Wimbledon – Tra Murray e il bis ai Championships c'è di mezzo solo Raonic

TENNIS – WIMBLEDON – Di PIERO VASSALLO. Tra Andy Murray e il secondo titolo a Wimbledon è rimasto un solo ostacolo, Milos Raonic, alla prima finale Slam in carriera: il canadese ha delle reali chance di battere il padrone di casa? Quando Novak Djokovic ha buttato in corridoio il dritto che ha sancito la sua […]

TENNIS – WIMBLEDON – Di PIERO VASSALLO. Tra Andy Murray e il secondo titolo a Wimbledon è rimasto un solo ostacolo, Milos Raonic, alla prima finale Slam in carriera: il canadese ha delle reali chance di battere il padrone di casa?

Quando Novak Djokovic ha buttato in corridoio il dritto che ha sancito la sua eliminazione dai Championships, l’attenzione si è spostata tutta sulla parte bassa del tabellone: con il numero 1 fuori dai giochi e Roger Federer non al 100% Andy Murray diventava l’assoluto favorito di Wimbledon. Rinfrancato dal nuovo idillio con Ivan Lendl, “Muzza” si è fatto largo fino alla finale senza dover nemmeno sgomitare troppo.

Messi in riga con facilità Broady, Lu e Millman, lo scozzese ha dato una severissima lezione a Nick Kyrgios, ha avuto qualche problema in più con Tsonga che lo ha costretto al quinto set – con Murray che peraltro ha avuto un break di vantaggio nel quarto – ma superato lo scoglio francese ha passeggiato su un Tomas Berdych come al solito impalpabile all’appuntamento decisivo.

Tra Murray e il secondo titolo a Wimbledon resta un ostacolo di 196 centimetri, nato in Montenegro ma emigrato in Canada con mamma e papà alla ricerca di un futuro dignitoso. Quel futuro Milos Raonic se lo è costruito sui campi da tennis, sfruttando un rovescio che è un’arma impropria e un dritto che sa fare i buchi per terra, affinandosi grazie alla maestria di Riccardo Piatti e sfruttando al massimo i consigli di due ex campioni come Carlos Moya e John McEnroe.

Molti lo ritengono un giocatore monotono, incapace di emozionare ed è difficile negarlo: non ha un gioco spumeggiante capace di coinvolgere il pubblico, non ha un animo belluino con cui esaltare la folla. Però vince ed è l’unica cosa che conta e se oggi si giocherà una finale Slam – la prima della carriera – non lo deve al caso ma alla grande voglia di migliorarsi che gli ha permesso di colmare delle lacune nel suo bagaglio tecnico.

Gli rimane la sfida più difficile ed è ironico in fondo che lui, il giocatore “monotono”, sia chiamato a rompere la monotonia di un tennis maschile i cui risultati sembrano già scritti. I numeri però non sono dalla sua parte: Murray conduce 6-3 negli scontri diretti e ha vinto le ultime cinque sfide, l’ultima poche settimane fa in finale al Queen’s. Avanti di un set e un break Raonic è stato travolto dalla rimonta del britannico, potrebbe servirgli da lezione ma è possibile che né questo né i consigli del vecchio “Mac” possano bastare.