Federer: “Se la salute mi assiste giocherò anche a 40 anni”

L'intervista a Roger Federer, vincitore dell'edizione di Wimbledon 2017: "È incredibile fare parte della storia di questo torneo, qui hanno giocato tutti i miei eroi".

Credit: AELTC/Ben Solomon.

Tornando al 2001, al giorno in cui battesti il tuo idolo, Pete Sampras, avresti immaginato di vincere otto volte? 
No, non pensavo ai successi dopo aver battuto Pete qui. Speravo di avere una possibilità un giorno di arrivare in finale e magari di vincere il torneo. Secondo me vincere otto volte non è qualcosa a cui puoi puntare. Farlo significherebbe avere un talento incredibile e genitori e coaches che ti spingono fin dall’età di tre anni, che pensano a te come ad un progetto. Non sono quel bimbo, ero solo un ragazzo normale cresciuto a Basilea che sperava di fare una carriera nel tour. Suppongo che sognassi, credessi, e realmente sperassi di poter forse farlo e ho lavorato moltissimo. E ha pagato.

Cos’hai cambiato dopo aver lasciato questo torneo l’anno scorso così pieno di dubbi? 
Onestamente era tutto basato sulla salute. Non avevo dubbi sul mio gioco o su come avrei dovuto giocare quando sarei tornato a Wimbledon quest’anno. Volevo solo essere in uno stato fisico che mi consentisse di competere al meglio e giocare sette volte al meglio dei cinque set. Era questo il mio obiettivo e l’ho raggiunto. Quando mi sono presentato a Wimbledon ero già contento.

Nell’intervista in campo hai detto “spero di tornare, spero non che questo non sia il mio ultimo match”. Ci puoi rasserenare, a parte qualche incidente in bagno? 
Non possiamo mai sapere quello che succede…

Hai intenzione di tornare l’anno prossimo? O deciderai a fine anno, a secondo di come ti senti? Come prenderai la decisione?
Onestamente dopo l’anno scorso decido un un anno alla volta. Io mi vedo giocare qui l’anno prossimo ma poiché è ancora lontano e considerato quello che è successo l’anno scorso ho solo colto l’opportunità di ringraziare le persone e fargli capire che certo, spero di tornare, ma non c’è mai una garanzia, specialmente a 35, 36 anni. Ma l’obiettivo è esserci qui l’anno prossimo e cercare di difendere il titolo.

Hai detto spesso che non badi ai tuoi record, che non ti motivano. 
Beh, ho detto una cosa simile: ho detto che erano una grande motivazione supplementare. Erano.

C’è qualcosa di speciale nel vincere otto volte a Wimbledon, dove tu hai vinto il tuo primo titolo e raggiunto un risultato che nessuno ha mai ottenuto? 
Sì, è molto speciale. Wimbledon è sempre stato e sarà sempre il mio torneo preferito. I iei eroi hanno calcato questi campi, grazie a loro credo di essere diventato anche un giocatore migliore.  Fare la storia qui a Wimbledon significa tanto per me. Non ci ho pensato molto durante la cerimonia, o durante la partita. Ero solo felice di essere ancora capace di vincere Wimbledon di nuovo perché è stato un lungo percorso. È stata dura a volte ma è così che suppongo debba essere. Così essere il campione di Wimbledon per un intero anno è qualcosa che non potevo aspettarmi. Il numero otto significa tanto per me, ovviamente, sono parte della storia di Wimbledon. È veramente incredibile.

Hai detto che non guardi troppo avanti. Ma per quanto riguarda questa stagione i tuoi obiettivi adesso cambiano? 
Non lo so. Io gioco sempre un po’ di più nella seconda parte della stagione, non l’avevo mai saltata interamente. Non avevo mai saltato l’Asia, l’American Tour, gli indoor europei. Vorrei giocare sempre il più possibile. Ora con il mio staff decideremo se andare in Canada o no. Ma più probabilmente giocherò Cincinnati e lo US Open, la Laver Cup, Shanghai, e i tornei indoor. Per adesso il piano è questo.

Il tuo precedente coach, Stefan Edberg, ha sempre detto che tu avresti potuto di nuovo vincere uno slam. Tu ci credevi che potessi vincere di nuovo uno slam, Wimbledon?
Io ci credevo veramente. Per me è importante che ci creda anche il mio team. Può essere che tu stia dubitando di te stesso e loro ti rassicurano. Se ti senti troppo bene si assicurano che tu tu torni sul pianeta terra e al tuo posto. Ho chiesto loro di dirmi onestamente se pensavano che potessi vincere di nuovo un major o qualcos’altro. E la risposta è sempre stata fondamentalmente la stessa: se tu sei al 100% fisicamente, voglioso di giocare e ben preparato ogni cosa è possibile. Ma se queste componenti non funzionano tutto sarà estremamente complicato.

Tu avrai 36 anni tra un paio di settimane, salute permettendo è possibile che continuerai a giocare anche quando ne avrai 40?
Mi piacerebbe pensare di sì, se la salute permette e se ogni cosa è a posto. Prendere 300 giorni solo per prepararsi a Wimbledon, metterti in un congelatore poi uscire e allenarsi un po’. Ma giocare Wimbledon e vincere Wimbledon sono due cose diverse. Non dimenticarlo questo. Il problema quando non giochi è che non hai la possibilità di un un raffronto. Perché puoi allenarti meglio che puoi, puoi sentirti benissimo in allenamento ma quando c’è la partita la pressione, i nervi, lo stomaco ogni cosa che succede prima di ogni math non puoi ricrearla in allenamento. Non puoi sapere come reagisce il tuo corpo, se sei teso o no. È questo il motivo per cui devi avere un giusto equilibrio tra partite, allenamenti e vacanze.

Oggi l’atmosfera era un po’ strana a causa delle condizioni di Marin? Hai cambiato il tuo gioco o la tua mentalità a causa di quello che stava accadendo dall’altra parte della rete?
Non sapevo quale fosse il suo problema e se riguardasse il dritto o il rovescio. Stava servendo alla grande e faceva Serve and Volley. Quando ha chiamato il medico pensavo fosse per via di vertigini o cose del genere. Il non saperlo ha reso le cose più facili. Se lo vedi scivolare magari cominci a pensare “ora faccio un dropshot” o cose del genere, perché devi colpirlo dove gli fa già male. Ma visto che non lo sapevo mi sono detto di concentrarmi sul mio gioco, sulla partita, continuare a giocare. Ma certo l’atmosfera non era quella di un thriller.

Consiglieresti ad Andy Murray un po’ di riposo? 
Mah, è più giovane, sono sicuro che si alleni diversamente da me. Non dico di più o di meno, solo diversamente. Il fatto che io abbia preso una pausa non significa che tutti dovrebbero prenderla. Alcuni giocatori devono solo giocare, hanno bisogno di giocare, altrimenti rischiano di perdere il tocco con la racchetta, la palla. Penso e solo lui e il suo team possano sapere cosa sia meglio. Non posso dare nessun parere a questo proposito. Ma per me la pausa ha fatto miracoli. Sono ancora sorpreso. Ho dovuto prendere decisioni difficili, come saltare l’intera stagione su terra, Parigi. Ora sembra così semplice: per vincere Wìmbledon basta fare così. Non stanno così le cose. Sono sicuro che Andy prenderà le decisioni giuste, ha ancora molti anni davanti a se. Vedremo un grande Murray in futuro.

Cosa ti fa andare avanti?
Non lo so, amo giocare, ho una squadra meravigliosa, mia moglie è il mio sostenitore numero uno. È fantastica. Amo giocare i grandi tornei ancora. Non mi dispiace l’allenamento. Non mi dispiace il viaggio. Visto che sto giocando un po’ meno mi sento come se lavorassi part time, che è una grande sensazione.