US Open: per Nadal una vittoria certa, certissima. Probabile

Sembra tutto già scritto e già si parla delle possibilità di Nadal di agganciare Federer a 19 slam. Nessuno considera Anderson, primo sudafricano in una finale slam dai tempi di Curren. Giusto così?

Se la vedete dal punto di vista tecnico la partita non esiste. Anderson ha un ottimo servizio, ha mostrato di poter sostenere in qualche modo lo scambio anche con un regolarista come Carreno Busta, tatticamente non è uno sprovveduto ma non ha armi contro la profondità di Nadal, che lo costringerà a giocare sempre un colpo pieno di lift. Probabilmente Anderson cercherà di abbreviare gli scambi ma per far questo dovrebbe essere in grado di prendere la rete con una certa regolarità e purtroppo per lui anche a rete il sudafricano non è proprio un fenomeno. Tutto dipenderà, che scoperta, dal servizio perché se si entra nello scambio a Nadal sarà sufficiente tenere la palla lunga abbastanza, senza esagerare, per attendere l’errore di Kevin. Per evitarlo si dovrebbe provare qualche variazione, ma il gioco monocorde di Anderson non pare fatto per questo. Più verosimilmente il sudafricano cercherà la “formula delPo” cioè tirare a tutto braccio non appena il ritmo dello scambio glielo consentirà e chiudere gli occhi. Il punto è che anche dal punto di vista tattico, Rafa avrà sicuramente in mente la contromossa. Lo spagnolo probabilmente partirà tenendo lo scambio sostenuto e se mai si accorgesse che questo potrebbe creargli qualche problema di troppo non si periterà certo di rifugiarsi in difese ad oltranza. Anche se non è impossibile che potrebbe lui stesso provare ad aggredire per non essere aggredito. Rafa contro del Potro quando ha visto che martellare sul rovescio non dava i frutti previsti, ha cambiato in fretta idea, certo aiutato dalle condizioni fisiche dell’argentino. Insomma, anche tatticamente lo spagnolo sembra avere troppe armi per il buon Anderson.

Cosa rimane allora? I numeri figurarsi se sono di conforto. Nadal gioca la sua finale slam numero 23, la quarta a New York, mentre Anderson è alla prima e prima di questo US Open aveva raggiunto un quarto di finale proprio qui, a New York. Di finali 1000 manco a parlarne ma, peggio, Anderson non ha mai neanche raggiunto una semifinale. Inutile dire che i 4 confronti diretti sono tutti a favore di Nadal, che ha concesso un solo set, a Bercy nel 2015, al rivale. L’unico confronto in uno slam fu quello dell’Australian Open 2015, quando Anderson fece un buon primo set per poi crollare negli altri due.

Da dove si guarda si guarda la partita semplicemente non esiste. Non è neanche da pensare ad un Anderson particolarmente in forma, perché il sudafricano è arrivato a giocarsi questa finale grazie ad un’autostrada che gli ha consentito di affrontare rivali con i quali si è sempre trovato a suo agio, dal semisconosciuto Aragone allo stesso Carreno Busta, che raramente è riuscito a metterlo in difficoltà. L’unico match complicato è stato quello contro Sam Querrey, figurarsi, vinto grazie a degli oculati tiebreak. Niente a vedere col suo compatriota e omonimo, Curren, ultimo sudafricano in una finale slam, che arrivo al cospetto di Boris Becker superando uno dietro l’altro Edberg, McEnroe e Connors. Dall’altra parte Rafa magari non è sembrato – e non è – quello dei tempi belli ma ha trovato fiducia e buona condizione fisica, e la sensazione è che basterebbe anche meno per questo Kevin.
Ma una speranza di vedere una partita, soprattutto dopo la brutta finale femminile di ieri allora non c’è? Per fortuna, dicono i saggi, il tennis, lo sport, non è come il teatro, e non ha il finale già scritto. Questo torneo negli ultimi anni ha riservato più di qualche sorpresa e tutto sommato forse Roberta Vinci aveva ancora meno probabilità di battere Serena Williams di quanto non ne abbia Anderson di battere Nadal. E allora, chi non tifa per lo spagnolo, si aggrappi pure a quell’unico dato in favore di Anderson, che a differenza di Nadal ha vinto il suo ultimo torneo sul cemento “solo” due anni fa, a Winston Salem. Lo spagnolo, come ormai saprete, non vince invece da Doha 2014, un’eternità. Peccato che da allora abbia giocato otto finali contro la sola di Kevin…