Alta definizione: Djokovic e Serena Williams, la fine è ancora lontana

Sembravano imbattibili solo sei mesi fa, sembrano finiti adesso. Novak Djokovic e Serena Williams hanno perso il primato ma aspettate a intonare il de profundis.

Sembrava tutto oramai definitivo, sembrava non ci fosse più nulla di cui discutere, e che ci saremmo tutti dovuti trovare come le star, a bere del whisky al Roxy Bar. Pareva un’annata oramai irrimediabilmente genuflessa al cospetto di Novak Djokovic e dei suoi occhi strabuzzati, in parecchi abbiamo temuto che le ginocchia ce le saremmo ritrovate doloranti da qui all’eternità. Ricordate cosa si andava dicendo in giro dopo il Roland Garros? Altro che i 17 Slam di Federer, questo può superare i 20 molto presto.

Non perderà mai più una partita, è invincibile, incorruttibile, immarcescibile, inscalfibile, inopinabile, impossibile. Invece – giusto per continuare con le assonanze – a un certo punto il ragazzo ha cominciato a sgretolarsi, mostrandosi all’improvviso ineffabile. Lo ha fatto sul più bello, cioè dopo Parigi e la coppa cui teneva di più, la sola non ancora conquistata. Un calando dapprima lieve, poi uno sprofondo sempre più verticale, culminato nella sconfitta in finale al Masters con conseguente rovinosa perdita del trono di fine anno. Bravo Murray a saper vestire i panni dell’avvoltoio, ma certo Djokovic ci ha messo parecchio del suo. Brusco calo della motivazione, consunzione da eccesso di vittoria, naturale pausa emotiva, cattiva gestione di sé. A cui si sommano i fattori extra campo, che spifferano da sotto la porta dello spogliatoio: dieta sbagliata in quanto ormai totalmente priva di carne e dissapori con la consorte. Vero o verosimile, neanche conta poi così tanto.

Per certo sappiamo che ci dobbiamo fidare di Nole come lui si fida del guru Imaz. Uno con la sua esperienza e col suo carattere di sa meglio di tutti come fare per ripartire e tornare quello di prima. Ecco perché, tanto quanto ero scettico in giugno sul fatto che non avrebbe mai più avuto rivali nei secoli di secoli, sono dubbioso oggi su un suo possibile addio prematuro al tennis.  Djokovic come Borg. Proprio così, sappiate che ho sentito pure questa, e mi pare una totale scempiaggine. Certo, in Australia è andata maluccio. Ma continuò a credere nella sua voglia di mostrare al mondo che lui è rimasto intatto.

Felicissimo di sbagliarmi, chiaro, perché se la crisi perdurasse ci sarebbe un cliente in meno sul cammino del mio anelito supremo per la stagione a venire, ovviamente quello di rivedere Roger Federer vincere Wimbledon. E pure Rafa Nadal il Roland Garros, già che ci siamo, in un profluvio di nostalgia. Lo so, state pensando che sono un povero illuso e lo penso io per primo. Ma dopotutto se in giugno vi avessi detto che pronosticavo Murray numero uno a fine anno mi avreste denunciato per insipienza molesta.

Proprio come se, all’indomani della Serena Williams che si riprende Wimbledon, qualcuno avesse ipotizzato che di lì in poi non ne avrebbe più imbroccata una che è una. Che avrebbe consentito alla Kerber di sorpassarla in classifica e alla Cibulkova (indirettamente) di vincere le Finals. Roba da invocare l’infermità mentale, roba puntualmente verificatasi. Qui però occorre andare molto più cauti. Il tennis femminile ci ha ormai abituato, Serena a parte, a una grande volatilità del valore azionario. Se il caso Djokovic nel maschile fa notizia, proprio perché del tutto inusuale, tra le donne la sorpresona è sempre dietro l’angolo. Flavia Pennetta vs Roberta Vinci in finale all’Open di New York, imperitura nella memoria, ne è sintesi cristallina. Può davvero accadere di tutto.

Non ci meraviglieremo per un ennesimo ritorno di Serenona, che avvalorerà una volta di più il mantra “Se ha voglia è ancora la più forte”. Non sgraneremo gli occhi difronte ad un ennesimo avvicendamento in vetta, Halep, Muguruza, Kyes le mie papabili. Non ci scandalizzeremo se la Sharapova dovesse mostrarsi ancora competitiva, vista l’intensità dei lavori in corso che pubblica sui social. Non ci scapperà una lacrimuccia se Roby Vinci o la stessa leonessa Schiavone dovessero sorprenderci ancora con qualche acuto: sappiamo bene di che pasta sono fatte. Abbiamo un 2017 proteso verso il nuovo che avanza, consapevoli che gli anziani non mollano, e pieno di guru che ci risolvano i problemi: ne abbiamo tutti bisogno.