ATP Shanghai: il solito Federer e il solito Gasquet

L'ultimo semifinalista del Masters 1000 di Shanghai è naturalmente Roger Federer, che si è sbarazzato di Gasquet in due comodi set.

[2] R. Federer b. R. Gasquet 7-5 6-4

Quando si vede giocare Gasquet ,in questi ultimi dieci anni, non è facile evitare di farsi prendere da un misto di compassione e sarcasmo. Compassione perché con quel cappellino che da un po’ di tempo ha lasciato il posto alla messa in mostra di capelli sempre più radi il trentunenne di Béziers è sempre sembrato troppo piccolo, troppo fragile, troppo inadatto ad avere a che fare con epigoni di terminator prestati al tennis. Il sarcasmo lo inseguiva perché è sempre difficile farsi una ragione di come faccia, uno che se arriva al cospetto di un gran match inevitabilmente lo perde, ad arrivare sin lì. La carriera di Richard ha forse avuto dei momenti di svolta che non abbiamo colto, delle rese alternate a tentativi frustrati di rivalsa, ma alla fine è stata una carriera da comprimario. A poco serve ricordare per l’ennesima volta le copertine dei giornali francesi di un Gasquet novenne, che doveva essere l’erede più che di Noah o Leconte addirittura dei moschettieri. E invece, Richard, ogni volta che ha beccato uno dei primi tre – ed è capitato anche abbastanza spesso – ha praticamente sempre perso. Una vittoria contro Djokovic in un inutile round robin, due vittorie al quinto contro Wawrinka e Roddick, un paio di vittorie contro Murray e, udite udite, un paio contro Federer. Ma mai, ci mancherebbe, quando contava davvero. Pensate un po’ quindi come si deve sentire uno così al cospetto di uno come lo svizzero, che le promesse le ha mantenute tutte, anche di più, e che quando perde un punto sembra sempre chiedere all’avversario come diavolo si sia permesso. Ora, il mistero è perché mai a Richard non è mai saltato in mente di ribellarsi, o meglio, perché le sue ribellioni siano sempre state così contenute. Anche oggi, con un avversario che non incontrava da due anni e che non batteva da sei, Gasquet ha giocato la sua solita partita diligente: il buon rovescio, ogni tanto ottimo, il dritto ballerino, travolto in risposta e incapace, sulle penniche dell’avversario, di approfittarne. Buon per lui che il Federer di oggi era abbastanza molle e che dopo i primi due game ha evitato di dargli troppo fastidio in risposta. Almeno fino a quando ha pensato di mettere maggiore attenzione, evitando un tiebreak che avrebbe vinto lo stesso ma magari no. Nell’undicesimo game Federer ha giocato prima un pallonetto alto quanto bastava per superare Gasquet e poi, dopo una sciocchezza come tante, sul 15 pari ha resistito al pressing di rovescio del  francese non cadendo in un contropiede sin troppo facile da intuire. Vinto quello scambio, su Gasquet si sono abbattuti quindici anni di sconfitte e tutti avranno previsto quello che è puntualmente successo, due punti sparacchiati da Richard e conseguente break e set perso. Solo repliche.

Così come era sin troppo facile prevedere il break in apertura di secondo set, con Gasquet ormai depresso e Federer sin troppo sciolto. Lo svizzero infatti cadeva vittima della sua rilassatezza rimettendo in partita Richard con un game orribile, chiuso pure da un facile dritto che finiva in corridoio. Scaramucce, perché Federer faceva vedere di poter andare avanti come e quando voleva e al settimo game, ma poteva farlo anche prima, decideva di chiuderla. Come buona educazione vuole lo svizzero lasciava il nono game al francese e chiudeva col servizio a disposizione al primo match point.

Tutto già visto quindi e Federer approda alla sua millemillesima – davvero si ha voglia di contare ancora i suo record? – semifinale, contro uno che almeno ha l’anima di un guerriero, posto che riesca a scendere in campo. Che aggiungere su Gasquet? Qualche secolo fa dalle sue parti ci fu una ribellione finita in tragedia col famoso legato del papa che non distinse tra eretici e devoti perché tanto “Dio riconoscerà i suoi”. Escluderemmo che Gasquet rischi così tanto, ma magari è convinto che non si può sapere mai.