La scossa di Bernard Tomic

TENNIS – Di Diego Barbiani

Bogotà, località sperduta ed abbandonata dal grande tennis. La capitale colombiana da due anni ospita un torneo Atp 250 in una settimana subito dopo l’appuntamento di Wimbledon, tra le meno indicate per i grandi interpeti della racchetta, che concedono il passo ai comprimari.

Nella semifinale tra Bernard Tomic e Victor Estrella Burgos l’australiano stava rischiando di crollare. Già a Roma, nelle qualificazioni, fu sorprendentemente battuto dal veterano della Repubblica Dominicana che a quasi 34 anni si sta inventando una stagione (per i suoi standard) fenomenale. Lui aveva tutto da perdere, l’altro giocava per un angolo di gloria consapevole che forse sarà molto difficile avere ancora l’opportunità di andare ad un passo dalla prima finale a livello Atp.

Quella sconfitta al Foro è stato forse il punto più basso della giovane carriera di Tomic, giocatore dotato di tocco e potenza ma sempre molto altalenante, vittima anche di una situazione personale difficile per uno sportivo. Il padre-allenatore, John, è stato squalificato dall’Atp per aver picchiato lo sparring partner lo scorso anno fuori da un hotel di Madrid e, a quanto rivelato da quest ultimo, pure Bernard avrebbe fatto la sua parte cercando di convincere Drouet ad incontrarsi a Monte Carlo per un (finto) colloquio chiarificatore. L’aura che circonda l’australiano è pesante, fatta di nubi e sospetti, antipatie e poca voglia di interagire con altri tennisti o i suoi tifosi. Di lui si potrebbe dire tanto, a cominciare dalle numerose serate in discoteca fino a tardi, immortalato a bere o a ballare con qualche spogliarellista.

Pochi giorni prima di quella semifinale era pure uscita la notizia che tra lui e la IMG, società che gestisce i diritti di numerosi atleti, si era arrivati alla rottura dei rapporti. Tomic sempre più solo, un po’ abbandonato al suo destino, con quell’aria triste che è tipica del suo viso.

Giunti al tie-break del terzo set, però, è successo qualcosa. All’improvviso si è accesa la scintilla ed i suoi occhi hanno avuto un’espressione diversa rispetto a quelli persi nel vuoto di qualche minuto prima. Voleva la vittoria, non avrebbe accettato di uscire dal campo con una nuova sconfitta dolorosa. Forse l’ennesima delusione sarebbe stata un punto di non ritorno, forse non si sarebbe presentato in sala stampa piuttosto menefreghista come a Parigi quando perse da Gasquet in una partita anonima prima di presentars tranquillo e rilassato in sala stampa e dre che apprezzava la città ma non il torneo (con tutto ciò che ne seguirà). Si è caricato come un matto ed alla fine, dopo l’ultimo colpo, è crollato per terra piangendo per la felicità.

Una metamorfosi, un accenno di ribellione del Tomic vero, di chi rifiuta l’etichetta della meteora e vuole reagire. La vittoria in finale contro Karlovic è stato un segnale: forse, per la prima volta, si è visto un Tomic che lotta, si danna l’anima ad ogni punto. Il tennis alle volte è magnanimo e con Bernard ha deciso che potrà avere una nuova occasione. L’Atp 250 di Bogotà, più che per il titolo in sé, potrebbe aver ritrasmesso gioia e voglia di giocare ad un tennista che non ha più tanto tempo da perdere. I giocatori della sua generazione stanno cominciando a mostrare il loro potenziale ed a consolidars in posizioni importanti nel ranking. Lui prima del trionfo colombiano era fuori dai primi 100 ed al prossimo US Open dovrà passare dalle qualificazioni, ma forse anche questo dettaglio è servito per scuoterlo. Forse da Bogotà, località piuttosto sperduta nella geografia tennistica, Tomic potrà (ri)cominciare a crescere.

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