Andamento molto simile nel secondo dove l’equilibrio ha regnato fino al 3-3 quando poi la numero 3 del seeding ha dilagato. La statunitense ha fatto valere una palla molto più pesante e la solita grande sicurezza quando palleggia, nonostante in alcuni momenti le sia scappato qualche gratuito di troppo. Mertens, pur non giocando una brutta partita, ha fatto più fatica a trovare la via giusta per avere punti “facili”. La sua idea era di alzare la traiettoria in maniera quasi sistematica sul rovescio della sua avversaria e aspettare una palla più corta, ma pur quando ne aveva la chance c’era il caso che sbalgliasse l’accelerazione di dritto conclusiva.

Diversi i punti da incorniciare, da parte di entrambe, ma merita una menzione speciale il recupero e passante spalle alla rete di Stephens sul 2-2 nel secondo set. Mertens aveva giocato una gran palla corta e un lob a seguito della controsmorzata. Sloane c’è arrivata e ha tirato un dritto che ha lascato di sasso la belga. Ai quarti di finale la rivincita del match dello scorso anno, proprio allo stesso livello, contro Anastasija Sevastova.

Sarà Karolina Pliskova la prossima avversaria di Serena Williams. La ceca, in ripresa rispetto alle ultime uscite, ha superato Ashleigh Barty con un doppio 6-4. Molto interessate come la numero 8 del seeding, ora, provi un po’ di più ad avvicinarsi alla rete rispetto a prima, quando era abbastanza ancorata sulla linea di fondo in un gioco che non poteva darle troppe soddisfazioni. Proprio nel 2016, infatti, il momento migliore della sua carriera coincise con una fase dove spesso si faceva avanti per ridurre gli scambi e chiudere i punti al volo cosa che non le riesce neppure male. Con Conchita Martinez, che per questo torneo la segue e che già lo scorso anno “vinse” uno Slam con Garbine Muguruza a Wimbledon, la giocatrice di Louny sembra aver ritrovato tranquillità. Difficile, però, immaginarsi un exploit contro Serena anche se lei, nel 2016, fu l’ultima giocatrice a batterla su questi campi.

Chi invece ha chiuso piuttosto male la sua avventura Slam nel 2018 è Elina Svitolina, che a New York colleziona una nuova delusione perdendo 6-3 1-6 6-0 contro Anastasija Sevastova, al contrario capace di collezionare il terzo quarto di finale consecutivo allo US Open dopo il 2016 e 2017. Punteggio strano frutto di una partita dove chi prendeva il comando finiva per dilagare nei rispettivi parziali. Stupisce il crollo di Svitolina nella fase conclusiva, anche se gli ultimi tonfi nei Major hanno lasciato dei segni importanti. Non è ancora tempo per lei, neppure di raggiungere la prima semifinale a questo livello. L’obiettivo è rimandato al 2019.

Risultati

[17] S. Williams b. K. Kanepi 6-0 4-6 6-3
[8] K. Pliskova b. [18] A. Barty 6-4 6-4
[3] S. Stephens vs [14] E. Mertens
[21] A. Sevastova b. [5] E. Svitolina 6-3 1-6 6-0