ATP Madrid: niente “sorpresa” Thiem, è Nadal il Re di Spagna

Rafa Nadal ha conquistato per la quinta volta il torneo di casa battendo in finale un grande Dominic Thiem (7-6 6-4). Dopo Monte-Carlo e Barcellona, è Madrid a fugare definitivamente ogni dubbio: a Roma e Parigi sarà lui l’uomo da battere.

In pochi, forse in pochissimi, credevano nelle possibilità odierne di Dominic Thiem. Come biasimarli? L’austriaco ha un gran talento, è giovane, ha voglia di vincere, ma quando si è al cospetto di un Nadal in grande spolvero, con lo sguardo dei giorni migliori e sulla sua amata terra rossa, chi lo darebbe per sfavorito o meglio, chi azzarderebbe, magnanimo, a dare qualche possibilità al malcapitato di giornata? Perché dopo Novak Djokovic –  ricordate quel serbo, rovescio bimane, quello che ha vinto dodici Slam? – ieri surclassato dalla furia spagnola, non si riusciva a immaginare oggi un finale diverso. E il finale, infatti, è lo stesso, è la trama che è cambiata. Ma forse, se ci si ferma a pensare, il trionfo dello spagnolo non era poi così scontato.

Se ci si volta appena, si vedono quattro scontri diretti, tutti sulla terra rossa: oltre alle agevoli vittorie di Nadal a Parigi nel 2014 (6-2 6-2 6-3) e a Monte-Carlo nel 2015 (7-5 6-3), ci sono un paio di ricordi interessanti. Thiem, a Buenos Aires, vinse 7-6 al terzo dopo una grande battaglia; quindi quel giovanotto di Wiener Neustadt aveva già maneggiato la chiave del successo contro lo spagnolo, e forse anche quella finale persa, seppur nettamente, a Barcellona qualche giorno fa, poteva aver rappresentato un numero in più per aprire di nuovo la cassaforte del successo.

Si parte con Nadal al servizio. I primi due giochi si consumano senza colpi di scena, i giocatori si fermano a 30 e non ci sono palle break. Il primo acuto arriva nel terzo gioco: Nadal non sfrutta la palla del 2-1 spedendo un dritto largo di venti centimetri, Thiem colpisce a tutto braccio, fa muovere l’avversario e guadagna il primo break point; lo concretizza chiudendo un volée dopo aver rimandato – come fosse un normale dritto in fase di palleggio – uno smash di Nadal. Tiene poi il turno di servizio successivo, imitato dallo spagnolo: si cambia campo sul 3-2 per l’austriaco. Nel gioco successivo però, Thiem viene tradito dal dritto, in due casi largo alla sinistra di Nadal che, grazie a una serie di recuperi incredibili, si guadagna due palle break consecutive: vede realizzarsi la seconda in una facile volée dell’avversario finita in mezzo alla rete. Lo spagnolo poi fatica ma non cede il settimo gioco, lo stesso fa Thiem, che si tira fuori da una situazione scomoda con due buoni servizi al corpo. Il nono è un gioco agevole per Nadal, che lo chiude con la solita palla corta – oggi lo spagnolo ne ha giocate parecchie vendendo Thiem tre metri dietro la linea di fondo: 5-4 Nadal servizio Thiem. Pronti via 0-40: tre errori di dritto e tre set point Nadal. In tribuna stampa qualcuno già pronto ad alzarsi, ignaro di stare per assistere alla prova della grande forza mentale dell’austriaco: tre fucilate di dritto annullano le tre palle del set, poi un servizio vincente e un ace – di quelli che solo i grandi giocatori mettono in campo – completano il gioco. Si giunge così al tie break, il giusto epilogo di un set equilibratissimo. Parte al servizio Nadal, il livello di gioco si alza ancora, così la tensione; ci sono due mini break per parte e il primo a ottenere il set point è Thiem, che si porta 6-5 grazie a un dritto steccato di Nadal. Il maiorchino lo annulla e si porta sul 7-6. Non è ancora il suo momento, Thiem lo annulla a sua volta con un buon servizio e dritto, stesso schema vincente usato da Nadal sull’8-7 a favore dell’avversario. Quella successiva è la volta buona: sul 9-8 Nadal, Thiem serve bene ma prova a chiudere un dritto che termina fuori. Finisce il primo set: 7-6 Nadal.

Il secondo parziale inizia con Thiem alla battuta. L’austriaco pare un po’ frastornato dal triste epilogo del primo set: commette qualche errore, Rafa non glielo perdona e, dopo un duro scambio, assiste all’errore fatale dell’avversario; è subito break. Sull’1-0, lo spagnolo vede quasi ricambiata la “cortesia”, vince un game durissimo dopo quattordici punti e salva la palla del pareggio. Non ci sono altre sorprese: con turni di servizio agevoli, raramente ai vantaggi e privi di palle break, si arriva sul 5-3. È sul servizio dell’avversario che Nadal ottiene le due palle break che significano “primi match point”, ma un nastro sfortunato e un passante largo rimandano il successo. Sul 5-4 per la prima volta serve per il torneo, in un game degno di una sceneggiatura di Hitchcock: alterna cattive giocate, che concedono ben quattro break point a Thiem, a colpi superlativi, che li annullano. Il maiorchino vede sfumare un match point, il terzo dell’incontro, in un dritto vincente dell’austriaco, che continua a non mollare. È vera battaglia, serve il miglior Nadal, che puntualmente si fa vivo: con la più bella palla corta dell’incontro guadagna il quarto match point; è quello buono, chiude una facile volée: 7-6 6-4 e quinto trionfo a Madrid.

Rafa Nadal batte un Dominic Thiem che certamente diverrà un habitué di partite del genere. Lo spagnolo pare tornato invincibile, perlomeno sulla terra: scalza Federer dalla posizione numero 4 del ranking e riaggancia Djokovic nel numero di Masters 1000: trenta. Ma, numeri a parte, colpiscono la grinta, la voglia e l’aggressività con la quale lo spagnolo scende in campo. “Ma è Nadal, sono questi i suoi più grandi punti di forza”, qualcuno, ragionevolmente, potrebbe suggerire. A volte però ciò che sembra scontato non lo è: per uno che ha vinto tutto, che si è fermato, ha sofferto ed è ripartito, che ha assistito in prima fila al momento d’oro dei suoi diretti avversari, non è per forza scontato. Monte-Carlo, Barcellona, Madrid. Rafa Nadal è tornato. A Roma e Parigi sarà lui l’uomo da battere.