Federer, il “puparo” Ljubicic e quel torneo non ancora vinto

Il croato dirige con maestria quella macchina fantastica da tennis che è lo svizzero, diventato favorito ma occhio alle sorprese. Murray e Djokovic? Meglio che si prendano una pausa.

In questo torneo maschile improvvisamente finito sottosopra (quello femminile lo era ancor prima di iniziare, e non è detto che sia un male) ci sono delle certezze.

La prima. Sia Murray sia Djokovic è meglio che si prendano una pausa. Una bella, lunga pausa. Non so se per tutto il resto della stagione, se fino agli Us Open o qualcosa del genere, ma devono staccare la spina. Mentalmente, fisicamente. Altrimenti, rischiano di non riprendersi. Lo scozzese è da inizio anno che non è nemmeno lontano parente di quello che fino alle Finals di Londra aveva stupito e esaltato il mondo intero; il serbo tra guai personali, guru, licenziamenti e malesseri vari, è l’ombra di se stesso. Ora, Andy e Nole (che brutti 30 anni che stanno passando eh?) a quanto pare stanno entrambi pensando ad un pit stop, e per il bene del tennis sarebbe cosa buona e giusta.

La seconda. L’imperioso e quasi incredibile Federer 2017 ha un’arma che si sta rivelando peggio di una bomba nucleare per gli avversari: Ivan Ljubicic. Il croato sembra un “puparo” (per i non siciliani: uno che muove le marionette con i fili) che fa eseguire a Roger tutte le mosse giuste al momento giusto. Dopo aver annientato Nadal con il rovescio piatto, un colpo che ha mandato in tilt per ben tre volte lo spagnolo quest’anno, contro Raonic (che Ljubo conosce, eccome) Federer si è esibito spesso e volentieri in dei passanti “morbidi”, senza peso e sulle stringhe. Risultato: il canadese è andato fuori di senno, specie i primi due set. Lo svizzero non ha dato ritmo allo spilungone sparaservizi in serie, lo ha rimbambito con palle senza specifiche, da codificare, cosa che Milos non è riuscito a fare.

Passanti morbidi morbidi a spegnersi poco dopo la rete, palle d’argilla da costruire con sapienza e precisione, due cose che Raonic non sempre ha, diciamo. Ivan è una sorta di stratega militare, intelligentissimo e spietato, che sta tracciando una linea che giustamente Federer sta seguendo passo dopo passo e con svizzera precisione.

Poi certo, naturale: a tutto questo si aggiunge che il sette volte vincitore di Wimbledon sull’erba diciamo che ha una certa dimestichezza, è concentrato, meno nervoso dei giorni scorsi, con un fisico che sembra reggere e con la solita, infinita e sterminata voglia di portarsi a casa per l’ennesima volta quella coppa dorata. Se poi, ancora, a tutto questo, all’infinito talento, ci metti qui e lì anche il consiglio giusto, è normale che i risultati siano questi.

Attenzione però: Federer, pur essendo favorito, non ha ancora vinto questo torneo. Non per questioni scaramantiche o di ufficialità, ma proprio perchè nell’aria, come abbiamo detto proprio ad inizio del pezzo, c’è palesemente qualcosa di strano. Il tennis non è una scienza esatta, ma nell’infortunio di Djokovic, nell’ennesima impresa a Wimbledon di Querrey, nei malanni di Murray e compagnia bella, sembrano esserci delle congiunture che lo svizzero e non solo devono aver percepito.

Con “l’amico” Berdych (lo ha detto Roger stesso), prima di tutto, non è partita da sottovalutare, perchè il ceco non è mai da sottovalutare, e dall’altra parte ci sono due che hanno fame. Molta fame. E sono due belle gatte da pelare. Quindi, signori miei, è vero: se gioca bene, se rimane concentrato e se non si fa prendere troppo dal panico (cosa che fa spesso, dopo che i suoi avversari escono prematuramente), tra Federer e l’ottavo Wimbledon c’è solo se stesso, ma occhio che questo torneo sottosopra potrebbe finirlo ancora di più. Con buona pace degli organizzatori di Wimbledon che stasera dormiranno sonni un poco meno belli.