Storie di Maestre: Serena Williams, l’ultimo trionfo dopo il regalo di Halep

Il Master del 2014 fu appassionante. Caroline Wozniacki e Agnieszka Radwanska mandarono "all'inferno" Maria Sharapova, Simona Halep graziò Serena Williams dopo il ko più pesante dal 1998.

Contributo da Singapore a cura di Angelica Fratini
Parti in corsivo a cura della Redazione

Siamo già alla terza puntata della rubrica sui momenti più belli delle WTA Finals degli ultimi anni e dopo aver scritto del 2012 così pur del 2013, oggi a “Storie di Maestre” ci occuperemo dell’incredibile Master del 2014. Fu il primo disputato a Singapore, l’ultimo di Ana Ivanovic, il teatro di un nuovo capitolo della saga tra Maria Sharapova e Agnieszka Radwanska (non sono per quello che riguarda il campo, ovviamente), del record negativo di Eugenie Bouchard (nessuna ha mai saputo fare peggio di lei in termini di game vinti nel Round Robin), del girone pazzesco con Sharapova, Radwanska, Kvitova e Wozniacki, della sconfitta record di Serena Williams contro Simona Halep e della (folle, ancora oggi la pensiamo così) generosità della rumena che decise di graziarla. Andiamo però con ordine e partiamo, seguendo i racconti di Angelica Fratini per noi a Singapore, con il primo match del gruppo B tra Sharapova e Wozniacki, già densissimo di significati, spunti e retroscena…

Caroline Wozniacki dimostra di essere buona amica di Serena. Nel match di apertura della Williams contro Ana Ivanovic era seduta a bordo campo a fare il tifo per l’americana. Chiedono a Serena se farà lo stesso per Caroline: «Accidenti, sicuramente ci sarò per sostenerla, guardare il match e fare tutto quello che posso, perché noi siamo veramente ottime amiche». E se Serena dice che ci sarà, ci puoi scommettere… che sarà a cena da qualche altra parte con il suo team. Ma Serena e Caroline sono buone amiche, su Whatsapp le avrà sicuramente mandato un messaggio: raggiungimi quando hai finito con Maria.

Match Sharapova-Wozniacki. Sul 7-6 Wozniacki, 3 pari, parte un fascio di luce che inizia a girare sul campo. Dipende da un faretto del gruppo delle luce centrali. L’arbitro ferma il gioco. Da quel momento Caroline ingaggia una personale battaglia con la luce che viene dall’alto. Una luce divina (e sarà forse, il divino, un tifoso di Sharapova?). La danese proprio non riesce a giocare tranquilla. Prima si lamenta con l’arbitro Asderaki che la rassicura: “Sono stati avvertiti i tecnici e stanno provvedendo a sistemare il problema”. Non è convinta. Poi lamenta con l’assistente supervisor, quello a bordo campo.

Nuovo tentativo di rassicurarla: “Se ne stanno occupando”. No. Caroline non riesce a trovare pace e quando si affaccia la supervisor Laura Ceccarelli, la danese va diretta verso di lei. L’italiana la guarda, poi guarda in alto e parla tenendo gli occhi verso il cielo. Forse, lungo tutto il tempo della discussione, pensa: ‘A Carolì, ma a quest’ora dove lo troviamo un elettricista? E poi, ma lo sai quanto vogliono solo per la chiamata? Va beh, io chiamo il pronto intervento, ma la fattura la paghi tu’. 6-5 Sharapova nel secondo set: il giudice di linea non chiama out una palla di Sharapova e la Wozniacki va fuori di testa. Si sbraccia, urla: “Era fuori di tanto così!”. E intende oltre mezzo metro. Sbatte la racchetta tre volte sulla rete. Ovviamente tutto questo perché non ha più possibilità di chiamare hawkeye. Fortunatamente, per quanto finirà per perdere il parziale al tie-break, saprà prevalere al set decisivo 6-2.

Dovete sapere una cosa: Wozniacki non ha nel dritto in corsa un colpo, diciamo, solidissimo. Tutt’altro. Soprattutto in lungolinea. Un amico una volta ci raccontava che vedendo quel colpo da di fronte sembra quasi che la palla tremi mentre passa la rete. Ne avrà giocati vincenti sulle dita di una mano in carriera. 3 di questi contro Sharapova, tutti nel giro di 2 mesi.

il primo:

con emblematico side-eye della russa

gli altri due in quella partita del Round Robin a Singapore. Il primo (nel video) a 1:55 mentre il secondo, ancor più bello, a 3:55.

A mettere ancor più pepe alla sfida, il fatto che una vittoria di Wozniacki ha praticamente garantito il numero 1 del mondo di fine anno all’amica Serena, non esattamente amica di Sharapova. La statunitense, alla fine, con un tempismo sorprendente ha pubblicato un tweet che non ha bisogno di spiegazioni

Il giorno successivo, però, la stessa Williams trovò a fare i conti con una brutta sorpresa: la sconfitta più pesante per lei dal 1998, 16 anni prima. Impiegò 9 game per vincere sbloccarsi, contro Halep. 

In quei nove game giocati, Serena aveva vinto appena 19 punti mentre Simona Halep era già a quota 54. Dopo altri 27 minuti la campionessa americana prendeva una delle più grandi stese della sua vita: 6-0 6-2. Per l’unico altro match dove aveva rimediato solo due game, bisogna ritornare al 1998, quando aveva diciassette anni: 6-1 6-1 da una certa Joannette Kruger ad Oklahoma City. Inoltre non aveva mai perso in due set in un match delle WTA Finals.

Lo shock fu enorme, soprattutto a quel punto il destino della numero 1 del mondo non era più nelle sue mani. Non bastava una vittoria in 2 set contro Bouchard perché se Ivanovic avesse a sua volta battuto Halep (già certa del primo posto) sarebbe stata eliminata. La rumena era, insomma, arbitro del suo destino.

Poco prima di quell’incontro, però, ci fu il nuovo (bellissimo) capitolo della rivalità tra Sharapova e Radwanska. Ancora loro, come nel 2012, sempre alle Finals, una nuova partita romanzo.

Maria Sharapova doveva vincere in due set per avere una speranza di accedere alle semifinali delle WTA Finals. Sul 7-5 5-1, ad un passo dal successo, non riusciva più ad essere una tigre ed incominciava a fare il “micetto”. Radwanska non è certo una che fa grattini sulla pancia, insomma, e approfittava della tenera Maria che non affonda i colpi sui 3 match point avuti, anche se sull’ultimo si può parlare di una straordinaria difesa della polacca. La russa si ritrova così a giocare e perdere il tie-break, con esso anche la possibilità di arrivare in semifinale.

I primi due set furono fantastici. Una Radwanska determinata come poche altre volte sfruttava il vantaggio di una superficie abbastanza lenta per ributtare di là ogni colpo. Ne nacque una lotta alla pari che vide il suo apice nella rimonta di “Aga” dall’1-5 sotto. Intensità altissima. Radwanska cercava di incartare la russa con i suoi soliti conigli dal cilindro, Sharapova che non cedeva di un millimetro e si inventava soluzioni clamorose come il lob vincente sul set point, quello per il primo break nel secondo set, il rovescio stretto sul 5-6 30-30. Radwanska la stava portando ancora una volta all’inferno. Ci riuscì, perché vincendo quell’incredibile set la eliminò dal torneo, ma Maria diede un’ennesima prova di orgoglio volendo comunque spuntarla e non abbandonare Singapore senza vittorie. È un video piuttosto lungo, ma vale assolutamente il tempo speso:

Quando arriva per la sua conferenza stampa è costretta ad aspettare fuori una buona manciata di minuti. Tranquilla, rilassata schiena al muro, non tira fuori il cellulare ma si guarda intorno sorridente. Riconosce uno dei giornalisti che come lei sta aspettando di entrare. “Sembra come se stessimo tutti alla fermata dell’autobus”, scherza la russa. A me verrebbe da chiedere quando è stata l’ultima volta che ha fatto un biglietto per i mezzi pubblici.

Quando finalmente la porta si apre, esce proprio Agnieska in magliettina e pantaloncini neri Lotto (ovviamente eh, lo sponsor prima di tutto). Maria si gira a guardarla, le fa radiografia da capo a piedi con una espressione che sembra dire: “Ma quanto sono corti quei pantaloncini?!”. Molto corti, Maria. Sí, sono molto corti.

Quanto ad Aga, poi, ci fu il retroscena di una promessa: se Wozniacki avesse battuto Kvitova in due set, qualificandola grazie proprio al set vinto da 1-5 sotto, avrebbe pagato lei una giornata di shopping.

Aga aveva promesso a Caroline che, in caso di sua qualificazione con una vittoria in due set della polacca contro Kvitova, sarebbero andate insieme a fare shopping: «la porto a fare spese con la mia carta di credito». Wozniacki, in conferenza stampa, ha subito specificato «Spero che abbia un limite di spesa molto alto!». Va bene, il limite sarà pur alto, ma Caroline si ricorda come era vestita Aga alla cerimonia del sorteggio del tabellone? Falla pagare ma non farti dare consigli di moda!

Infine, il match che tutti aspettavano: Halep, certa del primo posto, avrebbe perso riposandosi in vista delle semifinali senza Serena Williams, o avrebbe comunque giocato per vincere la terza partita su tre? Ebbene…

In molti si sono sorprese della logica nel affrontare il match della Halep. Dopo aver perso un primo parziale molto duro, al tie-break, non sarebbe parso strano una sconfitta in due set. Questo perché, in caso di vittoria della Ivanovic, Serena Williams sarebbe stata eliminata. E motivo altrettanto importante, il giorno dopo c’è una semifinale da giocare: tanto vale non sprecare inutilmente energie. Invece la rumena gioca con il coltello fra i denti tutta la partita e perde in tre set. Serena è salva e Halep confessa: «Sapevo che poteva accadere. Ma non mi importa. Non ho paura di giocare ancora contro Serena». Tosta la ragazza!

Nelle semifinali, altro momento topico: una Halep molto più in forma ha superato 6-2 6-2 Radwanska, mentre Serena opposta all’amica Caroline ha dovuto sudare tantissimo. Perse il primo set 6-2, frantumando la racchetta con una violenza esagerata. Rientrò nel secondo, ma nel parziale decisivo si ritrovò sotto 4-5 e servizio Wozniacki. Riemerse all’ultima chiamata, e nonostante un super match point annullato dalla danese sul 5-6 (video sotto, già impostato sul momento di quello scambio) riuscì a spuntarla 8-6 al tie-break.

La finale era la rivincita tra Serena e Halep. Come andò probabilmente lo ricordiamo tutti. Il 6-0 6-2 del Round Robin fu spazzato via dall’americana con un altrettanto netto 6-3 6-0. Verrebbe da pensare una cosa, per chiudere: Dio perdona, Serena Williams no.