Storie di Maestre: Errani e Vinci dominatrici assieme a Serena Williams

Racconti da Istanbul a cura di Angelica Fratini
Parti in corsivo a cura della Redazione

Continua la mini-rubrica, “Storie di Maestre”, che racconta gli episodi più belli avvenuti nelle WTA Finals degli ultimi anni dentro come fuori dal campo, approfittando quando è possibile dei racconti degli inviati di Oktennis. Dopo aver raccontato le emozioni dell’edizione 2012, nel 2013 fu l’ultimo anno in cui il Master si teneva ad Istanbul e per quanto Serena Williams fosse, come al solito, la chiara favorita alla vittoria del trofeo, fu impegnata in tre set sia in semifinale che finale. Fu l’anno delle premiazioni della statunitense e delle nostre Sara Errani e Roberta Vinci come numeri 1 del mondo di fine anno: “Ci sono soddisfazioni che non puoi descrivere” dice la nostra Angelica Fratini.

Fu anche l’anno di Na Lì che riuscì a concludere al best ranking di numero 2 del mondo, del rientro di Jelena Jankovic in un Master finale, della seconda apparizione di Sara Errani, prima italiana a qualificarsi due volte consecutivamente in questo evento. Come racconta la nostra inviata, però, fu anche l’anno della consacrazione di “P3tra” Kvitova con il record stabilito di 27 vittorie quando la partita si allungava al set decisivo così come di un’Azarenka molto seccata.

Ci sono soddisfazioni che non puoi descrivere ma si capiscono anche solo guardando una foto. Una foto speciale come questa di Sara Errani, Roberta Vinci e Serena Williams con il trofeo per le numero uno di doppio e singolare di fine anno del 2013. Il trofeo è quasi uguale a quello del torneo di Dubai: una mega caffettiera dorata. Poco da discutere visto che Dubai Duty Free è lo sponsor.

Ci sono decine di fotografi in campo a scattare foto ufficiali per questa cerimonia di premiazione e dopo pochi minuti ci saranno migliaia di foto su internet, di tutte le dimensioni e qualità. Eppure le vedi tutte e tre che posano per le foto fatte da amici e parenti a bordo campo. Va bene la foto professionale, ma vuoi mettere quelle fatte dalle persone care?

Il match fra Azarenka e Li Na (vinto dalla cinese 6-2 6-1) doveva essere la rivincita della finale del Australian Open. Ogni volta che queste due giocano, però, sembra sempre che gli infortuni debbano scombinare tutto. Questa volta è la bielorussa, che al servizio sul 2 a 3 del primo set lancia un urlo di dolore. Che la cosa sia seria si capisce subito. E dopo poco ci si chiede quando si ritirerà la Azarenka: dopo un game? alla fine del set? Invece lei continua. Praticamente non si muove più, ma rimane in campo e sul 5 a 0 del secondo set riesce anche a vincere un game giocando da ferma, non lo sa nemmeno lei come.

Una situazione simile l’avevo vista in Lussemburgo nel 2006 quando Venus Williams si infortunò al polso mentre giocava contro una giovanissima Radwanska, proveniente dalle qualificazioni. Il pubblico, in quella occasione crudele, fischiò l’americana a fine partita.

Invece qui a Istanbul, sono soprattutto applausi quelli che accompagnano Azarenka quando esce dal campo dolorante e frustrata. Fa fatica a camminare ed un inserviente la aiuta portando il borsone con le racchette. Un’ora dopo arriva per la conferenza stampa, con gran fatica. Sale i 3 gradini uno alla volta, lentamente. E quando si siede un’espressione di dolore le passa sul viso.

Insomma, ci sono tutte le condizioni per cui uno provi della umana compassione per lei. I buoni sentimenti durano però meno di 30 secondi. Già alla domanda iniziale, Azarenka prima di rispondere fa una risatina, certamente nervosa ma anche irritante. Quasi a dire: “Poi se la prendono se gli faccio capire che sono domande stupide”. La domanda non era cosa avesse mangiato a colazione, ma una più che ovvia su cosa le fosse successo. Dopo la risatina concede un: “Ho servito molto forte e non lo so. La mia schiena si è bloccata. Non so cosa è successo, un brutto movimento e ho sentito uno spasmo”.

Altra domanda di circostanza: perché ha continuato a giocare visto la sofferenza e il rischio di un altro infortunio, oltretutto era anche evidente che vincere sarebbe stato impossibile, o quasi (uno cerca di essere gentile, no?). Lo sguardo della Azarenka volta prima in basso e poi verso destra, gli esperti di PNL direbbero che Vika stava vivendo un ricordo cineastico. Altra risatina. “Ci sono varie ragioni. Ci sono stati tanti ritiri discussi. E poi uno cerca di fare il meglio. La fisioterapista mi ha detto che ero bloccata, non c’erano danni ma non poteva curarmi velocemente e la prossima settimana non ci sono tornei. Non mi sono ritirata per rispetto di guardava il match e della mia avversaria”. Servita su un piatto d’argento, non si può non chiederle se pensasse veramente che ci sarebbero state critiche. Altra risatina, pausa, risatina “Non è che non sia già successo”. Insomma ancora una volta è un “Vika contro il Mondo”. Sembra quasi che giornalisti siano il nemico. Chissà se questa ragazza si rilassa mai, oppure deve sempre cercare di fermare le onde del mare?

Nelle ultime file, la sua manager Melanie Tu (anche moglie del coach della Azarenka, Sam Sumyk) e Benito Barbadillo agente di Vika dallo scorso anno (e storico agente di Nadal) osservano. Io avrei un suggerimento: fare vedere alla Azarenka il cartone animato “Alla Ricerca di Nemo”, in particolare  la parte dove gli squali in seduta terapeutica ripetono ‘I pesci sono nostri amici, i pesci sono nostri amici’ e dire alla bielorussa di sostituire pesci con giornalisti. Se ha funzionato con gli squali di Nemo…

La donna invisibile Angelique Kerber si gioca un posto in semifinale contro Petra Kvitova. Vince il tie-break del primo set. Improvvisamente l’incantesimo sparisce e tutti la notano. Ma non è che adesso fa lo scherzo, si qualifica per la semifinale e magari poi ci ritroviamo una finale Kerber-Jankovic? Che poi non ci sarebbe niente di male, ma i giornalisti anglosassoni ci scherzano per esorcizzare. Kerber deve comunque vincere in due set, perché se vanno al terzo Kvitova è implacabile. La tedesca non tiene il ritmo del primo set e infatti per la ventisettesima volta la ceca vince una partita al terzo. Oramai la chiamano P3tra. Coach Kotyza dopo aver esultato quasi con rabbia, esce dal campo e aspetta Kvitova, appena la vede fa un urlo degno di Tarzan e poi l’abbraccia quasi a stritolarla. Felicità allo stato puro.

Nel ultimo match del round robin, Sara Errani si toglie la bella soddisfazione di cancellare lo zero dalla casella delle vittorie accanto al suo nome battendo Jelena Jankovic 6-4 6-4. Meglio non ripensare al problema alla gamba del primo giorno, altrimenti viene un po’ di rimpianto per un Master che poteva andare diversamente.

Jankovic durante il match fa fuori tutta la scatola di fazzoletti di carta. Sembra abbia un raffreddore. Durante un cambio di campo si gira e chiede a suo fratello un bicchiere di tè caldo che prontamente le viene portato. Avrà chiesto anche di aggiungere un po’ di latte caldo e cognac? In ogni caso, finito il match la serba va diretta verso la sala per la conferenza stampa (si trova praticamente vicino all’uscita del campo). Si sente solo la sua voce, immaginiamo cosa possa averle detto la moderatrice WTA. “Facciamo la conferenza stampa subito!”, cara Jelena non si può. “E perché no?”, ma perché vuoi almeno avvertire i giornalisti oppure la vuoi fare da sola? Aspetta 5 minuti. “Non sono già qui?!” Incredula entra e vede la stanza vuota. Finalmente, convinta, decide di tornare negli spogliatoi e fare la conferenza stampa dopo qualche minuto. Anzi dopo quella di Sara Errani. Anzi aspettiamo qualche altro minuto. Insomma, alla fine ha rischiato di dover chiudere lei le porte dello stadio. E meno male che andava di fretta!

Pensiero della sera: Oramai la manager di Serena Williams è il mio punto di riferimento, oggi il maglioncino appoggiato sulle spalle era verde fosforescente! Non c’è bisogno di aggiungere altro.

Dopo un Round Robin tutto sommato tranquillo, con pochissime partite veramente lottate come invece capitò nel 2012, le semifinali seppero regalare grande incertezza. Li superava Kvitova 6-4 6-2 mentre Serena, sorprendentemente, cedeva il primo set del suo torneo a Jankovic.

Nel match ci fu anche un momento in cui la statunitense si fermò, dopo un tentativo di palla corta su cui ha visto che non avrebbe mai potuto rigiocare l’eventuale colpo della serba. Camminava per il campo e il pubblico, almeno una parte, la fischiò. Nel terzo set riuscì a riprendersi, ma non fu comunque una delle sue giornate migliori. Andò meglio in finale dove colse il successo numero 78 in stagione a fronte di sole 4 sconfitte. Il 2-6 6-3 6-0 contro Li valse l’undicesimo titolo in stagione tra cui 2 Slam. Stagione da incorniciare.